Etruria,due indagati conflitto interessi
FINANZA 15 Dicembre Dic 2015 1830 15 dicembre 2015

Banca Etruria, la guerra tra logge e Opus Dei

Dietro lo scandalo della banca di Arezzo c'è una guerra decennale, finita nel 2010 con la vittoria dei cattolici. Ora non restano che le macerie e tanti debiti.

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Per capire lo scandalo di Banca Popolare dell'Etruria che sta facendo tremare il ministro Maria Elena Boschi bisogna riavvolgere le lancette dell'orologio di quasi 10 anni.
Serve riannodare i fili a prima del 2009, a prima delle ispezioni di Bankitalia e ai buchi da centinaia di milioni di euro per tornare a quando il fratello massone Elio Faralli, appartente alla loggia del Grande Oriente e per quasi trent'anni ai vertici della banca dell'oro nata nel 1882, lasciò tra 'applausi' e 'polemiche' la presidenza al democristiano Giuseppe Fornasari.
Bisogna raccontare la guerra per impadronirsi di un istituto di credito di provincia: quella tra due gruppi di potere economico politico non indifferenti in Italia, la massoneria e l'Opus Dei.
TRA MASSONERIA, DEMOCRISTIANI E OPUS DEI. Del resto, questa è la storia di una città che è sempre stata suddivisa in due marcoaree di influenza, quella della P2, storica massoneria di Licio Gelli - il Venerabile Maestro morto la sera del 15 dicembre che in Etruria aveva il conto Primavera dove scoprii la Commissione Anselmi versavano le quote gli iscritti alla sua loggia -, e quella appunto della Democrazia cristiana di Amintore Fanfani e della longa manus del Vaticano, dei membri numerari di Josemaria Escrivià, fondatore dell'Opus Dei, grandi conoscitori e protagonisti del potere bancario italiano e internazionale.
Basti pensare che nel 1998 in città arrivò, su ordine di Giovanni Paolo II, l'arcivescovo Gualtiero Bassetti, da sempre devoto e celebratore di messe per il presbitero spagnolo: ci è rimasto fino al 2009 e ora si trova a Perugia.
DOMENICO GIANI, L'ARETINO CHE DIFENDE IL PAPA. Non solo. Da queste parti è un nome fin troppo importante e pesante quello dell'aretino Domenico Giani, dal 1999 nella Gendarmeria del Vaticano, ora Ispettore generale del Corpo nonchè attuale responsabile per la Sicurezza di papa Francesco, beccato in alcune intercettazioni nell'indagine a carico di Nunzio Scarano, il monsignore finito in arresto per riciclaggio nel 2013, già in passato funzionario di banca.
Sono zone grigie poco conosciute al grande pubblico, di cui quando se ne scrive, come racconta Lanfranco Pace sul Foglio, fa molto 'dietrologia fessa', in realtà danno bene l'idea di come si sia arrivati alla situazione di adesso, con ben tre filoni d'indagine della magistratura sui vertici della banca (reati di conflitti di interesse, false fatturazioni e ostacolo alla vigilanza) e una provincia al collasso economico nello stile di Siena e del Monte dei Paschi. È una vicenda in cui s'intrecciano la crisi economica, il crollo del valore dell'oro, le lotte di potere politico, gli investimenti sbagliati, l'incompetenza degli amministratori e i prestiti facili agli amici degli amici.

Nel 2005 l'arrivo del democristiano Fornasari

La sede centrale di Banca Etruria ad Arezzo.

Le lancette dell'orologio portano al 2005, quando una congiuntura politico economico e religiosa si abbatte sul tessuto economico di Arezzo, la provincia ricca della Toscana, dei frantoi, delle scarpe, del vino e soprattutto dell'oro, territori virtuosi che ora fanno appunto i conti con le indagini della magistratura e con i piccoli risparmiatori che si sentono ingannati.
Il 27 luglio del 2005, infatti, avviene un fatto strano, epocale e inedito dentro il Consiglio di amministrazione (Cda) di Banca Etruria, da sempre a trazione massonica. A entrare nel board dell'istituto è appunto il cattolico Giuseppe Fornasari, un democristiano di ferro, deputato per quattro legislature, sottosegretario di ben due governi Andreotti, ma in particolare grande esperto di nomine bancarie e amico in quegli anni di un altro pezzo da novanta di questo mondo, ovvero Roberto Mazzotta, anche lui ex deputato, diventato presidente di Cariplo nel 1986, quando la Prima Repubblica si spartiva le nomine delle Casse di Risparmio durante lunghissime maratone notturne.
LE TRAME INTORNO A FARALLI E IL RUOLO DI SCHIATTI. Qui bisogna fare un inciso. Come riesce Fornasari a entrare in Etruria? Faralli, che morirà nel 2013, nel 2005 ha ormai più di ottant'anni. Governa Banca Etruria dal 1980, anche se ci è entrato nel 1974. È massone del Grande Oriente d'Italia, che in quel di Arezzo non è neppure una notizia con logge e loggette presenti un po' ovunque.
In questi anni il leone dell'oro nato a Padova nel 1922 ha sempre mantenuto un cappello sull'istituto di credito. Ha resistito a chi gli diceva «di far entrare questo o quello» nel Consiglio di amministrazione. Ha uno stile forse un po' antico, che poco si addice ai tempi che cambiano, alle nuove banche e ai nuovi prodotti finanziari.
Ma su consiglio di Paolo Schiatti, personaggio enigmatico che poi diventerà direttore generale dell'istituto, decide di stringere un accordo con l'Opus Dei a patto di rimanere ancora in carica come presidente. Lascia entrare Fornasari che nel 2007 diventerà vicepresidente vicario.

L'apertura al mondo cattolico e alle cooperative

La sede della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio.

La situazione inizia a cambiare. La componente cattolica in seno alla banca apre all'Ucid, Unione cristiana imprenditori dirigenti.
Ma c'è anche tutto un mondo 'cattocomunista' sul territorio, legato alla storica Dc e vicino alle cooperative rosse.
Non a caso sono raggianti i democristiani di sinistra del Pd, gli ex Margherita che nel frattempo hanno festeggiato nel 2006 come sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, detto il Nipotissimo, avvocato penalista noto in città.
Ma soprattutto a entrare nell'istituto è la mentalità dei 'casentinesi', di Casentino, una delle quattro vallate della città, da dove arriva appunto Fornasari. C'è un detto su chi abita in questa terra toccata di striscio dall'Arno: «I casentinesi dividono in due il mondo: loro e tutto il resto». C'è un po' di tutto, come verificheranno in seguito i magistrati sulla cessione di Palazzo della Fonte, ora al centro delle indagini per ostacolo alla vigilanza, e dal consorzio Manutencoop, ai farmacisti romani fino ai birrai del Valdarno o all'ex presidente Snai Francesco Ginestra.
IL 'GOLPE' DEL 2009 E L'ADDIO DI FARALLI. Tra il 2008 e 2009 gli accordi sono già stati bruciati. Esce dal board Maurizio Bartolomei Corsi, fidatissimo di Faralli. In teoria vale ancora una tacita intesa tra le varie anime del Consiglio di amministrazione che vorrebbe lo storico presidente in carica fino al 2010.
Ma qualcosa va storto. E a maggio del 2009 il Cda lo fa fuori a maggioranza. C'è chi grida al golpe. Rossano Soldini si opporrà a quella decisione, dimettendosi e dichiarando che «Etruria è in mano a consiglieri non provenienti dal territorio». Ma la situazione è ormai fuori controllo da tempo e la strada è ormai segnata. Perché proprio Schiatti, insieme con Fornasari e l'ex direttore generale Luca Bronchi (gli ultimi due sono indagati da tempo per ostacolo alla vigilanza ndr) hanno iniziato a cancellare l'anima laica dell'istituto: dopo Faralli a saltare sarà pure l'ex direttore generale Alfredo Berni.
Nel frattempo entra pure il padre di Maria Elena Boschi, Pier Luigi, come rappresentante del mondo dell'agricoltura e della Coldiretti: sarà vicepresidente della banca per otto mesi. Al momento non ci sono indagini sul suo conto.
Ora non restano che le macerie e tanti debiti. Le ispezioni di Bankitalia hanno trovato una montagna di crediti inesigibili, buchi di bilancio, incompetenza negli amministratori. E in città c'è chi rimpiange Faralli. «È stato un tappo, poi è venuto giù tutto». Del resto le prime rilevazioni di palazzo Koch sono appunto del 2010, quando la guerra tra Opus Dei e massoneria era ormai terminata.

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