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REPORTAGE 13 Dicembre Dic 2015 1900 13 dicembre 2015

Francia, Hollande ha perso le elezioni e il voto dei giovani

Senza lavoro. Sfiduciati. Ignorati dai politici. I 30enni hanno scaricato la sinistra. Le Pen perde le elezioni, ma il vincitore è l'astensionismo.

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Il presidente francese François Hollande.

Neanche una regione al Front national. Il partito di Marine Le Pen esce sconfitto dal secondo turno delle elezioni Regionali. È durata solo una settimana la gloria di essere il primo partito della Francia, al primo turno aveva conquistato sei regioni su 13, ma il 13 dicembre neanche Marine e Marion Le Pen, candidate rispettivamente nel Nord Pas de Calais-Picardie e nella regione Provence-Alpes-Cote d'Azur, ce l'hanno fatta. Entrambe superate dalla destra repubblicana di Sarkozy, il partito diventato cordone sanitario per bloccare l'avanzata dell'ultra destra, e boccone amaro, quanto necessario, per il partito del presidente François Hollande, il vero sconfitto.
LA SINISTRA NON RISORGE. I socialisti sono rimasti fermi, la conquista di 5 regioni non è bastata a far risorgere la sinistra francese.
Quella che nel 2012 aveva trionfato grazie ai giovani e agli operai.
E che oggi proprio da quei giovani e operai viene affossata, silenziata, bocciata.
ASTENSIONISMO VERO VINCITORE. Un bavaglio chiamato astensionismo è quello che la nuova generazione della gauche francese ha messo ai socialisti. Domenica 6 dicembre un elettore su due non aveva votato, il 13 dicembre, al secondo turno l'astensionismo è stato del 41,5%.
Il vero partito vincente di queste elezioni è quello dell'elettore non votante.
Perché i giovani, quelli che nel 2012 andarono in massa a votare il socialista Hollande al coro: «Le changement c’est maintenant» (Il cambiamento è ora, ndr), oggi sono rimasti a casa: per loro c'è solo la delusione.

«Hollande ha pensato a imprese e finanza. E i giovani?»

«Voglio essere ricordato come il Presidente dei giovani», aveva detto Hollande alla Bastiglia di Parigi, il giorno della vittoria delle presidenziali.
Nel 2012 «tutta la sua campagna elettorale era basata su di noi», ricorda con Lettera43.it Pierre, 33 anni, della Normandia. E invece poi «ha fatto regali al mondo delle imprese, della finanza, ma la disoccupazione giovanile è sempre lì, certo non è come da voi in Italia, ma è il doppio di quella tedesca», lamenta Jean, 32 anni, del centro della Francia
TROPPA RABBIA DENTRO. Jean e Pierre non hanno votato non solo perché le Regionali sono meno sentite, ma perché questa volta la rabbia era davvero troppa.
Alle Presidenziali «vediamo che succederà, ma ora erano tutti impresentabili».
Come loro sono tanti i giovani francesi che dal Nord al Sud, da Est a Ovest hanno scelto di non votare: ingegneri, insegnanti, guide turistiche, lobbisti.
GRANDE SENSO DI VUOTO. Fanno mestieri diversi, provengono da Regioni diverse eppure sono accomunati dallo stesso sentimento: il senso di vuoto.
Il vuoto della politica lasciato prima da Sarkozy e poi da Hollande.
Perché oggi a preoccupare i giovani francesi non è solo l'avanzata del Front national, ma la scomparsa della destra e della sinistra.
«SPERO CHE SI SVEGLINO». O meglio la loro omologazione. «Spero che questa tornata elettorale sia una sveglia per i nostri politici», dice Emilie, 31 anni, di Lione, «i dirigenti del Partito socialista e del Partito repubblicano sono gli unici responsabili dell'avanzata del Front national».

«Cosa ha fatto la sinistra per la disoccupazione tra i ragazzi?»

Protesta dei disoccupati in Francia.

Nella Loira la sinistra ha vinto, portando secondo i primi exit poll il risultato del 35,8%, ma il Front national si è comunque aggiudicato il 30,1%.
«Più che una questione ideologica, è una questione economica», dice a Lettera43.it Camille, 29 anni, giornalista.
«Hollande doveva fare una cosa: risolvere il problema della disoccupazione giovanile. E non l'ha fatto»
Così è successo che i giovani come Camille, socialista, hanno detto basta: «Io non ho votato per il Front national, ma capisco perché molti miei coetanei l'abbiano fatto».
ATTRATTI DAL 'NUOVO'. Il ragionamento è: hanno provato tutto, la destra di Sarkozy, la sinistra di Hollande e nessuno è riuscita a risolvere i problemi della Francia, quindi che fare?
Provare qualcosa di nuovo.
«E purtroppo l'unica alternativa vera in Francia è il Front national», dice Camille, «gli altri hanno cambiato nomi, sigle, facce, ma alla fine sono sempre gli stessi».
Certo, «non mi aspettavo un risultato così al primo turno del Front national, né tantomeno che per fermarlo al secondo turno i francesi socialisti votassero la destra».
«HANNO SOLO LITIGATO». Che però il Front national stesse guadagnando terreno «lo sapevano tutti i nostri politici», recrimina Camille, «eppure hanno continuato a litigare tra loro. A Nantes la sinistra si è fatta la guerra persino per fare l'aeroporto de Notre-Dame-des-Landes, quello voluto proprio dai socialisti, dall'ex primo ministro Jean-Marc Ayrault».
E anche la destra «si è riuscita a spaccare su questo progetto», continua, «non sono credibili. Così alla fine anche in una Regione ricca come la mia, dove la disoccupazione non è un problema come in altre zone, molte persone hanno voluto cambiare. E sentirsi più 'sicure'».
«MEDIA, BASTA TERRORISMO». Gli attentati del 13 novembre a Parigi hanno contato? «È innegabile che abbiano influenzato i francesi», dice Camille, «ma penso che i media abbiano una grossa responsabilità: l'altro giorno in tivù c'era un servizio sui mercatini di Natale di Strasburgo e l'unica domanda rivolta ai cittadini era: ma lei ha paura degli attentati? Si sente in pericolo qui?».
A forza di raccontare la paura, i francesi hanno iniziato a provarla davvero «e Le Pen ha cavalcato questo sentimento».

«Socialisti e Repubblicani non si rinnovano da anni, il Front sì»

Nicholas Sarkozy e François Hollande alle celebrazioni per l'anniversario dell'armistizio del 1918, 11 novembre 2015.

Ma non è solo una questione di sicurezza, né di razzismo.
Proprio nella Regione che ospita la seconda capitale dell'Ue, Strasburgo, dove ha sede il parlamento Ue, il Front national ha portato a casa il 36,60%.
Con il 47,60% l'Unione di destra ha conquistato la mega-regione Alsazia-Ardenne-Champagne-Lorena, lasciando al terzo posto la sinistra con il15,80%.
Un risultato amaro ma prevedibile «perché la classe politica non si rinnova da anni, il Front national invece sì», racconta a Lettera43.it Cecile, 31 anni, alsaziana, dipendente di una associazione di banche tedesche.
SPAZIO A NUOVE LEVE. Florian Philippot, del Front National, 34 anni (gay dichiarato in un partito omofobo) ha vinto contro il socialista Jean-Pierre Masseret (71 anni, senatore nel 1983) ed è arrivato secondo subito dopo il repubblicano Philippe Richert (62 anni, in politica dal 1982), non solo perché è giovane, «ma perché è uno che ha intenzione di dare spazio ai giovani come il suo partito l'ha dato a lui».
«SCONNESSI DALLA REALTÀ». Quello spazio che a destra e a sinistra è occupato sempre dalle stesse facce, sepolcri imbiancati «che vivono completamente sconnessi dalla realtà, che non si rendono conto delle esigenze della nostra generazione perché troppo impegnati a non perdere il loro potere», dice Cecile.
Lei non ha votato per il Front national, ma alcune persone nella sua famiglia sì.
E per quanto il suo cuore batta ancora a sinistra, e la sua anima tremi all'idea di vivere in un Paese «guidato da Marine Le Pen, che vuole uscire dall'euro e strumentalizza le paure delle persone», la sua testa riesce a fare un altro ragionamento.
«QUI CI MANCA IL FUTURO». In Alsazia il problema non è la disoccupazione o la mancanza di istruzione, «i miei amici lavorano tutti e hanno anche un alto livello di istruzione».
Insomma non sono poveri, emarginati o illetterati come a volte si definiscie l'elettore dell'ultra destra.
«L'unica cosa che ignorano è il futuro, o almeno non ci credono più».
È la «paura dell'ignoto» che secondo Cecile il Fn ha saputo cavalcare raggiungendo un risultato che per quanto non sia vincente «fa comunque pensare».
MALESSERE IGNORATO. Un malessere che la destra e la sinistra hanno ignorato per anni, «e ora, anziché fare mea culpa, sminuiscono il risultato del Fn definendolo un voto di protesta che si è fermato al secondo turno».
Ma se continuano così «ci troveremo davvero Le Pen presidente di una Francia chiusa, ottusa, che vive nella paura dell'arabo, del migrante, dell'altro».

«Al primo turno di vota con il cuore, al secondo con la ragione»

Per evitarlo «al primo turno si vota con il cuore, al secondo con la ragione».
Ma questa volta il cuore di Luis, 34 anni, ingegnere parigino, era troppo deluso, «così il 6 dicembre non sono andato a votare, e ho sbagliato».
«LE PEN? FASCISTA». Il suo però, precisa, non era un 'ammiccamento' verso la famiglia Le Pen: «Faccio parte di quella generazione di francesi educata con la frase: 'Le Pen fascista', e Marine non è meglio di Jean-Marie, a parte la comunicazione. Il Front national non è cambiato».
Così al secondo turno, per non dare nessuna a speranza ai 'fascisti', che comunque a Parigi già non ne avevano neanche una, Louis ha votato a sinistra.
«DESTRA E SINISTRA UGUALI». No a Le Pen, quindi, «anche se sono un po’ d'accordo con lei quando dice che la destra è quasi uguale alla sinistra: io ho votato Hollande nel 2012, la destra prima, e oggi posso dire davvero che sono tutti e due interessati più al loro futuro che al nostro», racconta con amarezza Luis.
Che spera che da qui alle Presidenziali del 2017 «i giovani che oggi hanno votato Fn cambino idea. Ma i vecchi, purtoppo, non credo torneranno indietro».

«La Francia è in crisi dal 2008. E non ne è ancora uscita»

Il presidente della Francia, François Hollande.

L'unico a tirare un sospiro di sollievo fin dal primo turno è stato Olivier, 35 anni, ingegnere.
Nella sua Regione, Rhone Alpes, Francia Sud orientale,la sinistra ha vinto con il 43,59% dei voti.
«Ed è stata una bella sorpresa», dice, «in Francia siamo in crisi dal 2008 e siamo uno dei pochi Paesi a non essere ancora usciti da questa crisi. Il tasso di disoccupazione è ancora alto. Dal 2008 abbiamo avuto governi di destra e di sinistra che non sono riusciti a risolvere nulla. E sette anni sono troppi per continuare a credere in questi politici».
«SOLO AUMENTO DI TASSE». Ora che le prossime elezioni sono quelle presidenziali a preoccupare Olivier è «la débâcle della sinistra per colpa della sua politica fatta di restrizioni fiscali, aumento delle tasse, perdita di potere d'acquisto. E nessuna soluzione alla disoccupazione».
«STESSE FACCE DA 25 ANNI». La soluzione non è puntare il dito contro la politica di Le Pen, ma sperare che questo non venga più presa in considerazione perché «i nostri partiti tradizionali ammettono finalmente gli errori commessi, iniziano a sfidarsi, a fare una politica estera vera, a lottare contro la disoccupazione, e soprattutto», spera Olivier, «a cambiare i loro candidati: nel Ps vediamo le stesse facce da 25 anni».

«Noi disinteressati? È la politica che si disinteressa a noi»

Proprio per questo motivo Emile non vota da anni.
«Non è per una mia mancanza di interesse alla politica, ma viceversa: sono i politici a non interessarsi più ai cittadini», racconta.
Fa la guida turistica a Lione e ogni volta che guarda la televisione e vede un politico non si riconosce in nulla.
«NON HANNO MAI LAVORATO». «Queste persone sembrano così lontane, fanno scuole rinomate, studiano all'Ena (Scuola nazionale di amministrazione, ndr), e poi vivono in una realtà tutta loro. Quando parlano di lavoro si vede che non hanno mai lavorato».
Persone così staccate dalla realtà che forse «avevano bisogno di una scossa da parte del Fn per capire che così davvero non funziona. Magari alle Presidenziali la vecchia politica cambierà davvero».


Twitter @antodem

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