Grillo, sondaggio in rete su Ttip
SCENARIO 9 Dicembre Dic 2015 1728 09 dicembre 2015

M5s: a Parma, Livorno e Bologna addio regole

Espulso chi vota contro il sindaco. Ma non nel caso del 'ribelle' Pizzarotti. Candidature irregolari, potentati locali, non Statuto tradito: i guai dei 5 stelle.

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Regole sì, ma à la carte.
Perché il concetto stesso di regola all'interno del Movimento 5 stelle si presta a letture e interpretazioni diverse a seconda della bisogna.
Lo dimostrano le candidature controverse a Bologna e Torino.
Ma anche i malumori a Livorno e Parma.
'PIZZA': «E L'OMOGENEITÀ?». E proprio dalla città verdiana è arrivato l'appello del sindaco Federico Pizzarotti che in un'intervista al Corriere della sera, a un anno esatto dall'Open day, è tornato a denunciare una «mancanza di omogeneità di regole a livello nazionale».
Il metodo «va discusso in modo condiviso», ha aggiunto, «anche per quello auspico di trovarci insieme in un meet up nazionale. Oltre che per trattare di politiche di governo e dei temi nazionali».
Perché gli «incontri sono importanti. Imola è stato un evento di divulgazione, a noi serve un momento programmatico».
CASALEGGIO: «PARLIAMO COI CITTADINI». Accuse che Gianroberto Casaleggio e il direttorio hanno rimandato a stretto giro al mittente.
«Il Movimento sono i cittadini», ha ribadito il gran guru. «Dobbiamo parlare con loro e convincerli che sono loro a cambiare la società. Questa è sempre stata la nostra impostazione».
Ma ci sono cittadini e cittadini a quanto pare. E non hanno tutti lo stesso peso.

Nella Bologna di Bugani, dopo Andraghetti spunta un'altra candidata

Massimo Bugani, candidato a Bologna per il movimento Cinque Stelle, con Beppe Grillo.

Se a Roma, come del resto ha confermato l'ideologo, il M5s ha dato ufficialmente (cioè attraverso il blog) il via alla presentazione delle candidature, a Bologna l'ortodosso Massimo Bugani è stato investito dall'alto.
Un po' come Chiara Appendino scelta per acclamazione a Torino.
Senza primarie o consultazioni, come invece è accaduto a Milano (aggiornamento del 10 dicembre: il M5s ha deciso di indire regolari primarie per il candidato sindaco di Bologna)
E poco importa se una larga fetta degli attivisti bolognesi hanno protestato inviando una lettera aperta ai vertici.
GATTARI PRO-PRIMARIE. Non tutti se ne sono stati con le mani in mano: dopo la sfida lanciata all''eletto' e alla sua lista di 36 fidatissimi del «listino blindato», come lo ha definito la senatrice pentastellata Elisa Bulgarelli, da Lorenzo Andraghetti è arrivata pure la candidatura di un'altra attivista pro-primarie: Maria Grazia Gattari, responsabile del centro di restauro per le opere d’arte terremotate di Sassuolo.
Gattari ha partecipato a tutte le riunioni M5s al centro cittadino Mazzini, dove recentemente ne sono volate delle belle contro i consiglieri regionali accusati di non aver ancora restituito parte dello stipendio al fondo regionale per il microcredito, e ha assicurato anche a Lettera43.it di non aver mai sentito parlare di candidature.
«UNA CAYMAN A 5 STELLE». Il fatto, aggiunge, è che Bugani ha fatto di «Bologna una Cayman a 5 stelle».
In altre parole: «Nulla si muove in città e Regione, senza che lui non voglia. Fa le veci del direttorio...».
E da psicologa ironizza: «Sono terapeuta e voglio solo aiutarlo a ritrovare se stesso, perché mi sa tanto che ha perso la bussola».
Sulle regole però è serissima. Anche perché il 'non Statuto' del 2012 parla chiaro sulle candidature.
All'articolo 4 recita: «L'Associazione riconosce come proprio il diritto costituzionale dei cittadini a determinare la politica nazionale mediante la presentazione alle elezioni di candidati individuati secondo le procedure di diretta partecipazione attraverso la Rete».
E ancora: «I candidati saranno quelli scelti da aderenti al Movimento secondo le procedure».
«RIVOTIAMO IL DOCUMENTO». Procedure calpestate in alcune città. «Se le cose sono cambiate in questi anni», aggiunge Gattari, «allora sarebbe il caso di riscriverlo, si aggiunga per esempio che Bologna è feudo di Bugani e che a Milano invece si fanmno le primarie. Lo stesso vale per il direttorio e per i suoi poteri. A me pare molto nebuloso. Perché Di Battista ha cancellato in silenzio la sua visita a Bologna?».
Il nuovo documento, poi, «andrebbe rivotato». In una sorta di congresso, un meet-up nazionale, perché no.
«SIAMO PEGGIO DI UN PARTITO». «Vogliamo decidere di diventare un partito? Si metta ai voti», spiega. «Perché ora siamo peggio di un partito. Il Movimento è attraversato nemmeno da correnti ma da subcorrenti nascoste».
Lei nel M5s ci ha sempre creduto e ci crede tutt'ora - «non sono per lo scontro», tiene a precisare, «ma per recuperare la situazione» - è convinta che andando alle urne in questo modo c'è il rischio «che molti smettano di votare il Movimento, stanchi dei dissidi».
Perché, in altre parole, «siamo diventati come tutti gli altri».

Livorno-Parma: due pesi e due misure

Ma la battaglia non ha luogo solo a Bologna.
A Livorno e Parma, infatti, si sta consumando un'altra contraddizione pentastellata.
In Toscana tre consiglieri del M5s - Sandra Pecoretti, Giuseppe Grillotti e Alessandro Mazzacca - dopo aver votato contro un atto di indirizzo della Giunta di Filippo Nogarin sono stati raggiunti da una comunicazione di sospensione dal Movimento (che Pecoretti ha pubblicato sul suo profilo Facebook).
I tre ora hanno 10 giorni di tempo per imbastire una difesa se vogliono evitare l'espulsione.

Il direttorio, tramitre Roberto Fico, ha detto la sua: «Lavorare insieme significa discutere e trovare soluzioni. E condividerle. Mettere a rischio una Giunta mi sembra assurdo. Se non ti rispecchi più nelle scelte e nei valori, sei libero di andare da un’altra parte. Dignità vorrebbe che i consiglieri in questione si dimettessero perché sono stati eletti per le idee e il programma del Movimento. Così come alcuni parlamentari che ora siedono nei banchi di Sel o del Pd. E percepiscono per intero lo stipendio che avevano promesso di tagliare».
O SEI D'ACCORDO O TE NE VAI. Tutto chiaro: se non sei d'accordo, te ne vai. Non solo dal M5s, ma proprio dalla politica.
Ora però si aspetta una tale presa di posizione anche sul caso Parma.
Nella città non tutti i consiglieri comunali M5s sono con il sindaco Pizzarotti, anzi.
Due i nomi: Fabrizio Savani e Mauro Nuzzo. Che, esattamente come i tre 'traditori' livornesi, più volte hanno remato contro la Giunta.
DISSIDENZA CHE DURA DA UN ANNO. Una dissidenza, quella di Nuzzo, che viene da lontano.
Nel 2014, vedi le coincidenze, il consigliere si era astenuto dal voto sull’approvazione del bilancio previsionale. Nuzzo aveva apertamente criticato la distanza tra le idee del M5s e l'amministrazione Pizzarotti. Non solo: pure il tradimento delle promesse elettorali e la mancanza di trasparenza sul documento di bilancio.
Tanto era bastato al presidente del Consiglio Marco Vagnozzi per minacciarlo apertamente dopo la sua dichiarazione di voto difforme: «L’intervento non è previsto, a meno che non sia una dichiarazione di voto contraria al suo gruppo. Lo sa che comporta la fuoriuscita dalla maggioranza?».
E così fu: la maggioranza aveva deciso - 36 voti su 40 votanti e 47 aventi diritto - per la sua espulsione dall'associazione Parma in moVimento.
IN BLOG VERITAS. Com'è finita in quel caso?
Grillo è intervenuto a gamba tesa sul blog, con uno dei suoi celebri post scriptum in calce ad articoli che trattano di tutt'altro.
«Bocciatura netta delle modalità, e quindi dell’esito, del voto» sentenziò il leader: «In merito ad alcune notizie riguardanti procedure di espulsione dal movimento si ricorda che le votazioni possono essere effettuate solo con il sistema operativo attraverso il blog e che ogni altra forma non ha validità».
La domanda però resta: è possibile votare contro un proprio sindaco e restare nel M5s? A Livorno no. A Parma, dove Pizzarotti è da tempo un problema per il tandem Grillo-Casaleggio, evidentemente sì.

Espulsioni sì, però selettive

Ma anche quando l'espulsione arriva dal capo in persona le cose non vanno sempre allo stesso modo.
BORIANI CACCIATO E PRESENTE. Sempre a Bologna, nel 2012, Filippo Boriani eletto in quartiere Saragozza, venne cacciato «a porte in faccia», ricordano alcuni attivisti, con un ps da Grillo per aver infranto la regola dei due mandati tra l'indignazione della Base.
Eppure, a quanto risulta a Lettera43.it, Boriani - vicino al Cerchio magico di Bugani - è ancora attivo nel M5s.
Per rendersene conto basta dare un'occhiata al suo profilo Facebook dove posta non solo interventi di Di Battista ma il 5 dicembre si è fatto immortalare sorridente proprio con il candidato sindaco sostenuto e appoggiato da Grillo in persona.

Massimo Bugani con Filippo Boriani (Facebook).


Il tocco dell'ortodosso Bugani pare abbia del miracoloso.
IL CANDIDATO NON CANDIDABILE. Nel suo listino compare infatti il nome di Antonio Landi, professione attore, già candidato nel 2011 nella lista civica vicina al centrodestra Bologna Capitale capeggiata Daniele Carticelli. Per le regole non potrebbe candidarsi. E invece eccolo lì nella lista di Bugani approvata dal direttorio senza battere ciglio.
E pure Alessandra Carbonaro, si mormora in città, «fino a poco tempo fa postava simboli di Tsipras». Non proprio una grillina della prima ora quindi.
Deroga alle regole, dunque. Non smentita, con buona pace di Casaleggio, dal capogruppo alla Camera, il modenese Michele Dell'Orco che i malpensanti non esitano a definire «un talebano M5s: nel tempo si è organizzato una sorta di meet-up a sua immagine e somiglianza».
IL DELL'ORCO PENSIERO. «Il candidato, ormai stabilito, è Massimo Bugani», ha dichiarato senza giri di parole. «Perché a Bologna, nel rispetto delle regole di base del Movimento, si vuole evitare di ripetere errori grossolani commessi in passato per esempio con Favia e con la Salsi. Si è scelto perciò di presentare un gruppo forte, coeso, che non possa voltare le spalle al Movimento dopo pochi mesi dall’elezione».
CON BERTOLA PERÒ...Sarà, ma anche in questo caso vige la regola, quella sì, dei due pesi e due misure. A farlo notare su Facebook Vittorio Bertola, consigliere comunale a Torino. Si era candidato come vice di Appendino ma, in quel caso, il M5s aveva risposto che no, «era inopportuno o addirittura scandaloso pensare di indicare il vicesindaco prima delle elezioni». Volarono nei confronti dello storico attivista anche accuse di «poltronismo» e «arrivismo».
Bugani, invece, evidentemente è sopra la legge, visto che ha già nominato suo vice l'altro consigliere uscente, il fedelissimo Marco Piazza.
«Per questo mi sembra sempre più evidente che, nonostante tutte le scuse che hanno accampato Appendino e i suoi», ha scritto Bertola, «nel mio caso il problema non era la carica, ma la persona...».
Ma questi non sono problemi né per il direttorio né per Dell'Orco. Il fine giustifica i mezzi. Almeno a Bologna. Tradotto: per prevenire eventuali dissidenze è possibile calpestare le regole.
MUSSINI: «VINCE L'INTIMIDAZIONE». Del resto, come ricorda a Lettera43.it la senatrice Maria Mussini, cacciata tramite il blog il 6 marzo 2014 - e ancora in attesa di visionare il verbale più volte richiesto delle votazioni sulla sua espulsione, come tra l'altro previsto dal regolamento - «nel M5s vige il sistema dell'intimidazione. Una certezza delle regole non c'è mai stata. Ecco perché è ancora più grottesco lo stupore di alcuni parlamentari 5 stelle di fronte a quanto sta emergendo in tutta Italia ma che era già evidente all'indomani della nostra elezione. Peccato che allora non mossero un dito. Il risultato finale non potevano che essere regole a geometria variabile, strumento per manganellare chiunque non sia nelle grazie di un oscuro staff».

Twitter @franzic76

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