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PARALLELO 4 Dicembre Dic 2015 1356 04 dicembre 2015

Dagli Usa al Giappone, l'isola senza armi

Il Paese del Sol Levante ha eliminato il problema della violenza armata con una legislazione ferrea. Il confronto con gli Stati Uniti.

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Il Giappone ha quasi del tutto eliminato il problema delle armi da fuoco.

La strage al consultorio di San Bernardino è l'ultimo di una lunga serie di massacri che con regolarità colpiscono gli Stati Uniti.
Il presidente Barack Obama ha dichiarato esasperato che nel Paese ci sono «troppe sparatorie», e che, «il Congresso deve fare di più per prevenire la violenza delle armi da fuoco».
Una battaglia, quella del controllo sulle armi, che Obama combatte inutilmente dall'inizio del suo mandato, contrastato dal rivale partito repubblicano e dalle potenti lobby del settore (National Rifle Association in testa).
IL CONFRONTO CON IL GIAPPONE. Nel 2012 la rivista The Atlantic pubblicava un interessante articolo in cui si paragonava il tasso di morti per armi da fuoco negli Usa con quello del Giappone, per cercare di capire in che modo il secondo avesse eliminato il problema alla radice.
Le leggi americane sono le più blande del mondo sviluppato in materia di armi da fuoco, e il suo tasso di omicidi legati a sparatorie è il più alto.
Evidentemente, tra queste due considerazioni c'è un legame: più armi in circolazione, più morti legate ad esse.
Nel Paese del Sol levante, al contrario, quasi nessuno possiede una pistola o un fucile, e «quando nel 2007 furono 22 i morti per armi da fuoco, fu uno scandalo nazionale», scriveva The Atlantic, «a confronto, solo nel 2008, 587 americani morirono per incidenti con pistole o fucili».
NEANCHE LA YAKUZA SPARA. In Giappone nemmeno la Yakuza, la mafia locale, è solita usare armi da fuoco. Quando questo succede, diventa una vera e propria notizia. Le legislazione in materia di armamenti nel Paese è opposta rispetto a quella degli Usa: la maggior parte sono completamente illegali.
«Le pistole sono proibite del tutto», spiegava la rivista, «e i fucili di piccolo calibro sono fuori circolazione dal 1971. Chi li possedeva da prima di quella data poteva tenerli, ma i loro eredi furono costretti a consegnarli alla polizia». Le uniche armi che i giapponesi possono comprare e detenere sono fucili da caccia e ad aria compressa, e non è facile ottenerli.
LUNGHE PROCEDURE PER IL PORTO D'ARMI. Nel suo articolo, The Atlantic citava un saggio di David Kopel sulle norme giapponesi per il controllo delle armi. Secondo quanto spiegato dallo studioso, per ottenere un fucile in Giappone bisogna per prima cosa seguire un corso e passare un test scritto, che si tengono una volta al mese. Dopodiché bisogna superare un test pratico al poligono di tiro. Il passaggio successivo consiste in un controllo psicologico e in un esame tossicologico effettuato dalla polizia. Alla fine, dopo che le autorità si sono assicurate che il candidato non abbia nessun precedente penale né contatti con qualsiasi soggetto legato ad associazioni criminali, allora arriva il via libera per l'acquisto.
Ma non è finita: una volta in possesso dell'arma, il proprietario deve fornire alla polizia la documentazione in cui si dichiara il luogo dov'è custodita e dove sono le relative munizioni, da stipare separatamente.
Ogni anno le autorità devono ispezionare l'arma, e il possessore deve rifare i test attitudinali ogni tre anni.
In molti Stati americani, per avere una pistola basta entrare in un negozio e comprarla.

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