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DECISIONE 10 Dicembre Dic 2015 1918 10 dicembre 2015

M5s, a Bologna ci saranno le primarie

Dietrofront annunciato da Di Maio. Alla fine Bugani sarà solo uno dei candidati.

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A Bologna il popolo M5s ha preso la sua rivincita.
Le primarie per il candidato sindaco si faranno.
L'ANNUNCIO DEL VICE DI BUGANI. Ad annunciarlo via Facebook Marco Piazza, consigliere comunale indicato da Massimo Bugani come sue vice in caso di vittoria.
«Riaperta la possibilità di fare proposte alternative per Bologna costruite con il metodo e il percorso che ognuno ritiene più giusto (nuova scadenza 21 dicembre)», scrive Piazza. «Poi primarie e voto tra le varie proposte». E ha aggiunto con un pizzico di sarcasmo: «Nei mesi scorsi non è arrivato niente, ma stavolta immagino (e spero) che qualcosa arrivi. Tutti pronti a fare un passo indietro e i migliori auguri se verrà scelta una proposta alternativa. Intanto noi continuiamo a discutere di proposte e programma con i cittadini».


Marco Piazza però scivola su due inesattezze, a meno che Lorenzo Andraghetti e Maria Grazia Gattari siano definibili «niente».
I due attivisti, infatti, si erano fatti avanti chiedendo a gran voce primarie come da regolamento. Massimo Bugani non ha mai risposto (nemmeno a Lettera43.it) presentando a sua volta un listino bloccato di 36 nomi tra cui anche un ineleggibile: Antonio Landi, professione attore, già candidato nel 2011 nella lista civica vicina al centrodestra Bologna Capitale capeggiata Daniele Carticelli.
«NESSUNO HA MAI PARLATO DI CANDIDATURE». E pure quel «nei mesi scorsi non è arrivato niente» fa storcere il naso a molti pentastellati bolognesi.
Come ha ricordato a Lettera43.it Gattari, infatti, nessuno nel Movimento ha mai parlato di candidature, consultazioni e tempistiche. E lei ha partecipato a tutti gli incontri tranne a una pizzata. «Se hanno poi deciso lì non so...», ha scherzato.

Le conseguenze del passo indietro del M5s

Massimo Bugani e Beppe Grillo.

Un passo indietro quello del M5s bolognese che potrebbe avere ripercussioni anche sulla scena nazionale.
Già perché l'investitura di Bugani (che si era già candidato alle scorse Comunali) era arrivata direttamente da Beppe Grillo che lo aveva definito «straordinario e illuminato». Nonostante i risultati portati a casa non siano stati proprio esaltanti.
Sotto la sua guida, dalle Regionali 2010 a quelle 2014, i voti in città sono infatti calati da 14.231 a 12.364, in controtendenza col resto d'Italia.
Evidentemente, più dei voti conta la fedeltà al leader e al Movimento, proprio nella città laboratorio del M5s che ha conosciuto le prime espulsioni eccellenti: da Giovanni Favia a Federica Salsi fino alla senatrice bolognese di adozione Adele Gambaro, cacciata per aver «diffamato» il Movimento.
L'APERTURA DI DI MAIO. L'annuncio delle primarie però non è proprio un fulmine a ciel sereno: Il 9 dicembre a Porta a Porta la prima battuta d'arresto era arrivata da Luigi Di Maio. «A Bologna c'è Bugani», ha dichiarato il membro del direttorio, «ma ricordo che fino al 20 dicembre c'è la possibilità di presentare liste alternative e tutti si possono candidare»
Possibilità, però, che fino a questo momento però era stata negata.
Il listino bloccato, almeno quello 'ufficiale', era stato 'vidimato' dai vertici del Movimento.
LA BENEDIZIONE DI DELL'ORCO. «Il candidato, ormai stabilito, è Massimo Bugani», aveva sentenziato senza giri di parole il nuovo capogruppo alla Camera, il modenese Michele Dell'Orco. «Perché a Bologna, nel rispetto delle regole di base del Movimento, si vuole evitare di ripetere errori grossolani commessi in passato per esempio con Favia e con la Salsi. Si è scelto perciò di presentare un gruppo forte, coeso, che non possa voltare le spalle al Movimento dopo pochi mesi dall’elezione». Ora dovrà rimangiarsi la parola.
ADDIO CAYMAN. La Bologna pentastellata pare così non essere più la «Cayman di Bugani», come ironicamente l'aveva definita Gattari.
Forse con questa mossa il M5s cerca di recuperare uno strappo che in Emilia Romagna rischia di essere esplosivo.
Oltre alla querelle sulle primarie, infatti, resta il nodo restituzione dei rimborsi. Il 25 novembre scorso, in un incontro nel quartiere Mazzini, sono volati coltelli, dietro la regia della compagna di Nick il Nero, Serena Saetti.
I rappresentanti in Regione sono accusati di non avere restituito l'eccedenza dello stipendio come promesso in campagna elettorale. I 2.500 euro che i consiglieri dovevano tenere per sé sono infatti diventati 5.900. Apriti cielo. Quasi inutile la difesa della capogruppo Giulia Gibertoni, sulla graticola anche a Modena dove il MeetUp starebbe per sfiduciarla.



Twitter: @franzic76

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