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POLITICA 6 Dicembre Dic 2015 0900 06 dicembre 2015

Dugin, il filosofo antiliberale che ha stregato la Lega

Militanti leghisti a lezione da Dugin. Teorico eurasiatista vicino allo zar Putin. Ex nemico di Eltsin, ora flirta con le destre Ue: dal Carroccio al Front national.

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Il filosofo russo Aleksandr Dugin.

Il Carroccio manda i suoi militanti lombardi a scuola: di politica ovviamente.
Il 26 novembre, ad Assago, si è tenuta l'Accademia di formazione politica della Lega lombarda, organizzata da Gianluca Savoini, presidente dell'Associazione Culturale Lombardia-Russia nonché portavoce di Matteo Salvini agli Affari Esteri, e da Igor De Biasio, consigliere comunale a Biassono.
IL PONTE TRA LEGA E CREMLINO. Il meeting ha raccolto ben 300 amministratori alla presenza anche dell'ex segretario federale Umberto Bossi.
L'associazione, che come si desume dal nome è espressamente filorussa, è uno dei ponti fra il Cremlino e via Bellerio, nato per promuovere la ripresa di contatti diplomatici con Mosca e per promuovere «idee che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa nel corso del meeting di Valdai 2013 e che si possono riassumere in tre parole: identità, sovranità, tradizione».
DUGIN OSPITE D'ONORE. Ed ecco perché l'ospite d'onore dell'evento è il filosofo russo Aleksandr Dugin – slavofilo, legato al tradizionalismo di Julius Evola e di René Guénon e al bizantinismo di Konstantin Leont'ev -, professore all'Università di Mosca e ideologo del neo-eurasiatismo, teorico dell'edificazione di un “impero eurasiatico”, l'Eurasia.
Un'immensa “Terza Roma” da contrapporre alla degradata America mondialista, teoria geopolitica che riprende le suggestioni degli slavofili dell'800, ma rielaborata negli Anni 60 dall’ex Waffen-Ss Jean Thiriart in relazione alla creazione di un vasto blocco continentale unito “da Dublino a Vladivostok”, elaborato nel 1964 nel libro Un impero di 400 milioni di uomini, l'Europa.
UN TEORICO VICINO A PUTIN. Dugin, però, non è un semplice teorico isolato ma, col suo Movimento eurasiatista, think tank da lui animato nei primi del 2000, è vicino all’entourage del presidente Vladimir Putin, occupandosi di geopolitica.
Nei primi Anni 90 animò il Fronte nazionalbolscevico contro Boris Eltsin, parte del Fronte di salvezza nazionale, coalizione “rosso-bruna” che univa, al di là della destra e della sinistra, gli stalinisti del Pc di Gennadij Zjuganov ai vari gruppi patriottici neo-zaristi, uniti contro il nuovo corso liberale e il “Nuovo Ordine Mondiale” americano.

La vicinanza ideologica tra la Russia e il Carroccio di Salvini

Gianluca Savoini.

Il filosofo è stato introdotto da Gianluca Savoini, il quale ha sottolineato la vicinanza ideologica fra la Russia di Putin e le battaglie sovraniste del Carroccio di Salvini.
«Noi in Russia e voi in Europa», spiega Dugin, «ci battiamo contro ogni pensiero unico e contro la volontà del mondialismo da un lato e dell’estremismo islamico dall’altro di distruggere le tradizioni e le identità dei popoli. La Russia non vuole aggredire nessuno, ma si difende da altri aggressori. La Turchia ad esempio non può far parte dell’Europa perché non ha gli stessi valori condivisi dai popoli europei».
Parole che non possono non richiamare alle recenti frizioni diplomatiche fra Ankara e Mosca. Ma l'incontro è un'occasione per Dugin per esporre la sua “Quarta Teoria Politica”.
LA QUARTA TEORIA POLITICA. Di cosa si tratta? Intervistato da Il Giornale.it, Dugin la descrive come una teoria «al di là delle tre grandi ideologie novecentesche», il marxismo, i fascismi e il liberalismo, quest'ultimo «una nuova forma di totalitarismo al parti degli altri, [che] sconfigge le altre due», che dagli Anni 90 diventa, col saggio di Francis Fukuyama La fine della storia e l'ultimo uomo, «un'impostazione […] che in nome della libertà sta distruggendo ogni forma comunitaria: l’uomo viene liberato dalla famiglia, dallo stato, dalle tradizioni, dalla sua identità sessuale e persino dalla sua umanità».
La “Quarta Teoria Politica” «propone di superare questa triade per gettare le basi di una nuova visione del mondo che sia multipolare, pre-moderna e post-moderna allo stesso tempo», una sintesi hegeliana dell’antitesi moderna che, continua Dugin, sembrerebbe condizionare certe decisioni estere del presidente della Federazione Russa.
QUATTRO INCONTRI IN DUE ANNI. Oltre al filosofo, sono intervenuti Giancarlo Giorgetti, il parlamentare della Svizzera italiana Paolo Sanvido, il professore Germano Dottori e il rappresentante leghista all’Osce Claudio D’Amico.
Dugin è stato già invitato dalla Lega ben quattro volte dal 2014 al 2015, dal convegno “La sfida eurasiatica della Russia” (4 luglio 2014), passando per la presentazione del saggio La rinascita di un Impero – La Russia di Vladimir Putin (22 giugno 2015), fino, il 3 ottobre, all'Accademia di formazione della Lega lombarda, organizzata da Paolo Grimoldi all'Hotel Cavalieri di Milano, dov'erano invitati l'ex ministro Enzo Moavero, Vittorio Feltri, il presidente del Sap Gianni Tonelli, il presidente dell'Associazione banche popolari Giuseppe De Lucia, il presidente del Wwf lombardo Paola Brambilla, il professore Germano Dottori, manager e imprenditori, Giorgetti e Salvini.
CONTATTI CON KOVALENKO. Non solo il segretario leghista è volato a Mosca più volte dal 2014 a oggi, ma si registrano contatti con Andrew Kovalenko, altro leader del Movimento eurasiatico, mentre il deputato di Russia Unita Victor Zubarev era al congresso federale di Torino.
La Russia si è dotata di un’agenzia simile alla vecchia Tass sovietica, l'agenzia stampa Sputnik News (ex La Voce della Russia), con succursali in tutto il mondo e in Italia – da noi filoleghista –, per aggirare la voce dell’Occidente, specie in questioni calde come la politica estera.

De Benoist: «Putin? Una risorsa contro l'egemonia americana in Europa»

Matteo Salvini con una maglietta che raffigura il presidente russo, Vladimir Putin.

Ma il 'flirt con la destra' non si limita al maître à penser dell'Eurasia: numerose associazioni filoleghiste animate da ex militanti di estrema destra avevano invitato ai loro meeting Alain de Benoist.
Lo sbilanciamento a destra della segreteria salviniana è stato inaugurato non solo dal magazine online L’intellettuale dissidente (di Sebastiano Caputo), ma dal circolo Il Talebano - animato dal consigliere milanese leghista Vincenzo Sofo, ex militante de la Destra, e da Fabrizio Fratus, ex Fiamma tricolore - che organizzò nel 2013 ben tre incontri pubblici con un Salvini non ancora segretario e con intellettuali come Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Fini e de Benoist, che ha dichiarato che «la Russia è oggi la principale risorsa con cui si può contrastare l’egemonia americana in Europa».
ANCHE IL FRONT GUARDA A MOSCA. Non è solo la Lega Nord a guardare a Mosca. Da tre anni, attorno al Front national vi è una rete filorussa: come la web tivù Pro Russia, emanazione del Cremlino, che sovvenziona l’emittente online dell’estrema destra locale, la cui edizione in lingua francese è diretta da Gilles Arnaud, frontista.
E non è solo il Carroccio a stravedere per la “Quarta Teoria Politica” di Dugin: nel Front diversi quadri frontisti sono duginiani, come Christian Bouchet, nazionalbolscevico ed ex membro della Nouvelle Droite, oggi dirigente del Front a Nantés, che negli Anni 90 diffondeva nei suoi giornali – Lutte du peuple e Résistance – e come editore gli scritti di Dugin. Oggi edita la rivista Eurasia.
IL FEELING CON FPO. Oppure il geopolitico Aymeric Chauprade, che alla Duma nell'estate 2013 ha detto che «è con il presidente Putin e tutte le forze vive della Russia, che il vostro Paese ha ingaggiato un risorgimento senza precedenti […] che desta ammirazione ai patrioti francesi! I patrioti del mondo intero […] volgono lo sguardo verso Mosca».
Heinz-Christian Strache del Fpö, il partito nazionalista austriaco, elogia Putin descritto come un «democratico puro, seppur con uno stile autoritario», riporta Der Strandard il 3 maggio 2014. Il Tages Anzeiger rivelava che Dugin era fra i relatori di un convegno sull'Ucraina a Vienna, organizzato dal Fpö.
LA «TIRATA D'ORECCHIE» DEGLI USA. Lo stesso dicasi, documentava su Foreign Affairs Mitchell A. Orenstein, per il Vlaams belang, partito secessionista fiammingo di destra, che ha contatti con Mosca tramite Jan Penris e Christian Verougstraete.
L'Espresso del 22 giugno 2015 rivelava che il flirt del Carrocciocon Putin non è apprezzato dagli Stati Uniti, e che alcuni esponenti leghisti, come Giorgetti, delegato ai rapporti con Usa e Israele, e Raffaele Volpi, coordinatore di 'Noi con Salvini', si sono recati negli States l'anno scorso, ricevendo una «tirata di orecchie dal Consiglio di Stato americano, preoccupati della svolta filo-russa di Salvini. […] non a caso – riportava il settimanale – la prima cosa che il nuovo console americano a Milano Philip Reeker ha fatto appena insediato è stata di presentarsi a sorpresa in via Bellerio, invitando Salvini a fare attenzione».

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