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POLITICA 6 Dicembre Dic 2015 1935 06 dicembre 2015

Marine e Marion Le Pen: trionfatrici del voto francese

Una sbanca al Nord. L'altra al Sud. La prima ha rinnegato il padre e aperto ai gay. La seconda innalza la croce. E il Front national dilaga. In testa in 6 regioni su 13.

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Bionde, sorridenti e nere. Gioiscono appaiate, Marine e Marion Le Pen, le due trionfatrici delle regionali francesi, le due donne simbolo del risultato storico del Front national. Primo partito di Francia con il 28% dei voti, in testa in sei regioni su 13, con oltre il 41% dei consensi nelle due regioni dove sono candidate le Mesdames LePen. Al punto da convincere i socialisti (impalati al 23% a livello nazionale) a ritirarsi dal ballottaggio pur di indirizzare i propri elettori sul centrodestra e bloccare l'avanzata della marea nazionalista.
FRONT DEL NORD E DEL SUD. Una sbanca nel profondo Nord, nel Nord Pas de Calais straziato dalla de-industrializzazione, l'altra nel profondo Sud, nella Provence-Alpes-Côte d'Azure, cattolica e rabbiosa verso le periferie popolate da francesi di origine nordafricana.
Trionfano, anche se si tratta solo del primo turno e il secondo potrebbe riservare sorprese, nel nome della lotta all'immigrazione e sfruttando la scia degli attentati del 13 novembre. La figlia che ha ripudiato il fondatore del partito, che ha lavorato per anni a ripulirne l'immagine, e la nipote preferita del nonno Jean Marie, che abbraccia la destra più estrema della destra.
La Le Pen numero due incassa i risultati del parricidio: ha 'ammazzato' il padre, sfidato la vecchia guardia, abbandonato di fronte ai riflettori gli slogan più estremi, riuscendo a portare il Front, considerato da socialisti e ex gollisti una macchia nell'onore della Francia, a diventare una forza di 'governo'. Da 11 sindaci alla possibilità di prendersi la metà del Paese in una manciata d'anni.
MARION, L'ASTRO NERO. Ma mentre Marine sogna l'Eliseo, la vittoria consacra la giovane Marion, che dopo aver sostituito il capostipite nelle liste elettorali - lui si ostinava a ripetere che «le camere a gas sono un dettaglio della storia» - ha impugnato 'la baionetta e la croce'.

Marion Marechal Le Pen e la leader del Front national, Marine.

La svolta di Marine, aperture ai gay e all'operaismo del Nord

La leader del Front national, Marine, è nata nel 1968, quando le barricate occupavano le strade di Parigi, l'altra, Marion, nel 1989, quando crollava il muro di Berlino.
Due donne cresciute senza un genitore e immerse nella militanza. Marine lasciata dalla madre, più impegnata a posare sulle copertine di Play Boy che a occuparsi delle tre figlie. E Marion abbandonata dal padre, quel Samuel Maréchal che militava nelle giovanili del Front e che per primo ebbe l'idea della dédiabolisation ( la de demonizzazione), imboccata con determinazione da Marine.
IL DEMIURGO PHILIPPOT. Ci voleva una donna per 'ammorbidire' il Front del più feroce anti semitismo, omofobo e xenofobo. E lei è riuscita nell'impresa, complice un partito socialista diventato per molti troppo liberale e un centrodestra che dai tempi di Sarkozy presidente ha iniziato a rincorrerla.
Il Front di Marine, anti immigrati, anti Islam, anti Europa, anti liberismo, in pochi anni ha rotto gli equilibri politici francesi. Ha fatto suoi gli slogan dell'operaismo, la difesa del lavoro e del reddito, ma rigorosamente in nome della Francia bianca. Fuori i bastoni e le bandiere nere, dentro la lotta alla 'dittatura economica' di Bruxelles. La linea è quella di Florian Philippot, il braccio destro della presidentessa, per molti, il vero demiurgo della nuova destra francese.
GLI UOMINI DI MARINE. A lui, chiacchierato per una presunta omosessualità, si deve la nuova agenda economico-sociale del Front ma anche l'ascesa nelle file del partito di Sébastien Chenu, ex fondatore del movimento gay lib a cui Marine ha affidato il dipartimento cultura. Filippot con oltre il 35% dei consensi è arrivato primo in Alsace, un'altra regione ferita dalla crisi, orfana dell'età d'oro degli altoforni e della siderurgia. Il compagno della Le Pen, Louis Alliot, ha superato tutti nella più conservatrice Languedoc-Roussillon. È la nuova guardia del partito normalizzato, il cerchio magico di Marine, che si prende la Francia.
Ma il Front, da sempre, è una roba di famiglia e il nuovo astro si chiama Marion, il futuro del partito che assomiglia a un ritorno al passato.

Jean Marie Le Pen con la nipote Marion.

Marion: candidata da cartolina, cattolicissima e xenofoba

Una poster girl, l'ha definita la stampa internazionale. Libera, bella, sfrontata. Mentre Marine conserva l'aggressività di anni passati a rendersi presentabile a media che non la ritenevano tale, a tentare di cambiare la reputazione del partito, Marion non ha di queste preoccupazioni.
IN PARLAMENTO A 22 ANNI. La parlamentare più giovane della Repubblica, entrata all'Assemblée nationale a soli 22 anni, ha avuto vita facile: si presenta spigliata, ribatte alle critiche dei giornalisti con ironia e affronta il primo ministro Manuel Valls in parlamento facendolo diventare paonazzo e facendogli gonfiare le vene del collo. «Riservi il suo disprezzo cretino per il suo partito», gli ha intimato nell'ultimo, epico, scontro. Poco importa che lui ricordi il pedigree dell'estrema destra (la giovane deputata è eletta in un comune dove il Front è accusato di aver profanato il cimitero ebraico). Poco importa che Marion abbia accettato nelle sue liste Philippe Vardon, ex leader del movimento Bloc Identitaire, propugnatore dell'idea che il potere con la P maiuscola stia rimpiazzando la razza bianca con quella africana.
IN PIAZZA CONTRO I MATRIMONI GAY. Lei convince gli elettori. Anche quelli di centrodestra, l'ala cattolica integralista. Lo fa citando le incoronazioni dei Re nella cattedrale di Reims. Dicendo che senza Reims e la Bastiglia, senza piegarsi a una cultura forgiata da sette secoli di cristianità, non si è «veramente francesi». E li affascina scendendo in piazza, faccia pulita e pantaloni attilati.
La sua gavetta l'ha fatta nelle manifestazioni del movimento anti matrimoni gay Manif pour tous. Le stesse che Marine ha disertato.
Ha dichiarato di voler tagliare tutti i fondi regionali ai consultori (praticano gli aborti). E anche quelli all'arte contemporanea. E la zia Marine si è ritrovata a smentire. A scrivere lettere. A dire che quella di Marion è una posizione personale. La stessa posizione personale che l'ha portata a pubblicare un video contro l'Islam di un europarlamentare espulso da zia Marine.
RISCHIO DI LOTTA INTESTINA. Fa di testa sua, Marion. Per la gioia dei duri e puri della generazione precedente. La stampa transalpina prevede una guerra delle bionde, zia contro nipote, l'ennesimo conflitto intestino del clan Le Pen. Ma la giovane smentisce: «Siamo complementari». E in effetti a livello politico funziona. Almeno alle regionali. Marion rassicura gli istinti reazionari e tradizionalisti, Marine tenta l'impresa difficile: prendersi anche il voto delle fabbriche, dei laici, di chi finora non si riconosceva nella destra estrema. L'Eliseo è un'altra partita. Ma insieme, per adesso, fanno una valanga che ha travolto la Francia.

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