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MEDIO ORIENTE 5 Dicembre Dic 2015 1026 05 dicembre 2015

Truppe turche in Iraq, Baghdad: «Ritiratele subito»

Soldati di Erdogan a Mosul: «C'è un accordo coi curdi». Baghdad: «Tornino indietro».

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Iraq: un soldato all'esterno della chiesa della Vergine Maria a Mosul.

Si parla di Siria, ma la Turchia si muove sull'Iraq. I soldati turchi sono arrivati a Mosul. E il governo di Baghdad, mentre Usa e Russia cercano un accordo sulla strategia contro l'Isis, rivendica la sua sovranità denunciando le mosse di Recep Tayyip Erdoğan: «Ritirate immediatamente le truppe», ha intimato il 5 dicembre il primo ministro iracheno, Haider al Abadi.
Il dispiegamento delle truppe turche nella regione di Mosul, in nord Iraq, sotto il controllo dell'Isis dal giugno 2014, è una «violazione delle norme internazionali, delle leggi e della sovranità nazionale dell'Iraq», ha denunciato il presidente dell'Iraq, Fuad Massum.
«I nostri soldati fanno un'attività di routine per addestrare e proteggere la zona. La Turchia non mira al territorio di nessun Paese. Le priorità della Turchia sono il benessere e la sicurezza dell'Iraq e della Siria», ha subito risposto il premier di Ankara, Ahmet Davutoglu.
«UN ATTO DI AGGRESSIONE». Ma la situazione, nonostante la rassicurazione del governo turco, sembra pronta a esplodere. In quest'ultimo mese la tensione tra i due paesi è infatti salita oltre il livello di guardia.
Secondo quanto riportato dai media locali, il ministero degli Esteri iracheno ha convocato l'ambasciatore turco a Baghdad per protestare contro il dispiegamento di nuove truppe di Ankara nel campo di Bashiqa della regione di Mosul.

Per Ankara «150 soldati sono in missione di addestramento»

Già il 3 dicembre, il premier dell'Iraq aveva lanciato il primo 'avvertimento'. Con un messaggio su Facebook, il primo ministro Haider al Abadi ha dichiarato che un dislocamento di truppe straniere in Iraq sarà considerato un «atto di aggressione». Il Jerusalem Post aveva collegato la dichiarazione all'ultimo annuncio di Washington: gli Usa, infatti, invieranno 100 uomini delle forze speciali in Iraq per combattere contro l'Isis.
Ma le truppe sono turche. E non c'è certezza sul loro numero. Per Ankara «150 soldati sono in missione di addestramento», assieme a 25 carri armati. Del nuovo dispiegamento di forze, spiega l'agenzia di stampa dello Stato turco, sarebbe stato a conoscenza anche il comando della Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa.
«NESSUN VIA LIBERA DALL'IRAQ». Da Ankara precisano che le truppe sostituiranno un'unità che era stata schierata nella zona nel 2014. Le stesse fonti di sicurezza indicano che i soldati si trovavano già nel Kurdistan iracheno, da cui si sarebbero ora spostati verso Mosul con almeno 20 carri armati, per una missione di addestramento dei soldati di Baghdad, nel campo di Zalkhan.
Ma per fonti Usa i militari sono fino a 1.200. Il governo iracheno sostiene di non saperne nulla: «Siamo profondamente contrariati dall'azione della Turchia, devono rispettare la nostra sovranità territoriale e ritirarsi immediatamente», ha affermato Abadi.
«ACCORDO CON I CURDI». Ma il quotidiano turco Hurriyet spiega che l'intervento turco è il frutto di un accordo con il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Il via libera ai soldati di Ankara sarebbe giunto durante l'incontro del 4 novembre scorso a Erbil tra l'allora ministro degli Esteri turco, Feridun Sinirlioglu, e il presidente curdo-iracheno, Massud Barzani.
Secondo i media curdi, le forze turche hanno vietato ai cronisti di scattare foto del contingente dispiegato. Mosul è stata conquistata dall'Isis nel giugno del 2014. La disfatta dell'esercito iracheno ha spinto Abadi a cambiare circa 300 comandanti. L'ex premier Nuri al-Maliki è stato incriminato da un'apposita commissione d'inchiesta del parlamento di Baghdad per la caduta della città.

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