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PROPOSTA 15 Dicembre Dic 2015 2000 15 dicembre 2015

Schengen, come funzionano i guardacoste federali Ue

Mille agenti entro il 2020. E più di 300 milioni impegnati contro la crisi migratoria. Il compito: intervenire ai confini. Anche contro la volontà degli Stati. Sovranità nazionale a rischio?

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Controlli dei guardacoste ai confini dell'Unione europea.

da Bruxelles

Tra gennaio e novembre 2015 più di 1,5 milioni di persone hanno attraversato illegalmente le frontiere dell'Unione europea: il massimo picco rilevato nella storia dell'Ue.
Cittadini di Paesi terzi che una volta entrati continuano il loro viaggio attraverso gli Stati membri, senza essere prima identificati, registrati e soggetti a controlli di sicurezza adeguati.
CONTROLLI REINTRODOTTI. Un fenomeno fuori controllo che ha «radicalmente messo in discussione la coerenza dello spazio Schengen», ha ricordato la Commissione europea e che ha di conseguenza «portato alcuni Stati membri a reintrodurre i controlli temporanei alle frontiere interne», in segno di difesa.
Ed è proprio per garantire una maggiore sicurezza che il 15 dicembre l'esecutivo europeo ha approvato un pacchetto di otto proposte per far fronte alla crisi migratoria e costruire una politica comune.
AGENZIA GUARDACOSTE FEDERALE. Tra queste la più importante è la proposta legislativa per la creazione di un'Agenzia europea di guardacoste e guardie di frontiera di tipo 'federale'.
Ad approvarla deve essere il Consiglio Ue e il parlamento, ma già ora si discute sulla controversa questione che prevede l'intervento di questa Agenzia alle frontiere esterne dei Paesi Ue anche contro la loro volontà.
Decisione da prendere solo nel caso in cui la vulnerabilità del confine metta a rischio Schengen.
«Più Europa e più sicurezza per l'Europa, ma senza togliere la sovranità agli Stati membri», hanno ripetuto più volte il commissario Dimitris Avramopulos e il vice presidente della Commissione Frans Timmermans durante la presentazione della proposta.
SOVRANITÀ NAZIONALE A RISCHIO. Un'assicurazione che però non chiarisce l'ambiguità della proposta messa sul tavolo degli Stati Ue sul margine di autonomia che questi hanno nel rifiutare l'intervento della nuova Agenzia sul suolo nazionale.
Finora infatti il controllo dei confini è stato tradizionalmente ed esclusivamente appannaggio dei poteri nazionali.
La decisione di far intervenire l'Agenzia sarà presa dalla Commissione, ma con la partecipazione degli Stati membri che votano a maggioranza qualificata secondo la cosiddetta 'procedura di comitologia'.
C'è però anche la possibilità che la decisione sia presa attraverso una procedura d'urgenza per i casi eccezionali in cui le misure descritte devono essere realizzate immediatamente.

Previsti 402 agenti all'inizio del 2016, mille entro il 2020

Migranti sulla rotta Libia-Europa.

La proposta coinvolge gli Stati membri di Schengen e gli Stati associati a Schengen (Norvegia e Svizzera).
Il nuovo corpo riunisce in pratica le risorse dell'Agenzia Frontex e le autorità degli Stati membri responsabili della gestione delle frontiere a livello nazionale.
GUARDIE PRONTE AD AGIRE. Si dovrebbe arrivare a un personale formato da mille agenti entro il 2020, rispetto ai 402 previsti all'inizio del 2016.
Gli Stati membri dovranno mettere a disposizione almeno 1.500 guardie di frontiera pronte a essere distribuite dall'Agenzia per interventi rapidi alle frontiere.
Come regola generale, le guardie di frontiera europee agiranno solo in presenza di personale dello Stato membro ospitante.
SERVE COOPERAZIONE. La parola d'ordine «è cooperazione», spiegano fonti Ue, in quanto il corpo europeo e quello nazionale si devono dividere compiti e responsabilità per una gestione integrata delle frontiere.
Che inizia prima di tutto con il monitoraggio per arrivare al supporto nelle operazioni di rimpatrio in cooperazione con i Paesi terzi.
L'Agenzia può intervenire in situazioni di urgenza, su richiesta di uno Stato membro o qualora uno Stato non sia in grado o non voglia agire direttamente.
RICHIESTA DI INFORMAZIONI. Sulla base di una richiesta da parte dell'Agenzia, gli Stati membri devono fornire tutte le informazioni sulle loro capacità di effettuare i controlli alle frontiere, elencando qual è il personale messo a disposizione, le attrezzature tecniche e le risorse finanziarie impiegate.
In base a queste informazioni l'Agenzia fa una valutazione per capire la vulnerabilità dello Stato membro nel gestire la situazione alle frontiere e decide poi quali misure correttive devono essere adottate dallo Stato membro interessato. Che a sua volta ha un lasso di tempo definito per realizzarle.
Nei casi in cui lo Stato membro non riesca a mettere in atto queste misure, e «il controllo della frontiera esterna è considerato inefficace», la Commissione può decidere di affidare all'Agenzia il compito di intervenire per non mettere a rischio il corretto funzionamento dello spazio Schengen.
INTERVENTO EMERGENZA. La decisione di fare un intervento di emergenza senza una richiesta dello Stato membro viene presa solo come «ultima possibilità», specifica la Commissione, «quando gli interessi dell'Unione lo richiedono».

I fondi per far funzionare l'Agenzia: 322 milioni di euro nel 2020

Profughi alla stazione di Bolzano.

Per sostenere tutte le attività di monitoraggio, sorveglianza e azione sul campo si calcola un aumento graduale del bilancio dell'Agenzia dal 143 milioni inizialmente previsti per il 2015 fino a 238 milioni nel 2016 e a 281 milioni nel 2017, raggiungendo i 322 milioni nel 2020.
Tutti i costi sostenuti sono rimborsati integralmente dall'Agenzia, a parte lo stipendio base delle guardie di frontiera.
RIMPATRIO, DECIDE LO STATO. L'Agenzia si occuperà anche del sostegno agli Stati membri nelle attività di rimpatrio, ai quali rimane però la totale responsabilità di azione, così come nelle decisioni sul diritto di asilo.
«La sovranità nazionale rimane nelle mani dei singoli stati membri», ha ripetuto Avramopoulos, «non è compromessa».
Un concetto ribadito più volte per convincere gli Stati membri ad approvare la proposta.
Per ora la Commissione europea confida nel sostegno franco-tedesco, ma prevede una forte opposizione da parte di alcuni Paesi, in particolare quelli dell'Europa centro orientale, come per esempio Polonia e Ungheria, che sinora hanno difeso la propria sovranità per il controllo delle frontiere entrando più volte in conflitto con Bruxelles.
RELOCATION CONTESTATA. Paesi che hanno criticato l'imposizione del 'metodo comunitario' e delle decisioni a maggioranza qualificata nella vicenda delle relocation, il ricollocamento negli altri Stati membri di una parte dei rifugiati giunti in Italia e Grecia.
Una misura che per quanto approvata tarda a essere implementata proprio a causa delle resistenze di numerosi Stati membri ad accogliere i rifugiati.
Dall'Italia finora sono stati ricollocati appena 186 richiedenti asilo su 40 mila che dovevano essere distribuiti negli altri Stati membri.
DOCUMENTO DI VIAGGIO UE. La Commissione Ue ha proposto inoltre l'istituzione di un Documento di viaggio europeo per il rimpatrio dei migranti illegali. Il nuovo documento avrà un formato europeo uniforme con caratteristiche tecniche e di sicurezza accresciute, e sarà valido per un solo viaggio.
Ogni anno in Europa viene emesso quasi mezzo milione di ordini di espulsione, ma solo il 40% di queste decisioni è stato eseguito nel 2014. Uno dei principali ostacoli alle riammissioni è la mancanza di documenti validi per i rimpatriati.

Twitter: @antodem

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