REPORTAGE 13 Dicembre Dic 2015 2005 13 dicembre 2015

Francia, elezioni: la debâcle del Front national

Le Pen non conquista neanche una regione. Il suo partito perde anche nel Nord Pas de Calais, ma Marine esulta: «Obiettivo raggiunto: sinistra eliminata».

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da Henin Beaumont

Marine Le Pen.

Ha la faccia nera Marine Le Pen, nera di rabbia per aver perso le elezioni regionali, quelle che le avrebbero aperto le porte delle presidenziali del 2017. Con il 40% delle preferenze toccato al primo turno aveva intravisto uno spiraglio per entrare all'Eliseo, ma il 13 dicembre, al secondo turno, i francesi le hanno tolto ogni speranza.
A livello nazionale i conservatori hanno vinto con il 54,5% contro il 45,5% dell'ultradestra. Nella sua regione, il Nord Pas de Calais-Picardie, il candidato dei repubblicani Xavier Bertrand l'ha spazzata via con il 57,7% delle preferenze, contro il suo 42,2%.
MARINE RINGRAZIA 6 MLN ELETTORI. Ma Marine Le Pen non è certo una che si mostra sconfitta: «Voglio esprimere la mia gratitudine ai più di 6 milioni di francesi che hanno votato Fn e hanno saputo rifiutare le intimidazioni e le manipolazioni», dice al suo arrivo all'Espace François Miterrand di Henin Beaumont, il paese nel cuore della regione Nord Pas de Calais-Picardie, diventato quartiere generale dell'amazzone populista.
Qui ad aspettarla ci sono un mazzo di gigli bianchi, e una centinaio di simpatizzanti che la accolgono con un lungo applauso. A loro dedica il primo pensiero, perché i suoi elettori si sono «liberati dalle parole d'ordine decise nei palazzi d'oro della Repubblica», respingendo «le derive e i pericoli di un regime in agonia», dice con la stessa tempra di sempre.
I colori della bandiera francese, indossati come la domenica precedente, questa volta non le hanno portato fortuna. L'onda Blue Marine si è infranta contro lo scoglio del 'Fronte repubblicano' che era stato sciolto nel 2011 dalla destra, e che però si è ricompattato per l'occasione (secondo il patto, davanti a un candidato del Front National che arriva al ballottaggio, la sinistra fa automaticamente confluire i suoi consensi sulla destra, e viceversa).

Marine e l'obiettivo raggiunto: «L'eradicazione totale del partito socialista»

Il premier Valls con il presidente francese François Hollande.

Questa volta ad aiutare Le Pen non è stato neanche l'astensionismo, che si è ridotto dal 50 al 41,5%. Domenica 6 dicembre un elettore su due non aveva votato, ma dopo lo choc seguito al boom del Front National primo partito di Francia l'affluenza ha subito un'impennata.
Grazie anche all'aumento delle richieste di 'procuration', la delega amministrativa con cui gli elettori lontani da casa e impossibilitati a recarsi fisicamente al seggio autorizzano i familiari a votare al loro posto.
Ma nonostante quella di Le Pen non sia stata una vittoria, a suo modo lo è, perché un obiettivo importante, secondo Marine, è stato comunque raggiunto: «L'eradicazione totale del partito socialista», dice dal palco ai militanti che applaudono a piene mani e iniziano a fischiare appena appare sugli schermi il vincitore Bertrand.
BASTONATA NELLA SUA REGIONE. «Questo è il prezzo da pagare per l'emancipazione di un popolo», dice ai militanti di Henin Beaumont. Una cittadina di 26 mila abitanti, dove Marine ha il suo quartiere regionale, qui è stata consigliere comunale nel 2008. Ed è nella regione che nel 1998 ha iniziato la sua carriera politica come consigliere regionale di Nord-Pas-de-Calais e poi di nuovo nel 2010.
Le Pen la scelse come sua roccaforte perché 'simbolo dei maggiori problemi della Francia: disoccupazione, delocalizzazione, insécurité.
Ancora oggi una regione segnata dalla crisi, prima quella delle miniere poi quella delle fabbriche, roccaforte del Partito comunista francese (Pcf) e dei sindacati, l’intera regione è diventata un deserto industriale, con un tasso di disoccupazione del 12,5%, oltre due punti in più della media nazionale, il 18,1 % della popolazione è al di sotto della soglia di povertà e il Pil per abitante è il più basso del Paese, 17.400 euro.

Eurobarometro: la gente teme più l’immigrazione che la disoccupazione

Serge Marquette e la moglie Mafalda hanno votato Fn.

Ma come ha rilevato l’ultima rilevazione Eurobarometro, per la gente del posto una delle preoccupazioni maggiori è l’immigrazione, davanti alla situazione economica comunque critica, invertendo l’ordine degli ultimi cinque anni. Qui a portare il 40% dei voti a Marine al primo turno non è stata solo la crisi, ma le baraccopoli di Calais, dove i migranti vivono in attesa di riuscire a salire sulle navette che trasportano i camion verso Folkestone, verso l’Inghilterra attraverso l'Eurotunnel.
LA PAURA DELL'IMMIGRATO. «Anche qui ci sono molti maghrebini, non come a Calais certo, ma sono aggressivi, spaccano e rubano tutto», dice a Lettera43.it Serge Marquette mentre entra con la moglie Mafalda a votare nella stessa scuola dove ha votato Marine domenica mattina.
Per Serge, presidente di una autoconcessionaria ora in pensione, «la guerra civile non si scatena per un voto al Fn come dice Valls, ma per tutti i problemi che ci sono: immigrazione terrorismo disoccupazione».
Per questo lui e la moglie hanno votato Marine Le Pen. Da sempre elettori di destra, hanno scelto l'ultradestra per la prima volta alle comunali e «ora abbiamo rivotato Fn perché stanno facendo bene», dice riferendosi all'operato del sindaco Fn Steeve Briois.
«Prima i lavori del comune venivano dati a società esterne e gli impiegati del comune giocavano a carte. Invece il sindaco Fn ha fatto fare a tutti corsi di formazione e ora sono i dipendenti a fare i lavori, così le spese comunali sono diminuite» , dice Serge.
Per Mafalda il cambiamento è evidente, «hanno fatto il presepe, si sono occupati dell'animazione della città, come avevano promesso hanno abbassato le tasse sulla casa che erano altissime: noi paghiamo mille euro all'anno».
Per Serge la destra e la sinistra hanno sbagliato, «litigano sempre, per tutto, e ora si mettono d'accordo solo per sconfiggere il Fn? Scandaloso».
Per questo votare Fn è stata l'unica soluzione, «vediamo che succede, perché il primo anno sono bravi tutti a fare bene. Ora proviamo a dargli fiducia anche alle regionali. Ma mai alle presidenziali, perché io voglio stare nell'euro, nell'Ue».

«Qui c'era una oligarchia nepotista del Ps, Le Pen ne ha tratto vantaggio»

Henin Beaumont, il paese nel cuore della regione Nord Pas de Calais-Picardie

Ad aver votato Marine senza pensarci due volte sono Marie e Emilie, 19 e 20 anni: sono andate al seggio domenica mattina presto perché il pomeriggio lavorano ai mercatini di Natale: «Venerdi Marine è venuta qui al mercato a trovarci», dice entusiasta Marie. Di politica non si interessano molto, «ma Marine è meglio di Bertrand», dice Emilie, «Qui il front national ha fatto un sacco di lavori per il comune», ma alla domanda, che cosa esattamente ha fatto il Fn qui? «Non lo so, non so tanto di politica», risponde.
Insomma si vota e basta. «Si vota per il cambiamento, è quello che dicono i giovani, a sentirli parlare sembrano tutti a favore del Fn», dice Laure, mentre serve il vin chaud ai mercatini di Natale davanti al comune. Anche lei con il marito hanno votato Front national.
C'È ANCORA QUALCHE COMUNISTA. Ma a Henin Beaumont, nonostante l'eliminazione dei socialisti vantata da Marine, c'è ancora qualche cittadino di sinistra.
Bernard è presidente dell'Ape, un'associazione di genitori che cercano di aiutare i ragazzi più sfortunati ad avere borse di studio e sostegno per continuare gli studi, «associazioni che sono lasciate un po' sole», lamenta.
«Nella regione ci sono un milione di poveri. Io sono di sinistra, ma qui votano tutti a destra e non per gli immigranti di Calais, ma per la mancanza di lavoro».
Bernard ha sei figli, tre maschi e tre femmine, «che però da qui se ne sono andati, per fortuna loro stanno bene, hanno un lavoro».
IL SISTEMA POLITICO MAFIOSO. Molti hanno lasciato da tempo Henin Beaumont, e molti di quelli che sono rimasti hanno messo la scheda elettorale nel cassetto: «La gente ha smesso di votare perché c'era un sistema mafioso, come la camorra, i politici si spartivano i soldi tra di loro e si sono così dimenticati della gente», dice riferendosi allo scandalo che ha coinvolto la sinistra qualche anno fa.
Bernard la definisce «una oligarchia nepotista del Ps, dalla quale Le Pen è riuscita a trarre vantaggio». Per lui quello di Henin Beaumont è più un voto contro il sistema politico del passato, che un voto al Fn, perché si chiede: «Che cosa ha fatto qui il partito di Le Pen? Hanno aggiustato qualche strada, un marciapiede, ma niente di più».
E la destra, per Bernard ha fatto pure meno: «il repubblicano Bertrand è stato ministro del lavoro di Sarkozy, dal 2007 al 2012, e cosa ha risolto? Nulla, allora perché votarlo ora?»
LA MEMORIA STORICA PERDUTA. Nella regione di Nord Pas de Calais-Picardie, però, la sinistra ha ritirato il suo candidato, Pierre de Saintignon, «hanno fatto una 'connerie'», (una cazzata, ndr), dice Bernard, che si è rifiutato di votare la destra come chiedeva il Partito socialista, quindi l'unica alternativa «era la scheda bianca».
Quello che Bernanrd non riesce ad accettare è che «in tutto il bacino minerario noi non siamo mai stati razzisti, in miniera i miei nonni lavoravano con 130 nazionalità diverse», racconta. «Mio babbo era minatore, quindi è morto giovane, ed era un comunista, non avrebbe mai votato Fn».
Solo che oggi il problema è che «non c'è memoria storica, collettiva di quello che i nostri nonni e genitori minatori hanno vissuto, qui ci sono tre generazioni di disoccupati che hanno perso il valore storico di questo territorio».

Henin Beaumont, terreno di battaglia e soprattutto di sconfitte

Morgane con i suoi amici 18-22 anni, non ha votato nè per Le Pen nè per Bertrand, ma scheda bianca.

Eppure anche a Henin Beaumont c'è ancora qualche giovane che a destra proprio non ci vuole andare: Morgane con i suoi amici 18-22 anni, non ha votato nè per Le Pen nè per Bertrand, ma scheda bianca. «I politici sono tutti staccati dalla realtà, non ci sentiamo rappresentati ne dagli uni né dagli altri, questi politici non hanno niente da dirci».
Morgane studia logistica, Louis si è diplomato in informatica questa estate e in autunno «ho trovato lavoro, il problema non è la disoccupazione come ci vogliono fare credere, dipende da cosa cerchi, da cosa vuoi».
E a quanto pare anche questa volta a Nord Pas de Calais-Picardie non hanno voluto Marine.
LA MALEDIZIONE DEL SECONDO TURNO. Nella sua regione roccaforte Le Pen subì già una batosta, sempre al secondo turno: nel 2002, corse per l'elezione a Lens, e contro ogni previsione riuscì ad andare al ballottaggio, ma al secondo turno perse contro il candidato socialista Jean-Claude Bois.
Così nel 2007, alle legislative, dove al secondo turno vinse il socialista Albert Facon. Allora fu un socialista, oggi è un repubblicano a tarpare le ali a Le Pen. Allora lo storico Valerie Igounet disse che «per quanto avesse perso le elezioni in termini di voti, Marine aveva vinto su un altro livello, quello della conoscenza perché le elezioni del 2002 segnarono l'inizio della sua carriera politica».
OBIETTIVO PRESIDENZIALI. Chissà se questa volta, l'ennesima sconfitta non segni l'inizio della sua grande ascesa alle presidenziali.
Per vincere però nel 2017 non basterà una make up mediatico, l’archiviazione del revisionismo su Vichy e dei revanscismi sull’Algeria. Marine dovrà fare davvero i conti con il fronte repubblicano, per quanto nel giorno della sconfitta ammetterlo sia difficile: «Ora la divisione non è più tra destra e sinistra ma tra i mondialisti e i patrioti. Viva la Repubblica francese, viva la Nazione, viva la Francia!», dice Marine prima di andare via.


Twitter @antodem

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