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INTERVISTA 9 Dicembre Dic 2015 1630 09 dicembre 2015

Scopelliti (Ncd): «Alfano, vieni alla Leopolda con me»

La figlia del giudice ucciso dalla mafia va alla kermesse renziana. E invita Angelino: «Qui si scrive il futuro».

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Rosanna Scopelliti è una deputata del Nuovo centrodestra, alla prima legislatura, ma non è una di quei politici che ama i riflettori.
Una cosa, però, è certa: quando parla è perché ha qualcosa da dire.
Infatti non tradisce le attese e a Lettera43.it rivela: «Vado alla Leopolda».
La decisione di essere presente alla kermesse renziana, in programma l'11-12-13 dicembre all'antica stazione fiorentina, fa rumore, non c'è dubbio.
Anche se la diretta interessata ci tiene a precisare che questo non significa dire addio al partito di Angelino Alfano, oggi ribattezzato Area popolare dopo la fusione con l'Udc di Pier Ferdinando Casini.
POCO PRESENTE IN TELEVISIONE. In tivù Scopelliti non va praticamente mai e trovare materiale su di lei è una mezza impresa.
Su YouTube uno dei video più cliccati è l'intervista concessa nel 2012 a Cristina Parodi, quando ancora lavorava a La7.
La politica era lontana a quel tempo, e lei aprì il cassetto dei ricordi di una vita vissuta con delle ferite che il tempo non ha mai saputo sanare.
IL PADRE UCCISO DALLA MAFIA. Perché il suo cognome non è un segno di parentela con Giuseppe Scopelliti, ex governatore della Calabria ed ex sindaco di Reggio Calabria, ma racconta che Rosanna è la figlia di Antonino Scopelliti, giudice impegnato nella lotta alla mafia ucciso il 9 agosto del 1991 prima di poter completare il rigetto dei ricorsi in Cassazione per i mafiosi condannati durante il primo maxi processo a Cosa nostra.
Rosanna, che ha vissuto solo sette anni assieme a suo padre, in quell'intervista alla Parodi raccontò aneddoti toccanti, come quello degli spostamenti, quando era ancora una bimba, in cui i suoi genitori la nascondevano in una borsa rossa da tennis.
Il giudice Scopelliti temeva attentati e ritorsioni mafiose, quindi preferiva non far sapere di avere una figlia, e in un'epoca in cui internet non era neanche un lontano pensiero questi stratagemmi funzionavano. Almeno per un po'.
IMPEGNO IN PRIMA PERSONA. Crescendo, la giovane Rosanna ha incontrato anche l'impegno in prima persona, con il movimento “Ammazzateci tutti” nato nel 2005 all'indomani dell'omicidio di Francesco Fortugno, e la presidenza della Fondazione “Antonino Scopelliti”.
Nel 2013 l'incontro con la politica. Il Popolo della libertà, in cerca di facce nuove e senza background giudiziari, scovò nella giovane Scopelliti un valore aggiunto da candidare alla Camera per la circoscrizione Calabria.
IN PARLAMENTO DA INDIPENDENTE. Entrò a Montecitorio come indipendente e lo dimostrò subito, non partecipando (volutamente) l'11 marzo 2013 al sit-in organizzato dai berlusconiani al tribunale di Milano in segno di protesta con i giudici che avevano mandato una visita fiscale al loro leader che non si era presentato a un'udienza del processo “Ruby”.
A quella “occupazione” prese parte invece Angelino Alfano, che poi l'onorevole Scopelliti ha seguito nel progetto di Ncd al momento della scissione da Forza Italia.
Conservando però la sua indipendenza, tanto che fu la prima a dire pubblicamente di voler votare per l'elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, proprio mentre il ministro dell'Interno annunciava che il suo gruppo avrebbe scelto la scheda bianca.
RUOLO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA. In parlamento ha proseguito sulla strada intrapresa negli anni dell'impegno civile, entrando a far parte della commissione Antimafia (per la quale svolge l'incarico di presidente del Comitato per i beni confiscati alla malavita), sfidando anche le direttive di partito, visto che l'allora Pdl chiese ai suoi di non partecipare alle sedute perché in disaccordo con la presidenza a Rosy Bindi.
E proprio dal suo campo partiamo, per questa intervista.


Rosanna Scopelliti. © Imagoeconomica


DOMANDA. Onorevole Scopelliti, che cosa ha pensato dopo aver letto dell'inchino della statua di Santa Barbara davanti alla casa del boss a Paternò?
RISPOSTA. Bene ha fatto il questore a prendere immediati provvedimenti, ma spero che ora anche il sindaco faccia la sua parte, sanzionando i dipendenti comunali protagonisti di questo gesto inqualificabile.
D. È mai possibile che nel 2015 accadano ancora queste cose? Lo Stato esce ancora una volta perdente contro la mafia in certe zone del Sud?
R. Non la penso assolutamente così. I successi dello Stato contro la mafia sono tangibili, sia a livello normativo sia grazie alle brillanti operazioni portate a termine dalle forze dell'ordine, cui va un plauso e un ringraziamento per quello che fanno.
D. Il cammino però è ancora lungo?
R. È una battaglia culturale quella da combattere: come cittadinanza, ma soprattutto a livello politico-istituzionale. Perché la classe dirigente deve essere la prima a prendere le distanze da certi atteggiamenti ambigui.
D. A partire dalla composizione delle liste dei candidati, magari...
R. Sicuramente.
D. Quindi sta dando ragione a Rosy Bindi, che poche ore prima delle elezioni regionali della primavera 2014 tirò fuori la lista degli «impresentabili»?
R. Purtroppo in quell'occasione la presidente Bindi ha sbagliato nei metodi, inficiando un lavoro che si sarebbe dovuto fare in tempi diversi, in maniera condivisa e senza dare l'idea di strumentalizzare la commissione Antimafia per regolare conti interni al Pd.
D. Parliamo di politica. In Francia ha vinto la destra, capitanata da una donna, Marine Le Pen. Ncd nacque con l'intento - almeno a detta di Alfano - di riunire il centrodestra. Accetterete che a guidarvi sia Matteo Salvini?
R. Non si può fondare un centrodestra moderno, riformista e moderato sui valori di Salvini. Non credo che i cittadini pensino sul serio di poter uscire dalla crisi con le ruspe e il populismo spregiudicato.
D. Come se ne esce?
R. Dando un bonus cultura ai 18enni, riducendo davvero il carico fiscale, riformando il sistema scolastico, incidendo nelle lacune della Pubblica amministrazione e restituendo slancio ai consumi è possibile rialzare la testa».
D. Quindi anche per lei il vostro futuro, come qualche suo collega di partito sostiene, è il Pd di Renzi?
R. L'importante in questo momento è continuare a sostenere il governo, per il bene del Paese. Poi si vedrà. Alla gente interessa che la crisi finisca, che recuperiamo i ritardi del passato. Non le manovre di Palazzo.
D. Sembra di sentir parlare il premier. A proposito, lo sa che a Firenze c'è la Leopolda? Ci andrebbe?
R. Io alla Leopolda ci vado.
D. Be', questa è nuova. E interessante. Ha deciso di uscire da Ncd?
R. No, ho solo deciso di andare alla Leopolda, dove mi risulta si partecipi con le proprie idee e non per la tessera o l'appartenenza politica.
D. Sebbene siate alleati, la sua scelta è comunque destinata a far storcere il naso a più di uno dei suoi colleghi di partito. Ma Alfano sa della sua decisione?
R. Sarebbe un segnale importante se venisse anche lui alla Leopolda.
D. Scusi, ma perché è così importante per lei andarci?
R. Negli anni scorsi alla Leopolda è stato scritto il programma che oggi in buona parte sta realizzando il governo Renzi. Voglio andarci per ascoltare e dare il mio contributo al prossimo programma per il futuro dell'Italia.
D. Dunque, ricapitolando, lei a Firenze ci andrà per costruire, ma non dice addio ad Alfano. Sintetizzando al massimo il suo messaggio, sarebbe corretto un hashtag del tipo #Angelinostaisereno?
R. Non scherziamo nemmeno. Piuttosto sarebbe #Angelinotiaspetto.

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