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MAMBO 3 Dicembre Dic 2015 1124 03 dicembre 2015

Dov'è la sinistra Pd? Attende Renzi sulla riva del fiume

Spera che passi questa ''nuttata'' fiorentina. Ma al risveglio saremo circondati dai grillini.

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Pier Luigi Bersani (a sinistra) con Roberto Speranza all'incontro dall'area riformista della minoranza Pd a Bologna.

La sinistra del Partito democratico sembra caduta in un cono d’ombra.
È vero che negli ultimi tempi ha perso alcuni fra i suoi esponenti più rappresentativi e più presenti sui media, è vero che ha perso alcune battaglie parlamentari condotte spesso in modo esasperato, ma nessuno si aspettava questo improvviso cedimento di immagine.
Possiamo fare alcune ipotesi su quel che sta accadendo là dentro.
Le facciamo alla rinfusa, non sapendo quale fra queste sia la più probabile e non avendo la certezza di averle individuate tutte.
SCONFITTE CHE BRUCIANO. La prima è che le sconfitte nelle battaglie sul Jobs act e sulla riforma del Senato abbiano tramortito Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo e Roberto Speranza.
Prima di ingaggiare nuove battaglia ci vogliono pensare bene.
Bisogna saper perdere, diceva la canzone, ma non bisogna perdere sempre.
DIFETTO DI LEADERSHIP. La seconda ragione è che emerge un drammatico difetto di leadership.
Bersani è visibilmente un leader antico, credo che la sua immagine sia via via più accattivante, ma appare quella di un vecchio saggio.
Cuperlo ha talento da vendere, ma non nasconde il suo disinteresse per la leadership.
Speranza è il più giovane, però non ha ancora sfondato.
In verità due personaggi sono in “riserva”, per così dire: penso ai due ministri Andrea Orlando e Maurizio Martina che stanno lavorando bene e hanno una buona struttura politica.
Comunque la sinistra non ha leader.
MATTEO VICINO AL CROLLO? Un’altra ipotesi che si può fare è che la sinistra abbia scelto la svolta subacquea, cioè che stia nuotando sottacqua aspettando di emergere più forte.
Questa idea è direttamente collegata al fatto che emergono ormai palesi fratture nel vecchio mondo renziano.
Se è vero che Matteo Renzi dirige l’Italia con 20 persone, come ha detto Eugenio Scalfari, molti sono rimasti fuori.
Si può anche immaginare che la sinistra stia sognando - e in verità questa è una tesi che circola molto - che Renzi sia vicino al crollo strutturale.
L'ONDATA TOSCANA HA STUFATO. È una suggestione che deriva da questi elementi: l’ondata di simpatia verso il premier è in caduta, le sue parole e i suoi atteggiamenti sono ormai stereotipati, i risultati sono modesti, i programmi futuri ignoti, il suo profilo internazionale irrilevante, il suo familismo amorale, inteso nel senso del privilegio dato a uomini e donne di origine fiorentina, sta stancando tutti.
Mai si era vista una cordata così arrembante e così connotata regionalmente: un vero scandalo nazionale.
MA QUALE NUOVO VENTENNIO... Renzi, tuttavia, non ha né veri amici né veri nemici.
Silvio Berlusconi e Bettino Craxi avevano gli uni e gli altri.
Massimo D’Alema aveva fatto incetta di nemici e di amici.
Renzi appare ancora come una meteora: nessuno crede che possa durare anche se molti commentatori politici si gingillano con un “ventennio renziano” che non ci sarà.
Per la sinistra Pd il tema allora sarebbe questo: attendere sulla riva del fiume.
Fra tutte queste ipotesi non saprei quale scegliere.
SERVE UNO SCATTO POLITICO. È però evidente che l’idea che Renzi sia troppo potente - ovvero troppo panna montata - imporrebbe alla sinistra uno scatto di iniziativa politica.
Temo che alla fine si tornerà agli schemi collaudati nella battaglia contro Berlusconi.
Si individuerà nel renzismo una caduta morale, si lamenterà l’autoritarismo (mentre più banalmente siamo di fronte a casi di servilismo nell’informazione e fra alcuni manager di aziende pubbliche) e si attenderà che passi la “nuttata”. Che, in effetti passerà. Al risveglio saremo circondati dai grillini.

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