TENDENZA 17 Dicembre Dic 2015 1503 17 dicembre 2015

Comunali Roma, fuggi fuggi dei candidati

Vespa è l'ultimo a dire no, grazie. Gabrielli, Cantone, Sabella, Malagò, Di Battista: la lunga lista di chi rifiuta la Capitale. E Renzi sferra un tiro mancino a Giachetti.

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Sindaco di Roma? No, grazie.
L'ultimo a declinare l'invito è stato Bruno Vespa, candidato 'a sua insaputa'.
SONDAGGI PREVENTIVI. Silvio Berlusconi, che sia nella Capitale sia a Milano sta disperatamente cercando un frontman, ha puntato il conduttore di Porta a Porta facendolo preventivamente testare dai sondaggi.
E Vespa con un tweet gli ha dato il cortese benservito.
«Lusingato dalle voci», ha risposto, «è l'incarico più bello, ma non starei capace e amo il mio lavoro».

Non è la prima volta che dal cilindro ormai logoro dell'ex Cav fa capolino il giornalista.
Segno, forse, che la ricerca di un nome forte si sta rivelando particolarmente affannosa.
I PRECEDENTI: 1997 E 2008. Già nel 2008 il nome di Vespa veniva sussurrato come inquilino di Palazzo Senatorio: era il candidato ideale del centrodestra.
Anche nel 1997 Silvio chiamò Bruno per testare - come si dice - la sua disponibilità.
Ma l'interessato (come ha ricordato in un'intervista a Il Foglio) rispose: «Perderei. E di brutto anche. Perché all’ultimo te deum alla chiesa del Gesù ho seguito Rutelli e il papa. E a un certo punto non capivo più chi fosse Rutelli e chi il papa».
UN POSTO ALLA CULTURA? Due anni prima invece saltò fuori come possibile ministro della Cultura. «Volevano uno che tranquillizzasse la gente che non era ancora pronta a votarli», ha raccontato Vespa.

Renzi e il tiro mancino a Giachetti

Il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti.

Ma la ricerca di un candidato sindaco a Roma non è complicata solo per il centrodestra, che già potrebbe contare su Alfio Marchini ed eventualmente Giorgia Meloni.
Se Berlusconi testa i sondaggi all'insaputa di Vespa, Renzi ha chiesto direttamente alla platea della Leopolda sferrando un tiro mancino con tanto di effetti speciali a Roberto Giachetti.
ACCLAMATO ALLA KERMESSE. Quando il vice presidente della Camera è salito sul palco fiorentino con pronto un intervento sulla legge elettorale, è stato accolto da qualche «Sindaco!», lanciato dal pubblico. «Non roviniamoci la serata», ha risposto lui cercando di abbozzare.
Ma non poteva certo immaginare che alle sue spalle, mentre Matteo lo abbracciava fraternamente a mo' di investitura, stavano proiettando nientepopodimenoche il Campidoglio.
GIACHETTI CONTRARIATO. Si dice che Giachetti non l'abbia presa proprio benissimo tanto che si sarebbe allontanato sibilando un «Se l'avessi saputo prima...».
È noto: nemmeno lui vorrebbe fare il sindaco, lo ha ripetuto in tutte le salse. «Ma se me lo chiedesse Renzi, come farei a dire di no?», si sarebbe lasciato scappare.

L'abbraccio tra Giachetti e Renzi sul palco della Leopolda.

Gabrielli, l'ex «badante» di Marino, si defila

Tra la cosiddetta società civile, poi, non è che ci sia la gara a salire al Campidoglio.
Del resto, si sa, nelle sfide di questo tipo spesso si entra papi e si esce cardinali.
Il rischio di bruciarsi è sempre dietro l'angolo.
Anche se, diciamocela tutta: governare Roma non è certo una passeggiata, tra gli scandali di Mafia Capitale, il Giubileo in corso, la giungla di municipalizzate da razionalizzare e chi più ne ha più ne metta.
PRESENTE CON RUTELLI... Va compreso, dunque, anche il prefetto Franco Gabrielli, «ex badante» di Marino lo definiscono i maligni, che ha detto no.
«Me lo hanno chiesto, ormai c'è questa sorta di richiesta quasi affannosa, ma non mi candido a sindaco», ha precisato.
Il solo essere presente all'inziativa 'La prossima Roma' promossa da Rutelli il 28 novembre ha fatto sì che il suo nome fosse rispolverato nel toto Campidoglio.
«Ho solo accettato l'invito di un amico di vecchia data per dare un mio modestissimo contributo», si è giustificato.
«La mia tentazione era di dire garbatamente 'no' all'invito per non alimentare equivoci. Alla fine sono venuto solo perché mi è stato detto che si sarebbe parlato di Roma.

Il no di Sabella, Malagò e Cantone: collezione di due di picche

Ignazio Marino con Alfonso Sabella.

Un altro rifiuto è arrivato preventivamente anche dall'ex assessore alla Legalità Alfonso Sabella.
«Sono disponibilissimo a ruoli tecnici», ha ribadito.
«Con determinate garanzie, quello cui non sono disponibile è un ruolo politico. Ne sono assolutamente certo. Non farò il candidato sindaco, questo è sicuro».
«PRIMA CANDIDIAMO ROMA 2024». E qualcuno aveva sondato pure le intenzioni di Giovanni Malagò, presidente del Coni.
«Candidarmi a sindaco di Roma? È uno sport che non fa per me». Del resto il suo obiettivo è portare al traguardo un'altra candidatura: quella di Roma per l'Olimpiade 2024.
E anche il presidente Anac Raffaele Cantone ha già buttato sul tavolo il suo due di picche.
MAGISTRATO PER TUTTE LE STAGIONI. Sulla possibilità di una sua candidatura ha risposto secco: «Non ho niente da dire perché sto facendo il presidente dell'Anac e continuerò a farlo. Abbiamo tantissime cose in corso che sono priorità importanti per l'Autorità e per il Paese ed è giusto che continui ad occuparmi di queste cose».
Cantone però è abituato a schivare le patate bollenti.
La figura del magistrato si sa ha sempre un certo appeal elettorale e averlo in squadra è garanzia di trasparenza e legalità.
SOLITA CANDIDATURA MEDIATICA. Così a marzo 2015 si era ritrovato tra i papabili al ministero delle Infrastrutture: «Candidatura mediatica, io resto all'Anticorruzione», rispose anche in quel caso.
Stessa musica nel 2014. In ballo, questa volta, c'erano però le Regionali in Campania. «Ogni tanto vengo candidato a qualcosa. No, non potrei», mise in chiaro Mr Anac. «Io ho un ruolo per il quale sono stato candidato e nominato, non eletto e ritengo per quanto mi riguarda che risponda al mio profilo, ai miei interessi ed è un ruolo nel quale sto dando il massimo impegno».
Cantone si è recentemente tirato indietro anche dalla candidatura alla guida del Porto di Napoli, ancora in stallo. Ma qualcuno lo avrebbe voluto in lizza anche contro De Magistris.

Di Battista: premiato dai sondaggi, affossato dalle regole

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio in sella a uno scooter.

Tornando alla politica, non si candida - almeno finché le regole restano quelle - il pentastellato Alessandro Di Battista.
«Non corro per il posto da sindaco», ha spiegato, «fino a che sarò in parlamento. Noi non ci possiamo dimettere, abbiamo un contratto con i cittadini, i nostri datori di lavoro».
IL SUO NOME VALE IL 21,4%. Di Battista può pure ripetere che «è un movimento delle idee che può cambiare la città, non è un volto», ma il suo di volto vale il 21,4% nei sondaggi.
Intanto nella Capitale sono state indette le primarie.
Niente volti noti, come Salvatore Settis per esempio, e forestieri. La gara con buona probabilità sarà tra i consiglieri comunali Marcello De Vito, ex candidato sindaco appoggiato da Roberta Lombardi, e Virginia Raggi, che si mormora sia sponsorizzata da Di Battista e Paola Taverna.

E a Milano? L'imbarazzo della scelta

Pierfrancesco Majorino e Giuseppe Sala.

Da Roma a Milano la musica cambia.
Non troppo, però, per i forzisti che avevano pensato alla candidatura si Alessandro Sallusti, il quale con «generosità» (cit. Berlusconi) aveva accettato.
Contro di lui, però, remano gli impetosi sondaggi di Alessandra Ghisleri: il direttore de Il Giornale avrebbe il 20% dei consensi in meno rispetto a Giuseppe Sala, commissario Expo fino al 31 dicembre.
L'ufficializzazione della sua candidatura - anche se un assaggio era già andato in scena alla Leopolda - alle primarie si terrà a giorni, subito dopo la presentazione del pre-consuntivo di bilancio di Expo.
Lui sostiene che i conti siano «buoni», ma c'è chi non ne è così convinto. Pesano poi le inchieste sull'Esposizione che stranamente non lo hanno toccato, nemmeno di striscio.
IL NODO PROCURA. Poco tempo fa, però, è stato condannato a quattro mesi Christian Malangone, direttore generale di Expo e braccio destro del commissario.
Non solo. In passato altri uomini di Sala erano finiti nei guai: da Antonio Acerbo, ex subcommissario uscito con un patteggiamento a tre anni e mezzo per un'inchiesta sulla costruzione delle Vie D'Acqua, fino ad Angelo Paris, ex responsabile acquisti Expo in arresto nel 2014 e poi coinvolto in diverse altre indagini.
Ma nel centrosinistra altri scalpitano: come la vice di Pisapia Francesca Balzani e l'assessore Pier Francesco Majorino.

Twitter @franzic76

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