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ESTERI 15 Dicembre Dic 2015 2040 15 dicembre 2015

Arabia Saudita, coalizione islamica anti-Isis

Coinvolti 34 Paesi. Iraq, 450 soldati italiani per difendere la diga di Mosul.

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Un militare saudita.

L'Arabia Saudita prende l'iniziativa formando una «alleanza militare islamica» di 34 Paesi contro il terrorismo, non solo quello dell'Isis. Ma il segretario alla Difesa americano Ash Carter, giunto il 15 dicembre in Turchia, dice di volere ricevere più informazioni in proposito, mentre l'esclusione di Iran e Iraq dalla nuova coalizione lascia aperta la questione della divisione e delle rivalità tra mondo sunnita e sciita.
Intanto anche l'Italia si muove, inviando 450 uomini in una delle aree più calde dell'Iraq: la diga di Mosul, in piena area contesa dall'Isis. L'obiettivo è evitare che la diga possa entrare nel mirino di terroristi e far sì che i lavori di risistemazione di questa infrastruttura vitale per l'Iraq (a cura della ditta italiana che ha vinto l'appalto) possano partire.
INCONTRO KERRY-PUTIN A MOSCA. Sempre il 15 dicembre segretario di Stato americano John Kerry ha avuto a Mosca colloqui con il presidente russo Vladimir Putin e con il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. I jihadisti dello Stato islamico, ha affermato Kerry, sono «peggio dei terroristi» e «non c'è altra scelta per le nazioni civilizzate che unirsi e combatterli per distruggerli».
Per questo, ha aggiunto Kerry, Usa e Russia devono trovare «un terreno comune» e l'incontro con Putin è «un buon inizio che apre possibilità per la soluzione della crisi siriana». «La Russia sta cercando insieme a voi la soluzione per le crisi più complicate», si è limitato a rispondere Putin. Ma è noto che tra Mosca e Washington permangono differenze di fondo, a partire dal destino del presidente Bashar al Assad.
PARTECIPA ANCHE IL QATAR. Dubbi restano anche sulla coalizione annunciata da Riad di cui fanno parte Paesi che, insieme alla stessa Arabia Saudita, sono accusati dallo schieramento sciita di sostenere i gruppi estremisti sunniti in Siria. È il caso, per esempio, del Qatar. I sauditi, inoltre, sono a capo di una coalizione già esistente di Paesi arabi sunniti che in Yemen combattono contro i ribelli sciiti Houthi, alleati dell'Iran.
Il ministro della difesa saudita Mohammed bin Salman ha chiarito che la coalizione non si limiterà a combattere lo Stato Islamico ma «qualunque gruppo terroristico», anche in Libia, Egitto, Afghanistan e Mali.
L'OMAN NON HA ADERITO. Tra i Paesi del Golfo, non ha aderito all'iniziativa solo l'Oman, da anni su una posizione di neutralità che gli ha consentito di assumere il ruolo di mediatore tra i Paesi arabi della regione e l'Iran sciita. Tra coloro che ne faranno parte vi sono alcuni dei Paesi militarmente più forti di quest'area del mondo, come l'Egitto, il Pakistan e la Turchia, ma anche Giordania, Tunisia, Marocco, Sudan, Autorità nazionale palestinese e diversi Stati africani, come Ciad, Senegal, Somalia, Costa d'Avorio e Nigeria.

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