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DIRITTI CIVILI 16 Dicembre Dic 2015 1214 16 dicembre 2015

Premio Sacharov 2015 per la libertà a Raif Badawi: chi è il blogger saudita

Riconoscimento dell'Ue all'attivista in carcere. Condannato a 10 anni e mille frustate per un reato d'opinione. La moglie a Bruxelles: «Non è un criminale, ma uno spirito libero».

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da Bruxelles

Ensaf Haidar ritira il premio Sacharov dedicato al marito Raif Badawi.


Lo scrittore Ignazio Silone diceva: «La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica».
Per aver provato a esercitare questa libertà Raif Badawi, blogger e attivista saudita per i diritti umani, è stato condannato a 10 anni di carcere, 1.000 frustate e una multa di circa 200 mila euro.
Sul suo sito web, Free saudi liberals, che promuove il dibattito sociale, politico e religioso, ha ospitato dei messaggi considerati «blasfemi» dalle autorità saudite.
Per questo dal 2012 Raif, che oggi ha 31 anni, è in una prigione dell'Arabia saudita.
GIÀ 50 FRUSTATE. La prima serie di frustate pubbliche, 50, gli sono state inferte a gennaio 2015, pubblicamente, davanti alla moschea di al-Jafali a Geddal.
Le numerose proteste a livello internazionale hanno sinora ritardato ulteriori pene che potrebbero aggravare le sue condizioni di salute già critiche.
PREMIO SACHAROV 2015. Ma nonostante gli appelli di Amnesty international, Report sans frontiers, dell'Ue, Usa e Canada, Badawi è ancora in carcere.
Ed è da lì che il 16 dicembre il parlamento europeo di Strasburgo gli ha consegnato, virtualmente, il premio Sacharov per la libertà di pensiero.
COME SAN SUU KYI NEL 1990. Come successe alla politica birmana Aung San Suu Kyi nel 1990, anche Raif non ha potuto ritirare di persona il premio che ogni anno l'istiuzione europea consegna a un cittadino che lotta per la libertà di pensiero e i diritti umani.
Nel 2014 il parlamento europeo aveva consegnato il premio Sacharov al medico congolese Denis Mukwege per aver dedicato la sua vita ad aiutare le vittime di stupri di gruppo da parte dei soldati.

Tweet di @raif_badawi

Un minuto di silenzio per le vittime della Francia e del mondo

A rappresentare il blogger saudita durante la cerimonia a Strasburgo è stata sua moglie Ensaf Haidar, che vive in esilio in Canada con i loro tre figli e che dal giorno della sua incarcerazione lotta per avere giustizia e far tornare Raif in libertà.
SCHULZ CHIEDE LA GRAZIA. «È lei che ora dà voce al marito visto che lui non può usare la sua», ha ricordato il presidente del parlamento Ue Martin Schulz, dopo aver rivolto al regno saudita la richiesta di «concedere la grazia a Raif Badawi».
Un uomo diventato «un simbolo per tutti quelli che nel mondo combattono per la libertà».
Prima di ritirare il premio, Ensaf si è alzata e ha mostrato la foto del marito Raif all'aula di Strasburgo: «Per me è un grande onore essere qui, avrei voluto fosse Raif a ricevere personalmente questo premio», ha detto, «vorrei chiedervi di rispettare un minuto di silenzio per le vittime di Francia e di tutto il mondo, questo è il più grande desiderio di mio marito», ha detto.
«LA LIBERTÀ È COME L'ARIA». Poi sono state le parole di Raif a riempire l'aula di Starsburgo: «La libertà di espressione è come l'aria che respiriamo, il combustibile che ci fa pensare e lavorare», ha detto Ensaf citando un passo di un libro del marito, «nel corso delle varie epoche le nazioni hanno fatto progressi grazie ai loro pensatori, ai loro filosofi, alle loro idee».
Poi ha continuato: «Mio marito sogna un mondo migliore che accetti il pensiero dell'altro, Raif ha parlato con una voce chiara, ed è questo che ha dato fastidio, ma è diventato un'icona della libertà proprio perché è un pensatore pacifico, libero. Non è un criminale, è uno spirito libero, il suo crimine è essere una voce libera nel Paese del pensiero unico».


Tweet riguardo Raif Badawi

Arabia saudita al 164esimo posto su 180 Paesi per libertà di stampa

Manifestazione di Amnesty international contro la condanna di Raif Badawi.

Una libertà che gli è stata tolta dall'Arabia saudita, Paese che si trova al 164esimo posto su 180 nell'indice della libertà di stampa nel mondo.
E che non ha fatto nessun passo indietro neanche davanti agli appelli di politici, come per esempio il primo ministro canadese Justin Trudeau.
«CONDANNA MEDIEVALE». Il ministro degli Esteri svedese Margot Wallstrom ha definito la sua condanna «medievale», mentre per il capo dei diritti umani delle Nazioni unite Ra'ad Zeid Al Hussein è «crudele e disumana».
Condanna che è stata confermate dalla Corte suprema il 6 giugno 2015.
«Raif Badawi è un prigioniero di coscienza, il cui unico 'crimine' è stato quello di creare un sito web per la discussione pubblica», ha ricordato Philip Luther, il direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa.
I SAUDITI: «NO A INGERENZE». Dichiarazioni non gradite dal regno: il 29 maggio l'ambasciata saudita a Bruxelles ha scritto una dichiarazione ufficiale sul caso per conto del ministero degli Affari Esteri saudita rivolgendosi ai membri del parlamento europeo. La dichiarazione condannava qualsiasi «interferenza nei loro affari interni», dicendo che «alcuni partiti e media internazionali stanno cadendo nel tentativo di attaccare e violare il diritto sovrano degli Stati».
«IO FRUSTATO, LA GENTE ESULTAVA». Nel suo libro 1,000 Lashes (che ha dettato per telefono dal carcere alla moglie Ensaf), Badawi ha scritto di essere «miracolosamente sopravvissuto alle 50 frustate» e ha raccontato quella giornata paradassole «durante la fustigazione sono stato circondato da una folla esultante che gridava incessantemente 'Allahu Akbar' (Dio è grande)», concludendo con l'amara riflessione che «tutta questa crudele sofferenza mi è stata causata solo perché ho espresso la mia opinione», ha scritto Badawi.

Oltre a Raif sono molti altri i prigionieri di coscienza

Il blogger saudita Raif Badawi è il vincitore del Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2015.

Un diritto che come Raif hanno provato a esercitare numerosi altri cittadini: Suliaman al-Rashudi, Abdullah al-Hamid, Mohammed al-Qahtani, Abdulaziz al-Khodr, Mohammed al-Bajadi, Fowzan al-Harbi, Abdulrahman al-Hamid, Saleh al-Ashwan, Omar al-Sa'id, Waleed Abu al-Khair e Fadhel al-Manasif stanno ancora scontando condanne in prigione per aver espresso ciò che pensano.
Il co-fondatore del sito di Badawi, Souad al-Shammari, è stato rilasciato dal carcere a fine febbraio, ma il suo avvocato - anche lui un attivista - è in carcere dopo essere stato condannato a 15 anni per aver criticato le numerose violazioni dei diritti umani in Arabia saudita durante interviste con i media e sui social network.
MINIMO 10 ANNI DI PENA. Fadhil al-Manasif, attivista e blogger, deve scontare 14 anni di prigione, mentre Mohammed al-Bajadi, membro fondatori di uno dei pochi gruppi che difendono i diritti umani in Arabia saudita, è stata condannato a 10 anni di carcere a marzo.
Mohammed al-Qahtani Fahad, un altro importante attivista per i diritti umani, è stata condannato a 10 anni nel 2013.
ANCHE CONDANNE A MORTE. «Quest'anno», ha ricordato Schulz, «in Arabia saudita sono state giustiziate 150 persone, ci rivolgiamo alle autorità saudite per chiedere la fine di questa barbarie e l'immediata scarcerazione di Ali Mohammed Baqir al-Nimr», ha continuato il presidente del parlamento Ue, riferendosi al giovane attivista sciita condannato a morte per reati presumibilmente commessi all’età di 17 anni, e accusato di «partecipazione a manifestazioni antigovernative».
Gli attivisti in Arabia Saudita da tempo criticano una nuova legge antiterrorismo che considera «gli atti che danneggiano la reputazione dello Stato o la sua posizione illegali». E che oggi permette di tenere centinaia di persone in prigione.
HA RICEVUTO GIÀ 15 PREMI. Per tutti loro e per Raif c'era una sedia vuolta al parlamento di Strasburgo con sopra una targa. «Speriamo di poter consegnare a Raif il premio personalmente e di poterlo fare presto», ha detto Schulz.
San Suu Kyi vinse il premio mentre era agli arresti domiciliari e venne a ritirarlo di persona 23 anni più tardi.
La speranza è che Badawi possa prendere il suo molto prima.
Il premio Sacharov è «il primo ricevuto da un cittadino del Golfo», ha ricordato la moglie di Raif, che quest'anno di premi ne ha ricevuti 15.
Questo dell'Unione europea Raif l'ha voluto dedicare «a coloro che augurano la vita», ha ricordato la moglie.
«A coloro che augurano di rimanere nell'ignoranza noi auguriamo di tornare alla ragione».


Twitter @antodem

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