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OPERAZIONE MILITARE 16 Dicembre Dic 2015 0800 16 dicembre 2015

Germania, guerra all'Isis guidata dalle donne

Merkel in prima linea. E la tenace ministra Von der Leyen in cabina di comando. La missione tedesca in Siria e Iraq è a trazione femminile. Ma i toni restano soft.

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Il ministro della Difesa Ursula von der Leyen e la cancelliera Angela Merkel al Bundestag, il parlamento tedesco.

da Berlino

La Germania va alla guerra.
Anche se tutti i leader del governo tedesco evitano di pronunciare quella parola.
E preferiscono parlare di «operazione militare».
Forse, viste le ridotte dimensioni dell'impegno approvato dal Bundestag, l'espressione è più appropriata.
In Siria e Iraq i tedeschi spediscono sei tornado di ricognizione, un paio di aerei di rifornimento, una fregata e 1.200 soldati.
Non proprio un contingente di guerra.
OPERATIVI DA GENNAIO. Sono operativi da gennaio 2016: il tempo di preparare all'azione i mezzi non proprio oliati della macchina militare di Berlino.
Che fino a 20 anni fa mai avrebbe immaginato di poter essere impiegata su scenari bellici fuori confine.
E che ora, dopo Kosovo, Afghanistan e una manciata di terre africane, si dice pronta - anche se non perfettamente funzionante - a supportare il maggior ruolo di responsabilità cui la Germania aspira a livello internazionale.
GUIDANO LE DONNE. Eppure la spedizione approntata dopo che il presidente francese François Hollande ha chiesto l'aiuto che non si poteva rifiutare una particolarità ce l'ha: è una guerra - pardon, un'operazione militare - guidata dalle donne.

Merkel, primo conflitto in 10 anni di cancelleria

Il ministro della Difesa Ursula von der Leyen, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.

Al vertice della catena decisionale c'è Angela Merkel, alla sua prima guerra in 10 anni di cancelleria, proprio nell'anno in cui i giurati di Stoccolma le hanno negato il Nobel per la pace e il Time di New York l'ha incoronata persona del 2015.
LA TENACE URSULA. Sulla plancia militare di comando si posiziona invece il ministro della Difesa Ursula von der Leyen, tenace e ambiziosa, passata in poche settimane dal difendere se stessa dall'ennesima accusa mossa a un politico tedesco di plagio della tesi di dottorato al difendere mezzo Occidente dagli attacchi dell'Isis.
UN UOMO A MEDIARE. L'unico uomo in mezzo a questa squadra femminile è il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, l'ex funzionario riscopertosi politico che con passo felpato muove le file dell'accorta diplomazia tedesca.
Lavoratore instancabile, che si è buttato anima e corpo nella crisi mediorientale, viaggiando senza sosta da una capitale all'altra dei Paesi coinvolti nel conflitto siriano.
IL RUOLO DEL BUONO. Ma paradossalmente a lui è affidato il compito del «buono», di colui che sonda la via politica, esplora le volontà altrui, dialoga con pazienza, agisce con cautela, convince e si lascia convincere.
Gli aspetti marziali in Germania sono tutti declinati al femminile.

Tedeschi alla guerra con toni soft. Per ora

Membri dell'Isis con la bandiera nera del Califfato islamico.

È forse anche per questo che i toni di Berlino sono pacati e prudenti.
Non c'è retorica belligerante, mancano le frasi a effetto sul braccio di ferro fra il bene e il male: gli slogan tipo «non soccomberemo», «vinceremo», «staneremo», «bombarderemo».
La Germania peraltro non bombarda. Aiuta soltanto.
FOTO, NON BOMBE. I tornado promessi, rispolverati dagli hangar e rimessi in funzione per l'occasione, sono aerei da ricognizione: a bordo hanno macchine fotografiche, seppur potentissime, e non bombe.
Elaborano mappe geografiche e non seminano morte.
Sebbene quelle foto e quelle istantanee così precise serviranno a preparare i bombardamenti degli altri, le guerriere tedesche hanno buon gioco a dire, come ha fatto Ursula von der Leyen, che immagini efficaci servono anche a evitare che scuole e ospedali vengano scambiati per obiettivi militari.
DAL NAZISMO ALLA PACE. Insomma, la Germania va alla guerra con toni soft, senza rullo di tamburi e senza grancassa, come sua tradizione da quando negli Anni 90 esordì con la sua prima missione militare all'estero dalla fine della Seconda guerra mondiale: all'indomani della riunificazione, nella seconda guerra del Golfo.
Quello che fu nei secoli passati il Paese militarista per eccellenza, si è trasformato dopo l'Armageddon nazista nel Paese più pacifista d'Europa, che digerisce a fatica il ruolo da protagonista sulla scena internazionale cui i politici tedeschi attuali aspirano e a cui spingono i nuovi equilibri mondiali.

Lezione imparata: per dire la propria bisogna partecipare

Un migrante in arrivo in Germania.

Ma questa volta, con realismo, i tedeschi hanno accettato la regola: per dire la propria sullo scacchiere mondiale bisogna esserci, partecipare.
E sulla crisi siriana Berlino ha deciso di giocare un ruolo di primo piano, anche perché si è ritrovata inaspettatamente sul fronte quando si è vista arrivare un milione di profughi.
IL POPOLO CON CHI STA? Questa volta anche i sondaggi faticano a prendere il polso dei cittadini: gli attentati di Parigi hanno lasciato una scia di paura e solidarietà verso il vicino più importante e le rilevazioni delle opinioni sono contraddittorie.
Alcune sostengono che la maggioranza appoggi l'intervento, altre forniscono risultati opposti e tutte provengono da istituti autorevoli.
NIENTE CORTEI PACIFISTI. Ma per le strade tedesche non ci sono state nelle ultime settimane manifestazioni pacifiste di rilievo, come sempre in altre occasioni, anche quando in guerra ci andavano gli alleati occidentali e la Germania restava nelle retrovie.
In questa situazione di incertezza ci si fida della cancelliera, che invece non riesce a uscire dal tunnel dei profughi nel quale si è infilata.
IN CRISI SUI MIGRANTI. È su questo secondo fronte che Merkel sta incontrando grandi difficoltà.
E anche nel congresso di partito di metà dicembre insidie e polemiche sono arrivate dalla sua politica di gestione della crisi dei migranti, non dalla scelta di impegnarsi militarmente contro l'Isis.
Su questo punto, magari controvoglia, i tedeschi si fidano. La scelta di accompagnare la Francia è sembrata alternativlos, senza alternative: l'aggettivo preferito da Angela Merkel, il suo vero fil rouge politico.
O, per dirla alla tedesca, il suo leitmotiv.

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