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MAMBO 9 Dicembre Dic 2015 1020 09 dicembre 2015

Lega e M5s come Le Pen? Dipenderà da Renzi

Non hanno il talento della francese. Ma se il premier non si sveglia scasseranno l'Italia.

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Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Provo a sintetizzare quello che ho letto dopo il successo di Marine Le Pen. I catastrofisti e gli spaventati temono l’incombere di un moderno fascismo, la rottura del difficile equilibrio nei Paesi europei fra cittadini di diversa etnia, l’avvento di un nuovo nazionalismo, la fine dell’idea europeista.
C’è invece chi dall’altra parte sostiene che la Le Pen è una politica moderna, che la sinistra demonizza gli avversari, che il successo della signora e della nipotina sono frutto del multiculturalismo esasperato e della sottovalutazione della aggressività dell’Islam.
Insomma siamo di fronte a due partiti contrapposti ma molto trasversali. Nel primo militano prevalentemente gli esponenti di sinistra e i liberali di antico lignaggio. Nel secondo la varie destre di questi decenni e quella parte di sinistra che non ha smesso di pentirsi di aver passato la gioventù a sinistra.
QUEL PASSATO FASCISTA MAI SEPOLTO. Probabilmente c’è del vero sia nell’una sia nell’altra posizione. La signora Le Pen è stata una esponente fascista fino all’altro ieri, poi ha edulcorato le sue posizioni. Il suo popolo, socialmente composto di gente povera e senza potere, è altrettanto sicuramente acceso di rabbia con chi la pensa diversamente, crede diversamente, ha pelle diversa. E’ successo nel passato. Così come è evidente che nessuno può battezzare a proprio piacimento la destra che gli piace. Nel mondo di oggi c’è una destra aggressiva, non solo in Europa. Come nella sinistra c’è perdurante il rischio totalitario-egualitarista, nella destra c’è il rischio del fascismo. In Europa non è solo storia del passato, basti pensare all’Ungheria.
Non provo ad analizzare il tema dal lato dei francesi. Non ho titoli. Provo a leggere il fenomeno dal lato italiano per capire che cosa può accadere qui da noi.
Il lepenismo aggressivo è nella storia della Lega e soprattutto in quella di Salvini. È vero che la svolta più moderata, diciamo così, del lepenismo femminilizzato trova nell’ultimo Fini un importante precursore. Tuttavia la signora Le Pen non ha fatto o detto nulla che assomigli alle cose dette e fatte coraggiosamente da Fini prima che venisse buttato fuori dal suo partito anche grazie al tradimento dei suoi colonnelli.
C'È LEPENISMO ANCHE NEL M5S. Il lepenismo come fenomeno populista è anche nella storia del grillismo. Solo Bersani pensa che Grillo sia una costola della sinistra. So pure che da qualche tempo molti - anche a sinistra, anche nella sinistra estrema - contestano giustamente la categoria del populismo.
Tuttavia, pur accettando l’idea che i populismi siano di diversa natura e caratterizzazione, quello della Le Pen è un populismo che come cultura e come base sociale rompe, a mio avviso, l’equilibrio del suo Paese, dei nostri Paesi, dell’Europa. È destra e destra brutta. È un fenomeno che ha molti padri. È frequente sentir dire che se la destra avanza, anche quella estrema, è colpa della sinistra. È vero.
Pochi, soprattutto fra i saccenti commentatori moderati, si interrogano su quanta sia la responsabilità della destra vera se il radicalismo vince e soprattutto quanto questi fenomeni di tipo lepenista, grillista, salvinista, siano frutto anche del lavoro culturale dell’intellettualità moderata che ha dominato la stampa italiana.
Il lavoro di scasso, di rappresentazione falsificata del Paese e del ruolo della sinistra sono frutto degli intellettuali moderati più che di quelli di destra. Se siamo oggi di fronte al dubbio su cosa dobbiamo aspettarci dall’Italia non è ragionevole mettere in croce solo la leadership della sinistra ma basta sfogliare gli editoriali dei principali quotidiani italiani. “Todos caballeros” con i vincenti e poi “todos masaniellos” di fronte al primo stormir di fronde.
IN ITALIA NON ESISTE UNA LE PEN. Ma in Italia ci sarà una Marine Le Pen? Probabilmente sì, con questo particolare approccio. Se vincerà la Lega o Grillo, il perdente vincerà al giro successivo. Nessuno dei due competitor segnerà un’epoca. Nessuno ha il talento per durare a lungo. Berlusconi era più radicato di loro nel Paese. Tutti e due, però, hanno il talento per provare a scassare l’Italia. Potrebbero non farlo se la sinistra larga, in cui ha un ruolo determinante Matteo Renzi, si rivelasse all’altezza della situazione.
Ma Renzi appare tutto “chiacchiere e tabacchiere di legno”, come si dice a Napoli. A me dispiace che lui si perda in tutto questo giro di mezze calzette alla ricerca di popolarità e di potere. È impressionate vedere come un giovane leader che aveva capito l’anima profonda del Paese al punto da diventarne l’esponente più rappresentativo, oggi sembri un politico cresciuto nelle peggiori sezioni della Dc meridionale.
Pensi alla grande Dc. C’era, ma lui non la rappresenta. Se lo faccia dire da uno che è stato comunista, non lo è più, ma non sta lì a menarsela con i pentimenti.

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