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INTERVISTA 7 Dicembre Dic 2015 1549 07 dicembre 2015

Cohn-Bendit: «Ha vinto Le Pen? No, la disoccupazione»

Front national a valanga in Francia. «Ma non è tutta colpa delle stragi di Parigi», dice lo scrittore ed ex eurodeputato Cohn-Bendit. «Hollande ha perso sul lavoro».

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da Bruxelles


La Francia è sotto choc, scrivono Le Figaro e L'Humanité.
Davanti alla vittoria del Front national in sei Regioni su 13, un giornale di destra e uno di sinistra condividono la stessa analisi e lo stesso sentimento di stupore.
Che per alcuni è però solo un titolo sensazionalista.
NIENTE DI PIÙ SCONTATO. Perché nella realtà niente era più scontato che la débâcle dei socialisti e l'ennesimo exploit di Marine Le Pen.
«La Francia va verso la destra da anni», commenta con Lettera43.it Daniel Marc Cohn-Bendit, politico e scrittore francese, per 20 anni europarlamentare a Bruxelles e dal 2002 co-presidente dei Verdi europei.



«LE PEN NON È NEL CUORE DI TUTTI». Certo è che con un tasso nazionale del 28% - e punte che hanno superato il 40% - il Front national diventa primo partito nel Paese riuscendo a essere presente, per la prima volta nella storia, in tutte le Regioni per il secondo turno.
Un risultato di cui Cohn-Bendit prende atto invitando però alla sobrietà: «Le Pen non ha conquistato il cuore di tutti i francesi, ma il 28%».
Insomma, il vero nemico della Francia non è la xenofobia della famiglia Le Pen, «ma l'astensione e la disoccupazione», sottolinea con amarezza l'ex leader della rivolta studentesca del Maggio francese del 1968.

Daniel Marc Cohn-Bendit. © Getty Images  

Le prime pagine di Le Figaro e L'Humanité con lo stesso titolo.


DOMANDA. Non certo una consolazione per Hollande e Sarkozy?
RISPOSTA. Non certo una novità per loro, visto gli errori commessi: entrambi hanno tentato di lottare contro il Front nationl usando però gli stessi contenuti del Front national. E alla brutta copia c'è chi ha preferito l'originale.
D. Non è quindi tutta colpa dell'Isis e degli attacchi di Parigi?
R. No. Questo risultato elettorale è un mix di errori e paure: nelle urne si è registrata prima di tutto l'ansia per la disoccupazione. Il governo francese si è dimostrato incapace di avviare una vera re-industrializzazione.
D. Per questo Marine Le Pen ha vinto nel Nord della de-industrializzazione: è il voto della crisi economica?
R. Sì. E poi c'è il voto del terrore, della paura dell'islam in generale e dell'immigrazione, che si alimentano a vicenda.
D. Quali errori ha fatto il presidente socialista Hollande?
R. Ha sbagliato sia la destra sia la sinistra. Durante la campagna elettorale, repubblicani e socialisti hanno fatto promesse che non possono mantenere da soli, eppure nessuna delle due parti ha mai messo sul piatto un progetto di compromesso per realizzare le riforme che servono al Paese.
D. Troppo orgogliosi per fare una Große Koalition?
R. Sì, ma è l'unica soluzione, necessaria. Purtroppo in questo momento sono incapaci di risolvere da soli i problemi che ha la Francia.
D. Così alla fine i francesi scelgono Marine.
R. Sì, ma io non esagererei nell'esaltare la sua vittoria: alla fine ha preso il 28%, non sono tutti i francesi ad aver scelto l'ultra destra.
D. Di cosa bisogna preoccuparsi allora?
R. Di tutti quei cittadini che hanno deciso proprio di non andare a votare perché davanti al programma di Le Pen gli altri partiti non sono riusciti a proporre una soluzione alternativa.
D. Era così difficile?
R.
No, Marine Le Pen ha un programma davvero semplice: lei professa il ritorno alla Francia, l'uscita dall'Unione europea e la chiusura delle frontiere agli stranieri.
D. Davanti alla mancanza di una politica vera ha vinto la politica xenofoba?
R. Ha vinto la nostalgia per una Francia che non c'è più.
D. E ora l'unico che può fermare Le Pen è Sarkozy?
R. No. L'unico politico che può sconfiggere Le Pen è l'ex premier del centrodestra Alain Juppé, perché prenderebbe i voti della destra nazionale e della sinistra senza alcun problema.
D. Sarkozy è un rospo ancora così duro da digerire?
R. Se avremo uno scontro diretto tra Le Pen e Sarkozy tanti socialisti saranno in difficoltà, avranno sicuramente un problema. Se invece Juppé vincesse le primarie, davanti a uno scontro con Le Pen l'80% dei socialisti sceglierebbe lui.
D. Per ora però nella repubblicana Francia sembra piacere una specie di monarchia, quella della famiglia della destra xenofoba francese.
R. Il successo dei Le Pen è solo una questione di qualunquismo autoritario. In questo c'è una forte somiglianza tra Francia e Italia, dove avete Beppe Grillo.
D. Le Pen sembra avere più successo però...
R. Perché gli attacchi di Parigi hanno aumentato la paura per il terrorismo che sta investendo tutti i Paesi. Problemi che si sono aggiunti alla disoccupazione e al malessere di alcuni quartieri. E Le Pen è stata la più brava a cavalcare questi timori.
D. Se poi non ci fossero stati gli interventi militari in Mali e in Libia la situazione sarebbe stata migliore?
R. Il problema non sono le guerre, ma il fatto che la classe politica francese non è riuscita a dare un futuro a intere generazioni di giovani che vivono nelle banlieue, nei quartieri più poveri del Paese.
D. Qual è l'errore più grande di Hollande?
R. Ha sbagliato perché non ha trovato la chiave per attaccare la disoccupazione: è stato questo il suo tallone d'Achille.
D. Dominique Villepin invece ha lanciato un allarme contro la politica del parito socialista che reagisce agli attacchi alzando il livello di allerta e creando uno stato di emergenza che rischia di far perdere diritti e libertà in nome di una maggiore sicurezza.
R.
Sì, è vero: questo rischio c'è, anche se poi bisogna fare i conti con la vittoria di Marine Le Pen che spinge proprio per avere ancora più misure di sicurezza.
D. Che cosa suggerisce allora?
R. Di cambiare obiettivo. Il problema per la sinistra è l'astensione: è su questo che devono lavorare. I cittadini che non sono andati a votare non sono elettori di Le Pen, ma delusi della sinistra. Ed è loro che bisogna riconquistare.

Twitter @antodem

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