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TERRORISMO 7 Dicembre Dic 2015 1212 07 dicembre 2015

Obama, il discorso sull'Isis tranquillizza ma non risolve

Il presidente alla nazione: «Sconfiggeremo il terrorismo». Però la strategia contro lo Stato Islamico rimane la stessa.

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Il presidente Barack Obama parla alla nazione dallo Studio Ovale.

Il presidente Barack Obama ha scelto lo Studio Ovale, una location significativa e raramente usata per discorsi ufficiali, per rassicurare la nazione dopo gli attacchi di San Bernardino.
La strage del 2 dicembre che ha causato la morte di 14 persone ha definitivamente assunto la denominazione di terrorismo, e il presidente ha voluto tranquillizzare i cittadini ribadendo l'impegno della sua amministrazione per sconfiggerlo.
Ma la stanza scelta per l'appello sembra essere stata l'unica grossa novità portata da Obama, in un discorso pubblico identico nella sostanza a tutti quelli fatti in materia di Isis e Siria da qui a un anno.
«Il terrorismo è una minaccia reale, ma vinceremo». Il messaggio è più un calmante per un'America sempre più preoccupata che un cambio di passo in uno scenario internazionale in continua evoluzione, e per il quale gli Usa non trovano nuove risposte.
«SAN BERNARDINO ATTO DI TERRORISMO». Tredici minuti in cui Obama non ha fatto nessun clamoroso annuncio nel cambio di strategia o di politiche per la lotta al terrorismo, ma ha semplicemente ribadito concetti già espressi in passato: «Siamo dalla parte giusta della storia. Ricordiamoci che la libertà è più forte della paura».
Il presidente ha iniziato l'atteso discorso partendo da San Bernardino. «È stato un atto di terrorismo, progettato per uccidere persone innocenti, ma finora non abbiamo prove che i killer siano stati diretti da gruppi terroristici all'estero, anche se avevano iniziato un percorso di radicalismo», ha dichiarato Obama.
Quindi ha chiesto, per l'ennesima volta, un intervento del Congresso sulle armi da fuoco: «Bisogna rendere più difficile per la gente comprare fucili d'assalto come quelle usate nell'attacco a San Bernardino», a partire dall'approvazione di una legge «che impedisca a chi si trova già sulla lista nera di quanti non possono salire un aereo - perché considerati pericolosi - di comprare armi».
Obama ha spinto anche per le restrizioni al 'K-1 non immigrant visa program', il visto concesso a coniugi o fidanzati (come quello ottenuto dalla killer del commando di San Bernardino), «in modo che si possano fare più controlli e accertare che chi viene in America non sia stato nelle zone di guerra».

Watch President Obama's address to the nation on the threat of terrorism and keeping the American people safe. https://t.co/A16eYXCpOf

— The White House (@WhiteHouse) 7 Dicembre 2015

LA STRATEGIA NON CAMBIA: NIENTE TRUPPE. Se in patria ha chiamato alla demilitarizzazione, sui fronti esterni ha rinnovato la richiesta al Congresso di autorizzare l'uso continuato della forza militare contro i terroristi «anche se - precisa - non saremo trascinati in una guerra lunga e costosa. Questo è quello che vuole l'Isis», ribadendo ancora una volta che non invierà truppe di terra in Siria e in Iraq. «La strategia di adesso è l'unica in programma - raid aerei, forze speciali e collaborazione con le truppe locali che lottano per riprendersi il controllo del Paese - e solo così raggiungeremo una vittoria sostenibile».
Nessuna idea diversa da quelle sentite nel suo discorso dell'autunno 2014, quando fu annunciata la campagna di bombardamenti in Medio Oriente.
«NON È UNA LOTTA TRA AMERICA E ISLAM». Nel denunciare lo Stato Islamico «come il culto della morte», Obama ha ribadito che «l'Isis non parla per l'Islam. Sono solo dei criminali e degli assassini che rappresentano una parte piccolissima dei musulmani», sottolineando come bisogna impedire a tutti i costi che questa lotta sia definita come una guerra tra l'America e l'Islam.
Il presidente ha quindi sottolineato la necessità di respingere le proposte di chi vorrebbe che i musulmani americani fossero trattati diversamente o di chi vorrebbe i test religiosi per le persone che vengono accolte in Usa.
E ancora: «Noi crediamo nella dignità umana. Non importa chi sei, da dove vieni, come appari o quale religione pratichi. Tutti sono uguali davanti agli occhi di Dio e davanti agli occhi della legge». Poi ha concluso: «Siamo dalla parte giusta della storia. E dobbiamo ricordare che la libertà è più forte della paura».

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