Renzi, non rinunceremo a vivere liberi
MAMBO 10 Dicembre Dic 2015 1038 10 dicembre 2015

Che noia questa Leopolda esaltazione del renzismo

Matteo si autocelebra mentre l'Italia arranca. Ormai ha perso il contatto con la realtà.

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I governi e i premier che si auto-celebrano vanno a sbattere. È una legge universale. Si sfugge a questa regola quando la realtà viene scambiata con la fantasia o viceversa e quando i clientes ti adulano al punto che ti raccontano riflessi di opinione pubblica inesistenti. A Renzi sta capitando tutto questo. Non mi fa piacere, ma se l’è voluto lui.
La Leopolda è la Fiera mondiale dell’autoreferenzialità. Nata come raccolta di ingegni per scalare il potere, è diventata il raduno di chi il potere ce l’ha e vuole attorno a se gente di sport e di spettacolo per celebrarsi. Si faceva così anche nella antica Roma di cui la nuova Firenze prende modello.
PER RENZI IL PD È IMPRESENTABILE. Ci sono due contraddizioni nella Leopolda. La prima, lungamente detta anche dalla minoranza dem, è che un premier che organizza una corrente esterna al proprio partito di cui è anche segretario non incoraggia il voto al partito medesimo. Io stesso, elettore finora del Pd, non so se voterò per un partito che fa schifo al suo leader visto che il simbolo viene cancellato nell’occasione che a Renzi sta più a cuore. Impresentabile per lui, impresentabile per migliaia di elettori Pd.
Il secondo dato contraddittorio è nel rovesciamento dello spirito della Leopolda. Si diceva all’inizio che le prime Leopolde si sintonizzavano con lo spirito del Paese. Con questa sua voglia di cambiare, di vedere facce nuove, di mandare avanti i più giovani. È questo oggi lo spirito del Paese? E se lo è, Renzi è ancora il simbolo di questo stato d’animo?
No, non è questo lo spirito del Paese. Si è fatto appena in tempo a rassicurare gli italiani sulla crisi che questa ha ricominciato a mordere, si sono fatti errori gravi, l’ultimo sulle banche, si è governato senza curarsi di coloro che non si sono spostati di un millimetro dalla loro condizione di rischio e di quasi povertà.
TENTE AUTOCELEBRAZIONI, MA IL PAESE ARRANCA. Tutto questo in un clima di auto-celebrazione, di annunci di successi che il popolo non ha visto. Del resto chi governa dovrebbe sapere che se l’opposizione può stare sul presente, denunciando i guasti, la maggioranza non può stare sul presente vantando i successi, ma deve costruire immagini per il futuro.
Provo senza faziosità a mettere insieme queste immagini. Il premier continua con un linguaggio stereotipato che non fa neppure più sorridere. Enuncia successi che appaiono ora meno rilevanti alla pubblica opinione (la riforma del Senato), appare indeciso in politica estera (anche se con Putin ha scelto l’atteggiamento giusto), sta dando scandalosa prova di presa del potere con i suoi cortigiani. I suoi uomini nell’informazione, negli apparati, nelle aziende si segnalano come prepotenti inutilmente arroganti.
Questo ultimo punto, assieme alla fastidiosa retorica di tanti colleghi osannanti, è il suo vero tallone d’Achille.
IL PREMIER GIOCA CON IL POTERE. È opinione comune che la sua classe dirigente si stia rivelando inadeguata in tutti i campi, sicurezza compresa. Un uomo di Stato avrebbe conquistato lo Stato, non occupato lo Stato. Avrebbe chiamato a consulto le migliori riserve della Repubblica, non il circolo canottieri di Firenze. Uno statista. Renzi invece gioca con il potere, convinto che il popolo sia troppo spaventato da Grillo e Salvini per non scegliere alla fine solo lui, il premier fiorentino.
Voglio dargli la cattiva notizia: ad aver paura di Grillo e Salvini siamo rimasti in pochi. Molti accetteranno il rischio e molti a sinistra non si tureranno il naso pur di impedire ai due populismi di concorrere alla presa del potere. Tu odii la sinistra e la sinistra ricambia.
La Leopolda darebbe una buona prova di sé se si sciogliesse il primo giorno rituffando il premier e il suo partito nella società.
Ci perderemmo Federica Pellegrini, ma la aspettiamo in vasca olimpica e non nell’aquario a nuotare con Lotti e Boschi.

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