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SCHEDA 5 Dicembre Dic 2015 1800 05 dicembre 2015

Francia, elezioni regionali: la guida in 10 punti

Domenica i francesi alle urne. Il Front national può vincere in sei Regioni su 13. Hollande-Sarkozy tentati dall'alleanza per arginarlo. Il vademecum sul voto.

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Marine Le Pen prima di un meeting a Lille, il 30 novembre 2015.

Domenica 6 dicembre 2015 la Francia scossa dagli attentati di Parigi va al voto per il primo turno delle elezioni regionali.
SVOLTA A DESTRA? L'Europa guarda con preoccupazione al voto, temendo un'ascesa del partito di estrema destra, il Front national (Fn), che si avvantaggia delle paure dei cittadini legate a immigrazione e terrorismo.
Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni di domenica (che si concludono alle 20), a cui segue un secondo turno il 13 dicembre nelle Regioni dove sarà necessario.

1. Front national, aria di successo: da due a sei Regioni nel mirino

Dopo la riforma voluta dal presidente François Hollande nel 2014 per ridurre i costi, il numero delle Regioni francesi passa è passato da 22 a 13, rendendo ancor più fondamentali le singole amministrazioni.
Secondo gli ultimi sondaggi, il Front national di Marine Le Pen potrebbe arrivare a vincere addirittura in sei Regioni: Bourgogne-Franche-Comté, Centre-Val de Loire, Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées, Nord-Pas-de-Calais-Picardie, Provence-Alpes-Côte d'Azur e Alsace-Lorraine-Champagne-Ardenne.
TRIONFO QUASI ASSICURATO. Inizialmente il partito di destra era dato favorito in due Regioni, il Nord-Pas-de-Calais-Picardie e la Provence-Alpes-Côte d'Azur, con la presidente Marine Le Pen a guidare la lista della prima e la nipote Marion Marechal a guidare la seconda.
Anche solo con queste due vittorie, sarebbe considerato un trionfo per il Front national.
Nello scenario più preoccupante per i partiti di centro, il partito della famiglia Le Pen potrebbe arrivare a governare in sei Regioni su 13.

Il vecchio sistema delle Regioni, a sinsitra, e quello nuovo, a destra.

2. L'importanza delle elezioni: prima pietra per le Presidenziali 2017

È piuttosto comune in Francia che il partito al governo perda voti nelle elezioni di mid-term, ma se il Front national ottenesse una vittoria schiacciante creerebbe le basi per lanciarsi alle presidenziali del 2017.
Nel percorso fatto dal Fn negli ultimi anni, dopo i buoni risultati alle elezioni europee del 2014 e la conquista di 11 Comuni alle Amministrative, un trionfo alle Regionali costituirebbe il passo precedente alla corsa all'Eliseo.
ALTO ASTENSIONISMO. Attenzione al fattore astensionismo però: si stima che solo il 46% dei francesi andrà alle urne.
Una percentuale molto più bassa rispetto alle Presidenziali. Secondo molti osservatori, a rimanere a casa sono soprattutto elettori di sinistra sfiduciati.

L'indice di astensione previsto per le elezioni.

3. Il sistema: per vincere al primo turno serve la maggioranza assoluta

I Consigli regionali sono eletti con suffragio universale diretto, con un sistema di attribuzione dei seggi misto tra proporzionale e maggioritario.
Ai vincitori vengono assegnati 'in blocco' un quarto dei seggi (in Corsica un sesto), mentre i restanti tre quarti vengono suddivisi proporzionalmente fra tutte le liste, compresa la vincitrice, che abbiano ottenuto almeno il 5%.
Al primo turno, per vincere, serve la maggioranza assoluta.
SEGGI PER 1.910 CONSIGLIERI. Nel complesso, devono essere eletti 1.910 consiglieri regionali e territoriali: 1.671 nelle nuove Regioni metropolitane, 51 per la Corsica, 41 consiglieri regionali in Guadalupa, 45 a Réunion, 51 in Guyana francese e altrettanti in Martinica.

4. Il secondo turno: i piccoli partiti si uniscono

Nel caso nessun partito o coalizione ottenesse la maggioranza assoluta (più del 50% dei voti) all'interno di una Regione, la domenica successiva (13 dicembre) i suoi abitanti sono chiamati a votare tra le liste che hanno superato il 10% (il 7% in Corsica) al primo turno.
Le liste tra il 5% e il 10% hanno tre giorni per trovare un accordo con un'altra formazione e coalizzarsi: se non succede, anche queste sono eliminate.
RINVIO DA MARZO 2015. Inizialmente, le elezioni si dovevano tenere insieme a quelle dipartimentali del 22 e 29 marzo 2015, ma sono state rinviate a causa della nuova legislazione sulle Regioni pronta a diventare effettiva a partire dal primo gennaio 2016.

5. Gli ultimi sondaggi: una cavalcata per Le Pen

Tutti i numeri sorridono alla famiglia Le Pen. Una serie di sondaggi successivi agli attacchi di Parigi danno il Front national in ascesa del 4-7% su tutto il territorio nazionale.
Secondo un rilevamento Ifop, il Fn potrebbe ottenere il 28% dei voti al primo turno, la stessa percentuale della somma dei Republicains di Nicolas Sarkozy uniti con i centristi MoDem.
SOCIALISTI FERMI AL 22%. I socialisti del presidente François Hollande sarebbero al 22%.
I conservatori di Sarkozy sono favoriti in quattro Regioni, tra cui l'Ile-de-France (che include Parigi), mentre i socialisti dovrebbero tenere duro in tre Regioni. Le altre sono in bilico.

Le intenzioni di voto per le elezioni regionali 2015. (Dati: Ifop).

6. Gli attacchi del 13 novembre: cresce la paura anti-islam

Anti-islam e anti-migranti, la Le Pen si avvantaggia di una congiuntura storica che più favorevole non potrebbe essere.
Gli attentati che hanno causato la morte di 130 persone a Parigi hanno scosso il Paese, sempre più preoccupato da una comunità musulmana che conta circa 5-6 milioni di persone.
NAZIONALISMO DILAGANTE. Allo stesso tempo, il Front national fa leva sull'emergenza dei migranti, alimentando paure in tema di sicurezza e sostenibilità economica: l'arma di tutti i partiti populisti e di destra europei.
La mobilitazione nazionale e la campagna di bombardamenti in Siria successiva alle stragi non possono che accrescere un sentimento nazionalista che avvantaggia principalmente il partito della Le Pen.

7. Il Front national: un partito ammorbidito

Il volto estremista del partito e il ricordo del padre di Marine Le Pen, Jean Marie, erano ostacoli per conquistare un ampio consenso, e la presidente del Fn ha compiuto col tempo un'operazione di ammorbidimento dell'immagine.
POSIZIONI PIÙ MODERATE. Il primo passo è stata l'espulsione del padre dal partito da lui stesso fondato, decisa per gettare un colpo di spugna su un passato scomodo.
In seguito agli attacchi di Parigi, la Le Pen ha assunto una posizione più moderata rispetto a quella tenuta dopo l'assalto al giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015: ha capito che l'istinto nazionalista ha più presa rispetto alla xenofobia e agli atteggiamenti estremisti.

8. Socialisti e Repubblicani: sinistra e destra tentati dall'alleanza

Inutile dire che l'ascesa del Front national ha seriamente preoccupato i due partiti tradizionali.
Se le loro peggiori previsioni per queste Regionali si avverassero, una vittoria di Marine alle Presidenziali 2017 sarebbe tutto fuorché improbabile.
VALLS PROPONE, SARKOZY FRENA. Per questo il primo ministro Manuel Valls, del Partito socialista, ha spinto per una “coalizione” di emergenza con gli storici rivali, i Republicains di Sarkozy (ex Ump).
Valls proponeva l'alzamento della barricata contenitiva al secondo turno, laddove i risultati di domenica 6 fossero stati a favore del Front national, ma mercoledì 2 dicembre l'ex presidente Sarkozy ha dichiarato che non intende formare alleanze.

9. La destra conservatrice: Sarkò gioca da solo e rifiuta l'inciucio

Il rifiuto di Sarkozy alla sinistra è motivato dal fatto che l'ex inquilino dell'Eliseo preferisce puntare sulla forza dell'opposizione al governo piuttosto che sullo scontro con la Le Pen.
Inoltre, Sarko non vuole alimentare la critica proveniente dal Front national su quello che secondo Marine sarebbe l'“inciucio” tra destra e sinistra.
NICOLAS ASPETTA LE ELEZIONI. I Republicains sono in buon vantaggio in quattro Regioni e sono in lizza per altre tre.
Da un'alleanza guadagnerebbe solo il Partito socialista, più indietro nei sondaggi.
Tuttavia non è detto che i risultati di domenica non possano far cambiare idea al leader della destra.

10. Il presidente Hollande: consenso in rialzo, ma non basta

Infine, il ruolo di Hollande.
Dopo una lenta e inesorabile perdita di consensi a partire dal 2012, il capo dello Stato ha riacquistato velocemente popolarità dopo gli attentati di Parigi, sia per la fermezza dimostrata nei confronti dell'aggressione, sia per un naturale sentimento di unità nazionale.
NIENTE FIDUCIA NEL SUO PARTITO. Tuttavia, secondo molti opinionisti, il patriottismo che ha serrato i francesi intorno al presidente della Repubblica non coinciderà con la decisione di voto per il suo partito alle urne.

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