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SCENARI 7 Dicembre Dic 2015 1220 07 dicembre 2015

Francia, reazioni e strategia in vista del ballottaggio

I socialisti ritirano i candidati arrivati terzi. Ma Masseret disobbedisce. Sarkozy non cede. E Raffarin lo striglia. Il boom del Fn complica le scelte di sinistra e repubblicani.

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Hollande e Sarkozy.

La Francia è sotto choc. Lo scrivono Le Figaro e L'Humanité, due quotidiani ai poli opposti dell'arco costituzionale transalpino, conservatore primo, comunista il secondo, eppure uniti nel commentare la vittoria del Front national, che ha sfiorato il 30% al primo turno delle regionali francesi portandosi avanti in sei circoscrizioni su 13.
Centrodestra e sinistra devono colmare le distanze se vogliono frenare l'ascesa di Marine Le Pen. E i leader sono chiamati a scelte strategiche importanti in vista dei ballottaggi del 13 dicembre.
SONDAGGI: LR AVANTI. I francesi moderati sono andati a dormire con l'inquietante consapevolezza di una sconfitta che può cambiare il volto alla politica del Paese. Messi insieme, gli elettori socialisti e quelli gollisti sono ancora in maggioranza, ma da soli non riescono ad arginare l'ascesa della destra estrema di Marine Le Pen.
A scacciare la paura non può bastare il sondaggio dell'istituto Odoxa che assegna a Les Républicains il 59% delle preferenze per il ballottaggio del 13 dicembre, e che anche in caso di ballottaggi triangolari vede i gollisti avanti col 35%, davanti al 34% dei socialisti e al 31% del Front national.
Le previsioni sull'esito degli spareggi a tre sono espresse da numeri troppo risicati, un too close to call che invita alla prudenza.
I SOCIALISTI RITIRANO I CANDIDATI TERZI. François Hollande non vuole correre il rischio di lasciare il Paese a un partito nazionalista e xenofobo. Così il Partito socialista ha deciso di ritirare i suoi candidati dal secondo turno elettorale nella regione Paca (Provence-Alpes-Cote d'Azur) e Piccardia-Nord-Pas-de-Calais nella speranza di bloccare l'avanzata di Marine e Marion.
Una scelta che il partito socialista vuole fare anche nella grande regione dell'Est (Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena), dove il segretario Jean-Christophe Cambadelis ha incontrato la strenua opposizione del candidato locale Jean-Pierre Masseret, che ha affermato di non accettare la direttiva.
Anche i repubblicani si sono divisi. Nicolas Sarkozy sembra farsi forte della posizione di vantaggio in quattro regioni e ha escluso «ogni fusione o ogni desistenza delle liste» in vista del ballottaggio, invitando tutti alla massima mobilitazione per ribaltare la situazione nelle sette circoscrizioni in cui il partito è secondo (in cinque dietro al Fn, in due alle spalle dei socialisti).
Non tutti, però, sono d'accordo con lui: «Quando si è terzi, ci si ritira», ha affermato l'ex primo ministro, Jean-Pierre Raffarin, «dobbiamo ricostruire la Repubblica che sta crollando, servono messaggi chiari».

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