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DIFFICOLTÀ 9 Dicembre Dic 2015 1000 09 dicembre 2015

Comunali Milano, Forza Italia brancola nel buio

Sondaggi flop (15%). Gazebo boomerang. Scontro sulla candidatura di Sicignano. Agli azzurri manca appeal in città. Serve il nome forte: uno sportivo o uno chef?

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Silvio Berlusconi.

Mentre il Partito democratico si è tuffato nelle piazze italiane (con alterne fortune) grazie alla mobilitazione di sostenitori capaci di allestire oltre 2 mila banchetti in tutto il Paese nell’ambito dell’iniziativa “Italia coraggio”, il centrodestra (Forza Italia in particolare) sembra avere smarrito la bussola del consenso e dell’intraprendenza sul territorio.
ANCORA REBUS A MILANO. A Milano, in attesa della data ufficiale in cui celebrare le primarie del centrosinistra e in attesa, altresì, di capire chi l’attuale primo cittadino Giuliano Pisapia appoggerà («deciderò chi sostenere quando ci saranno i candidati»), sul lato opposto Forza Italia appare frenata.
E priva, in questo momento, di uno slancio organizzativo in grado di regalare una ventata di ottimismo ai suoi elettori.
SONDAGGI NON ESALTANTI. Non hanno aiutato gli esiti incerti del sondaggio elaborato da Alessandra Ghisleri (non disastrosi, però, come sentenziato da alcuni organi d’informazione: azzurri appena sotto il 15%, Lega Nord intorno al 22%).
Un risultato, tuttavia, insoddisfacente per Silvio Berlusconi che ha deciso di frenare la roulette di nomi e prendersi ancora qualche giorno per riflettere con maggiore serenità.
RIUNIONE DELICATA. In questo clima generale si è riunito, venerdì 4 dicembre, lo stato maggiore di Forza Italia Lombardia nella sede di via Sassetti, quartiere Isola, quella che è ipotizzabile pensare possa essere l’ultima “casa” cittadina del partito.
Casualità vuole che, proprio nella via parallela (via Volturno), l’ex Cavaliere abbia vissuto gli anni della giovinezza.
La stessa via, peraltro, dove sorgeva la storica sede del Partito comunista milanese.
Appare dunque rispettata, in una sorta di sceneggiatura voluta dal fato, la teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche: l’idea, cioè, di un indefinito ritornare delle cose.
Ma tornando alla riunione, all’ordine del giorno c'erano le attività da promuovere in vista delle elezioni amministrative 2016 e un confronto fra le diverse realtà provinciali.

La proposta: 50 gazebo in città, ognuno con due idee

Francesco Sicignano, il pensionato che ha ucciso un ladro a Vaprio d'Adda.

Il coordinatore cittadino - nonché consigliere regionale - Fabio Altitonante ha proposto di organizzare 50 gazebo in città allo scopo di evidenziare sia i problemi maggiormente avvertiti dai cittadini sia di ricavare, dagli stessi, suggerimenti validi alla stesura del programma.
Due idee per ogni gazebo si traducono in 100 punti per la piattaforma elettorale (l’imboccata, per la verità, fu data da Berlusconi durante la convention “Rialzati Milano”, a ottobre 2015, Teatro Dal Verme, organizzata dal terzetto Altitonante, Tatarella, Bestetti).
TEMI COSÌ SCONOSCIUTI? Una teoria semplice ed efficace che nasconde, però, un’evidente contraddizione: che conoscenza ha della città un coordinamento che sollecita i milanesi a esprimersi su temi che dovrebbero già essere patrimonio acquisito dagli addetti ai lavori?
SICIGNANO NON PIACE. Durante la riunione non è passato inosservato il disappunto manifestato dal capogruppo al Senato, Paolo Romani, (più sfumato quello di Mariastella Gelmini) rispetto alla candidatura di Francesco Sicignano nelle liste del partito.
Si tratta del pensionato balzato agli onori delle cronache dopo aver ucciso, a colpi di pistola, un ladro durante un tentativo di furto nella sua abitazione di Vaprio d'Adda.
CANDIDATURA DEMAGOGICA. Se da un lato la coppia Fabio Altitonante-Pietro Tatarella (capogruppo a Palazzo Marino) ha difeso la scelta di Sicignano, inquadrata nell’ottica di far emergere il problema sicurezza, dall’altro Romani ha bollato questa decisione come strumentale e demagogica.
L’ex coordinatore regionale azzurro, infatti, non ha fatto mistero di un certo fastidio rispetto alla deriva verde-nera che sembra aver contagiato alcuni rappresentanti del partito.
«NOI SIAMO PIÙ MODERATI». Il suo ragionamento è semplice: «Gli elettori con propensioni estremiste hanno già realtà in cui identificarsi (Lega e Movimento 5 stelle, ndr). La nostra storia è differente. Rappresentiamo un elettorato diverso in cui ha sempre trovato rifugio la proposta moderata e riformista. È necessario intercettare le esigenze di quei cittadini, ormai estranei alla politica, che formano il partito del “non voto” purtroppo maggioritario in tutto il Paese».

Serve un nome forte, ma il brand non ha più l'appeal di una volta

Laura Ravetto.

Un’analisi che non fa una grinza pensando alla “sobria” presentazione di Sicignano: «Con Berlusconi ho una cosa in comune, a lui piace la gnocca e anche a me piaceva».
Oppure «per tutta la mia vita ho votato Movimento sociale italiano, ma alle ultime elezioni ho scelto Forza Italia».
I vertici azzurri sono consapevoli che non è facile comporre la lista con nomi autorevoli e di richiamo.
Il brand non ha più l’appeal di una volta.
SILVIO ORMAI DEFILATO. Berlusconi stesso, anche a causa delle note vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, ha diminuito quella capacità di traino cavallo di battaglia nelle stagioni dei grandi successi.
L’onorevole Laura Ravetto, presidente del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, ha suggerito, per esempio, di inserire nel gruppo azzurro un talent famoso al grande pubblico.
Sia esso uno sportivo oppure uno chef.
Come se atleti o cuochi fossero ancora garanzia, con la loro notorietà, di successo elettorale.
CONSIGLIERI IN USCITA. Insomma, si naviga a vista.
I soliti ben informati, tra l’altro, segnalano alcuni consiglieri azzurri in uscita (Armando Vagliati? Fabrizio De Pasquale?).
Si valuta l’ipotesi di una lista civica a supporto di Giuseppe Sala.
Il primo nome, vicino all’associazione “Agorà”, potrebbe rappresentare, sotto la Madonnina, la genesi della nuova strategia renziana legata al Partito della nazione sull’onda di quello che sta accadendo a Varese con Comi e Caianiello.
Il secondo, invece, ha già lavorato con successo nella squadra dell’amministratore delegato di Expo (brand manager e marketing territoriale).
INSIEME DI ANIME IN PENA. Il centrodestra che non fa diretto riferimento alla Lega appare, dunque, come un campionario di anime in pena e tra loro in competizione.
Sempre più simile a Diogene di Sinope, cammina nudo verso le elezioni, coperto da una botte e con una lanterna in mano alla spasmodica ricerca “dell’uomo” (o della donna).

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