PROTESTA 6 Dicembre Dic 2015 1445 06 dicembre 2015

Euroradio, notiziari e informazione contro Lukashenko

Un'emittente bielorussa. Che trasmette dalla vicina Polonia. E sfida il dittatore. Tra rock, news e supporto internazionale: «Così informiamo senza bavaglio».

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Trasmette da Varsavia, ma lo fa in bielorusso.
Si chiama Eŭrapéjskaje Rádyjo dla Biełarúsi (Radio Europea per la Bielorussa), meglio nota come Euroradio.
Dal 2006 dà voce e ritmo a una Bielorussia critica nei confronti di Alexander Lukashenko, il presidente-padrone in carica da quattro mandati e 21 anni ininterrotti.
ASCOLTABILE IN RETE. Voci e musica ascoltabili da milioni di bielorussi su internet, via satellite e anche in Fm grazie alla collaborazione con alcune emittenti dell'Est Europa.
La radio si rivolge perlopiù ai giovani fra i 15 e i 30 anni, trasmette un mix di musica e informazione e ha un sito bilingue in bielorusso e russo con alcuni contenuti in inglese.
TEAM DI 20 PERSONE. A fare Euroradio sono una ventina di persone a Varsavia, fra tecnici, conduttori e coordinatori, con il prezioso aiuto di una decina di giornalisti bielorussi che dal 2009 lavorano da un ufficio di Minsk.

Perché in Polonia? «Qui c'è un Paese democratico e indipendente»

Dzimitry Novikau, presidente del consiglio di amministrazione di Euroradio.

La sede varsaviana della radio si trova al primo piano di un anonimo palazzo di via Puławska, nel quartiere di Mokotów.
All'esterno dell'edificio nessun simbolo o scritta che identifichi la presenza dell'emittente, a cui si accede suonando un campanello e oltrepassando un cancello metallico.
FU FONDATA NEL 2005. Ad accogliere chi entra c'è Dzimitry Novikau, presidente del consiglio di amministrazione della radio: «Euroradio è stata fondata nel settembre 2005 e ha cominciato a trasmettere nel febbraio 2006», spiega.
«Perché a Varsavia? Perché la Polonia è un Paese democratico e indipendente, pur con un passato socialista, e confina con la Bielorussia per cui è il posto ideale per una radio come la nostra».
LOTTE CON LUKASHENKO. Una storia che comincia nel 1995 quando a Minsk un gruppo di giornalisti professionisti aprì Radio 101.2, un'emittente pensata per i giovani e che trasmetteva notizie, musica e programmi di intrattenimento.
«Questa radio», racconta Dzimitry, «divenne presto molto popolare, ma già nel '96 fu chiusa per ordine dell'allora e tuttora presidente Lukashenko».
TRASLOCO OLTRECONFINE. Una decisione che spinse i fondatori di 101.2 ad avviare un progetto di radio bielorussa oltreconfine, spostandosi in Polonia.
Creata nel '98, su iniziativa anche di Dzimitry, Radio Racyia trasmetteva solo informazione in onde corte e medie e oggi fa altrettanto su internet dai propri studi polacchi di Białystok.
RIVOLTA AI GIOVANI. «Grazie a questa esperienza quando nel 2005 è nata l'idea di fondare una nuova radio bielorussa farla in Polonia è stato naturale», conferma Dzimitry.
«Il motivo per cui ho scelto di iniziare Euroradio è che volevo rivolgermi di più ai giovani, aggiungendo musica all'informazione, cosa impossibile a Radio Racyia».

Il supporto internazionale di Ong e Commissione europea

Lo studio di Euroradio a Varsavia.

Euroradio è finanziata da diverse istituzioni e Ong, avvalendosi per esempio dei fondi della Commissione europea. Dzimitry non ama fare nomi, ma precisa che «non siamo un progetto voluto dal governo polacco o da qualche ente internazionale. Siamo una radio di bielorussi che riceve supporto finanziario e appoggio politico o legale da numerose realtà».
Sostenitori provenienti da Olanda, Repubblica Ceca, Lituania, Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Polonia.
SOCIETÀ NO PROFIT. La radio è gestita da una compagnia a responsabilità limitata, creata per ottenere una licenza di trasmissione polacca.
Nello statuto di Euroradio, inoltre, si specifica che la società deve essere no profit con ogni eventuale guadagno generato dall'emittente reinvestito nello sviluppo della radio stessa.
«NIENTE PROPAGANDA». «La nostra missione è quella di trasmettere informazione oggettiva e attendibile sulla Bielorussia e sul mondo per i cittadini bielorussi, senza però fare propaganda», sottolinea Dzimitry.
Il presidente del consiglio di amministrazione di Euroradio assicura che oggi l'emittente mantiene contatti costanti con i pochi giornalisti indipendenti presenti in Bielorussia.
IL BAVAGLIO DELLO STATO. Tuttavia, afferma «è difficile creare un network con media bielorussi 'non di Stato' perché nel Paese non ne esistono».
Un esempio delle difficoltà incontrate nel collaborare con realtà indipendenti che operano a Minsk è la sorte di Autoradio che ritrasmetteva alcuni programmi di Euroradio sulle sue frequenze ed è stata chiusa dalle autorità bielorusse nel 2009.

Notiziari brevi ogni 20 minuti: su Bielorussia ed Europa

Hanna Borowska, responsabile dei programmi di informazione.

Hanna Borowska è una giornalista bielorussa arrivata a Varsavia nel 2006 per studiare Scienze politiche all'università.
Dopo avere collaborato a vari progetti educativi, nel 2008 è entrata a Euroradio prima come redattrice, poi come conduttrice ed è oggi responsabile dei programmi di informazione.
GIOVANI STUDENTI. «Molte delle persone che lavorano per noi da Varsavia non hanno una formazione giornalistica e sono giovani arrivati qui per motivi di studio», precisa Hanna.
L'informazione è cruciale per l'emittente che trasmette brevi notiziari ogni 20 minuti tutti i giorni dalle 7 alle 22.
Ampio spazio viene dato agli avvenimenti bielorussi, senza dimenticare lo scenario internazionale.
Tre sono i programmi informativi di punta per Euroradio: Eurozoom, Petard e Cardiogram.
«Eurozoom parla di Bielorussia e di notizie legate alla Bielorussia inquadrandole in un contesto europeo», spiega Hanna.
FONDI DALLA POLONIA. Petard «spiega ai bielorussi eventi accaduti in Europa per farli conoscere meglio e contestualizzarli ed è realizzato grazie ai fondi del ministero degli Affari esteri polacco».
Cardiogram, infine, «è un progetto legato ai diritti umani e alla loro violazione. Il programma racconta aree rurali e piccole città bielorusse lontane dalla capitale; vogliamo fare capire ai nostri ascoltatori quanto sia difficile per le persone che vi vivono lottare per i propri diritti».
REPORTAGE SUL CAMPO. Tutte e tre le trasmissioni vanno in onda da Varsavia, ma Cardiogram si avvale delle interviste e dei reportage realizzati in Bielorussia dai giornalisti locali che lavorano per Euroradio.
Chi abita in Bielorussia e non ha la possibilità di ascoltare queste trasmissioni su internet o via satellite, può farlo sintonizzandosi in Fm.
Come ricorda Hanna: «Radio lituane e ucraine le cui frequenze coprono parte della Bielorussia, trasmettono i tre programmi per due ore al giorno».

Il rock come veicolo di protesta

La stazione dà molto spazio alla musica rock.

Slava Koran' è il responsabile della programmazione musicale sin dalla nascita di Euroradio.
Rocker sulla cinquantina conosciuto in patria con la sua band Ulis, Slava crea le playlist e sceglie i contenuti musicali da trasmettere.
«Diamo spazio al rock in molte sfumature, dall'indie, all'alternative sino all'industrial», spiega, «e tutte le canzoni devono trasmettere energia».
Il motivo è presto detto: il rock piace ai giovani di Minsk e dintorni.
E nella Bielorussia di Lukashenko questa musica è ancora simbolo e veicolo di protesta.
IL GOVERNO DISAPPROVA. Pur trasmettendo solo un 10% di artisti bielorussi privilegiando band anglofone o dell'Europa dell'Est «purché cantino nella propria lingua madre», a Euroradio contano le giuste note.
Come sottolinea Slava: «il rock in Bielorussia non piace ai rappresentanti del governo che lo percepiscono come una minaccia perché trasmette emozioni e loro invece si aspettano musicisti fedeli allo status quo. Ma le emozioni umane non possono essere inquadrate nella fedeltà a un sistema politico».
NOTE PROIBITE IN PATRIA. Non a caso «a fine Anni 80 i concerti rock in Bielorussia riunivano molte più persone a favore dell'indipendenza del Paese di quante partecipavano a manifestazioni politiche», ricorda Slava.
Che tuttavia precisa: «Ogni volta in cui ho suonato in patria negli ultimi anni ho dovuto mostrare a qualcuno i testi delle nostre canzoni. E spesso ci è stato proibito di esibirci».
Forse è per questo che oggi i testi delle rock band bielorusse sono in apparenza più filosofici che politici anche se, in teoria, nell'odierna Bielorussia non esiste censura.
IL SOGNO? TORNARE. Eppure nonostante le difficoltà e le restrizioni legate all'ingombrante presenza di Alexander Lukashenko, l'obiettivo per Euroradio non cambia: «Vogliamo tornare in Bielorussia e trasmettere da lì perché siamo bielorussi, lavoriamo per un'audience bielorussa e in bielorusso», assicura Dzimitry.
«I connazionali che ci ascoltano in Europa vivono in Paesi democratici; noi ci rivolgiamo soprattutto a chi vive in Bielorussia e non ha questa fortuna».

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