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INTERVISTA 11 Dicembre Dic 2015 1830 11 dicembre 2015

Penati: «Il Pd mi ha cancellato, ora diventi garantista»

Dopo l'assoluzione, Penati a L43: «Attaccando me hanno colpito chi ha la mia stessa storia nei Ds e nel Pci. Serve un ragiomento politico su questa vicenda».

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Quanto sono lunghi quattro anni? Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano, ex membro della segreteria politica del Partito democratico di Pier Luigi Bersani lo sa bene, dopo che il cosiddetto 'sistema Sesto' di cui secondo l'accusa era il regista si è sgretolato davanti ai giudici di Monza giovedì 10 dicembre.
«È uscita pulita la mia immagine di amministratore pubblico», insiste con Lettera43.it. Del resto la sentenza parla chiaro: nessun finanziamento illecito, nessuna corruzione, i 10 imputati sono stati tutti assolti.
L'OMBRA SULL'EX AREA FALCK. Resta l'ombra della prescrizione per le accuse sulle presunte tangenti sull'ex Area Falck, ma bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire meglio.
Sta di fatto che adesso, polemiche a parte, Penati è uomo libero. «È un po' come rinascere», aggiunge, dopo che già in tribunale aveva spiegato le sue ragioni sulla prescrizione («Non c'entra nulla, quella parte è entrata nel processo») e l'annuncio che querelerà i suoi grandi accusatori Piero Di Caterina e l'imprenditore Giuseppe Pasini.
Ma allo stesso tempo nel suo partito è calato un silenzio surreale, scalfito solo dall'ex segretario Bersani su Facebook o dalla deputata Anna Paola Concia che ha scritto in un tweet come «sia semplice essere garantisti adesso, mentre bisognava esserlo prima».

Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano.

DOMANDA: Questo silenzio nel Pd sulla sua assoluzione fa un certo effetto.
RISPOSTA: Non c'è solo il silenzio del Partito democratico che testimonia una certa eutanasia della politica, c'è molto altro.
D. Ovvero?
R. C'è il silenzio soprattutto del sindaco di Sesto San Giovanni (Monica Chittò del Pd, ndr). In questi quattro anni è stato teorizzato un sistema che ha coinvolto tutta la città, questo teorema crolla e nessuno dice nulla per difenderla?
D. Forse non se lo aspettavano, neppure nel Pd.
R. Forse nella mia vicenda personale bisognerebbe trovare un ragionamento politico. O meglio il Pd dovrebbe farlo.
D. Il segretario Matteo Renzi non sta facendo abbastanza?
R. Sono stati fatti dei passi avanti. Inizia a intravedersi un ragionamento di tipo garantista, ma non basta.
D. Lei all'epoca fu subito attaccato anche dentro il suo partito.
R. Dopo che mi ero dimesso da tutti gli incarichi quel Pd ha sentito persino il bisogno di cancellarmi dall'anagrafe degli iscritti. Bisogna ammettere che c'è una ricerca di un maggiore equilibrio di questi tempi.
D. C'è ancora una sinistra giustizialista in Italia?
R. Con la mia vicenda personale mi sono tolto delle soddisfazioni. Il Pd non dovrebbe perdere l'occasione di fare un ragionamento politico al suo interno. Evitiamo di fare i processi di piazza, evitiamo noi di montare la forca...
D. Eppure in pochi l'hanno difesa in questi anni. Forse ce l'avevano con lei?
R. C'è stata tutta una serie di concause. Ma la cosa che mi ha stupito è l'insistenza con cui si è affrontata la mia vicenda sui giornali, continuando a mescolare gli stessi elementi per mesi.
D. Le accuse erano pesanti.
R. Era una tesi suggestiva, c'erano le coop rosse, le autostrade, aveva un suo valore giornalistico. Ma reggere per mesi e mesi, ricicciando sempre le stesse cose, come dentro un miscelatore senza un teorema... Ecco, questa cosa doveva far capire che c'era un obiettivo.
D. Peppino Caldarola, ex direttore de l'Unità, sostiene come il suo processo «abbia innescato la demonizzazione della cosiddetta vecchia guardia con annessa rottamazione» . Insomma è iniziata la rottamazione della ditta.
R. Se per la ditta s'intende quella parte del Pd che aveva la mia storia politica nei Ds e nel Pci direi che è evidente: sì, l'operazione è iniziata così e poi è finita con Renzi
D. Chi sono i responsabili?
R. È una domanda che mi sono posto tante volte in questi anni. È colpa di chi ti ha espugnato e attaccato o è colpa tua, che sei stato forse troppo codardo o incapace di difenderti?
D. Lei ha preferito restare defilato in questi anni
R. Solo così sarei riuscito a sopravvivere, c'era una pressione mediatica notevole su di me e sulla mia famiglia. Per reggere ho dovuto riprendere la mia onorabilità. Da un certo punto in avanti non ho più curato la comunicazione, mi interessavano solo i fatti processuali.
D. Anche l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini le ha chiesto scusa.
R. Così si è evitato una querela: nessuno fa nulla per niente.
D. Dopo quattro anni la politica è molto cambiata, soprattutto a Milano.
R. C'è un fatto: la città ha prodotto a più livelli una buona classe politica giovane di ricambio, ma non basta.
D. Nel senso?
R. Ancora una volta stiamo assistendo alla mortificazione della classe politica milanese con la polarizzazione dello scontro Balzani-Sala. In questo modo si stritola la possibilità di costruire una nuova leadership milanese.
D. Parla del fatto che le prossime elezioni comunali stanno assumento una valenza più nazionale che locale.
R. È un punto che i ragazzi del Pd che fanno campagna elettorale dovrebbero imparare. Se si fanno solo slogan poi ti passano sopra con il cingolato. E questo riguarda anche il mio caso.
D. Ovvero?
R. Il partito non mi ha sostenuto in questi anni, forse perché ero l'unico leader che aveva un peso qui a Milano e questa cosa, forse, a molti non piaceva. Sta di fatto che ha indotto una certa inerzia nel Pd locale.
D. Alle prossime elezioni milanesi si decideranno le sorti del Pd di Renzi?
R. Il problema non è essere antirenziani o renziani. Al momento il premier fa molti spot, ma non ha un disegno di insieme che dovrebbe prendere forma sui temi della parte riformista del partito.
D. Eppure su Milano la partita è molto importante.
R. La scelta del sindaco non può essere fatta come esperimento sul campo del Partito della nazione o di una nuova sinistra larga. Anche perché in questo modo i profili di due tentativi di leadership locale, come Majorino e Fiano, sono stati uccisi nella culla. Non bisogna essere antirenziani, serve la consapevolezza di fare battaglie politiche, ma su questa cosa bisogna avere la schiena dritta. Invece al solito ci si appoggia a Roma per far passare l'amico...
D. Pisapia si sta opponendo a questo schema.
R. Io credo che Giuliano Pisapia avrebbe dovuto ripresentarsi nell'interesse del centrosinistra arcobaleno di Milano. Ha deciso di non farlo e adesso non ha senso proporre come una fotocopiatrice la sua esperienza senza la sua persona. Credo sia una forzatura.
D. La politica le piace ancora.
R. Mi appassiona ancora tanto, sono come gli italiani che fanno i tecnici di calcio, a me piace parlare di politica.
D. C'è chi la vuole sindaco di Milano.
R. Non c'è nessun ritorno mi sono davvero posto come priorità la mia salute mentale e fisica. Non c'è altro nel mio pensiero. È un po' come rinascere, davvero. Ora me la godo.

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