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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 17 Dicembre Dic 2015 1500 17 dicembre 2015

Aspiranti nuovi Squinzi, che ci fate alla Leopolda?

È inutile risciacquarsi i panni nell'Arno. Non vi voteremo per la futura Confindustria.

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Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.

La situazione è grave, ma non seria.
Candidati forti alla presidenza di Confindustria non ne sono ancora emersi.
E tutta la procedura elettiva slitta in avanti: a fine gennaio 2016 devono essere nominati e insediati i 'saggi' e tutto si chiude in due mesi esatti poiché è il Consiglio generale del 31 marzo a designare il successore di Giorgio Squinzi.
SISTEMA IN PANNE. Eppure il campanello d'allarme tra gli imprenditori, anche tra quelli che ostentano indifferenza e dicono di avere altro da fare, è scattato: nonostante la riforma abbia regole ancora più chiare di prima per la fase elettorale - per esempio con i consensi iniziali portati al 20% del totale per potersi candidare - il sistema appare in panne.
E non riesce a esprimere candidati forti che possano arrivare fino in fondo.
Dopo la fioritura iniziale, quando i candidati censibili e censiti erano 16, si era passati a un periodo, da metà novembre in poi, in cui la rosa si era ristretta a pochi.
RIFIORISCONO I NOMI. Oggi di nuovo orologio all'indietro: sono rifioriti i candidati.
La Lombardia, orfana soddisfatta del presidente di Assolombarda Gianluigi Rocca, ha infilato altri nomi accanto a quelli già usciti come Marco Bonometti e Aldo Fumagalli e incoronato come pretendenti più o meno consapevoli Mazzoleni e Ribolla.
L'Emilia, per non essere da meno, è pronta a farne correre cinque e per carità di Confindustria e per rispetto degli stessi non ve li facciamo i nomi.
VENETO OCCUPATO IN ALTRO. Il Veneto è troppo occupato a dipanare la matassa dolente delle sue banche - in particolare Zuccato e Zigliotto, così come Bolla, mentre tutti stanno toccando con mano che le perdite di Popolare di Vicenza e Veneto Banca si assestano sui 5 miliardi di euro, e non si tratta di una situazione indolore per il territorio - e ha rinviato la definizione del candidato unitario a febbraio.
Anche perché nel frattempo sono in visita gli emissari dei 'parroci stranieri' a partire dal romano Regina e dal salernitano Boccia.

Grandi elettori presi in contropiede

Sede di Confindustria.

Anche i grandi elettori sono stati presi in contropiede essendo, come noi inermi commentatori, partiti in anticipo.
E anche qualche candidato che sembra sponsorizzato potrebbe poi non esserlo davvero poiché in questa fase del tutto fluida è meglio avere in scuderia uno straccio di candidato così da poter meglio partecipare alla fase in surplace della corsa.
Gli unici indaffarati sono gli ex presidenti che la riforma Pesenti ha messo in campo come padri nobili della ricerca del nuovo presidente: Abete, Fossa, D'Amato, Montezemolo e Marcegaglia si vedono, si sentono, parlano con tutti e involontariamente legittimano o attaccano candidati.
Ma sono loro per primi a sapere che non siamo nemmeno ai giri di prova.
PROPRIO ORA SERVE FORZA. Ed è proprio questo che preoccupa gli imprenditori più attenti: perché in questa fase storica tutti noi vorremmo una Confindustria più forte su alcune questioni vitali.
Nell'aiutare l'economia a riprendersi davvero e non a chiacchiere.
Nel rapporto con l'opinione pubblica; nella dialettica con un governo che la declassa a sindacato degli imprenditori uniformandola alla Cgil vista come il sindacato dei pensionati più che dei residui operai.
DOVREMMO STARE ALL'OPPOSIZIONE. Nel rapporto con il premier, dove qualcuno vorrebbe (magari non a torto) che fossimo anche noi come nei primi Anni 90 a scendere in campo per il referendum confermativo delle riforme istituzionali alla ribollita: ovviamente, questa volta Confindustria dovrebbe schierarsi all'opposizione e non per il sì come 23 anni fa.

Anche l'imprenditore della fabbrica accanto ci sta facendo un pensierino

La Leopolda 2015.

Molta carne al fuoco per il nuovo presidente, chiunque esso dovesse essere.
E se siamo tutti d'accordo nel non volere un imprenditore stellato - uno che fattura un miliardo di euro, ma conosce poco della piccola e media impresa - non possiamo poi sorprenderci se poi pure l'imprenditore della fabbrica accanto ci sta facendo un pensierino.
Ma in questo vuoto di potere, in cui magari può venire il sospetto che nella struttura centrale e nella galassia delle controllate qualcuno pensi di farsi i fatti propri, due certezze ci sono.
La prima: Giorgio Squinzi non permetterà giochi che possano pre-costituire posizioni a danno delle prerogative del successore. È nel suo stile e nella migliore tradizione di Confindustria.
INUTILE ANDARE ALLA LEOPOLDA. La seconda: qualcuno dei candidati è andato alla Leopolda, magari per legittima curiosità, ma noi non lo votavamo prima e a maggior ragione non lo voteremo dopo che ha provato a risciacquarsi i panni in Arno.
P.s. Per dovere d'ufficio devo riportare che tra i candidati mi hanno anche parlato di un molto noto manager pubblico uscito di scena da poco.
Certo, come manager è stato di buon livello rispetto ai suoi contemporanei e come imprenditore si sta mettendo alla prova.
Ma, mi chiedo, se fosse vero che stavolta vorrebbe stare da protagonista e non dietro le quinte delle nostre faccende, come ha fatto in passato, si tratterebbe di un segnale della crisi di Confindustria o della persistente attrattiva che essa esercita?

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