Vespa Renzi 151210163836
MAMBO 11 Dicembre Dic 2015 1106 11 dicembre 2015

Renzi vuole una politica senza passioni né lotta

Per lui non esitono più destra e sinistra. Ma senza idee il Partito della nazione dove va?

  • ...

Bruno Vespa e Matteo Renzi alla presentazione del libro Donne d'Italia.

Quando leggo che non esistono più la destra e la sinistra cerco di capire dove sta la fregatura. Questa volta a pronunciare questo antico e noioso luogo comune è stato il sindaco di Firenze Nardella, che con Boschi, Lotti e Carrai costituisce il nucleo duro del renzismo.
La “fregatura”, mi si passi per la seconda e penultima volta il termine, è il Partito della nazione. Formula usata da Renzi per indicare il superamento del Pd e che il premier dice di aver ricavato da una intuizione di Alfredo Reichlin, dirigente storico della sinistra che sicuramente aveva fatto riferimento ai concetti di nazione e popolo della tradizione togliattiana (roba forte, ma per altri stomaci).
UN PARTITO SENZA IDEE. Il Partito della nazione è nella buona sostanza plebiscitario e rappresenta la traduzione populista e di governo del modello del partito all’americana (che è cosa diversa dal partito americano, organizzato e con dirigenti di base come si può leggere dalla bella biografia che il direttore del New Yorker dedicò anni fa ad Obama).
Il Partito della nazione, cioè il partito all’americana in salsa italiana, non prevede punti fermi di tipo ideologico. Neppure idee forti. Vuole rappresentare la successione di due operazioni: la prima è il forte ricambio generazionale e territoriale (da Avellino a Firenze, sempre storia Dc!) della classe dirigente con una vera occupazione del potere modello ancien regime, la seconda è uno schema riformatore prevalentemente dedicato a smontare le incrostazioni istituzionali e a liberare da “lacci e laccetti” il mercato del lavoro.
È un partito, detto alla grossa, post-sindacale e in un certo senso post-parlamentare. La sua fragilità sta nel fatto che il leader deve godere di buona salute, lo scrivo senza ironia, perché oltre lui c’è lui. Un ”complotto dei medici”, di staliniana memoria, ucciderebbe il soggetto politico.
UN MOVIMENTO CHE ESCLUDE LE PASSIONI. Questo Partito della nazione non è quindi la sinistra che si allarga fino a comprendere il diverso da sé e quindi accettando di perdere anche i propri contorni, ma è una formazione elettorale, fondata su club, uno si sta riunendo in queste ore alla Leopolda, e ispirata a un patto di comando.
Nardella dice che questo partito esprime per eccellenza la sua natura di “governo” escludendo qualsiasi riferimento alla “lotta”.
Questo è il primo punto debole. Non c’è partito di governo, partito strutturato o movimento politico, di destra o di sinistra, che non abbia fondato la sua ascesa, la sua permanenza al potere e il suo duraturo successo escludendo la mobilitazione di passioni e interessi ma confidando solo sul messaggio traghettato da un paio di centinaia di belle ragazze o di Lothar fiorentini.
Il partito o movimento è in sé “lotta”. Non faccio esempi perché non voglio offendere l’intelligenza di chi legge e vede la realtà di fronte a sé.
UN ASSETTO PIENO DI FRAGILITÀ. Il partito del futuro, come quello del passato, può propagandisticamente autodefinirsi né di destra né di sinistra per evitare di chiudersi in un recinto, per allargare la sua sfera di influenza, per dare il segno che le sue radici non sono il solo alimento dell’albero.
Lo può fare a condizione che sappia che destra e sinistra esistono.
Renzi e Nardella pensano che in Europa, oggi, non esitano destra e sinistra? Ma dove vivono? Questa frase la dicono la Le Pen e Grillo che sono appunto di destra esplicita l’una e di destra di fatto l’altro. Persino alcune categorie di lettura sociale sono diverse se si parte da destra o da sinistra. Ecco la “fregatura”. Quello che i ragazzi della Leopolda non colgono è l’estrema fragilità del loro assetto.
Esempio. La ministra Boschi, molto filialmente, ha detto che suo padre, coinvolto nel crack di una banca, è «una brava persona».
Le credo, ma si sta interrogando sul perché dopo tanto luccichio di cotillon ormai ogni guaio italiano, nella vulgata popolare, rimanda a lei, a lui, a loro, cioè a quelli che in quattro o cinque credono di poter comandare in Italia?

Articoli Correlati

Potresti esserti perso