Renato Brunetta Silvio 130628190409
MAMBO 17 Dicembre Dic 2015 1012 17 dicembre 2015

Povero Silvio, ostaggio dei Brunetta e dei Salvini

Berlusconi deve mollare chi sfascia e fare da solo se vuole rilanciare il centrodestra.

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Renato Brunetta e Silvio Berlusconi.

Berlusconi, essendone il capo, è il responsabile di tutti i guai della destra, o centrodestra che dir si voglia.
Si può permettere questo ruolo di capro espiatorio perché lui la destra, o il centrodestra che dir si voglia, lo ha tirato su dal niente e gli ha dato oltre vent'anni di vita, in gran parte buona.
Poi si è rivelato un riformista inconcludente, la preda ideale per pm accaniti, il tipico uomo italiano che se frequenta le donne (e, se vecchio, le ragazzine) gode di più a farlo sapere che a fare cose.
Però Berlusconi è anche uno che in politica ha sbagliato soprattutto i collaboratori, mentre in azienda li ha quasi azzeccati tutti, a partire dal mitico Confalonieri e con l’eccezione di Letta senior. Non andiamo lontano nella disamina e prendiamo due personaggi l’uno definibile tecnicamente un collaboratore, l’altro tecnicamente un alleato.
BRUNETTA, UNA SCIAGURA PER IL CAV. Brunetta è la più grande sciagura che poteva capitare al berlusconismo morente. Spendo poche parole perché l’uomo è irascibile e non voglio che il mio amico Paolo Madron venga inondato di lettere infuocate come capitò al povero Polito quando collaboravo con Il Riformista. Sto ai fatti della politica. Con Brunetta Berlusconi ha fallito il Quirinale e la Corte costituzionale.
In parlamento il capogruppo, così diverso dal silenziosissimo predecessore Fabrizio Cicchitto, urla come un 5 Stelle di periferia, inascoltato come loro. Dirige un gruppo che sta sparendo anche perché in pochi vogliono essere diretti da un caporale di giornata.
Insomma, se qualche volta Berlusconi si ricorda di costruire eventi politici, è matematico che Brunetta sfasci, più per carattere e imperizia che per vera intenzione.
L’aver attaccato in quel modo becero Matteo Renzi poco prima del voto sui giudici della Corte è la prova di quel che scrivo. Si sa che il premier è fumantino e non è uomo fedele agli alleati.
Brunetta fa il fenomeno in aula? E Renzi in un batter d’occhio lo sostituisce con i grillini. Berlusconi vanta di non aver mai licenziato alcuno, tranne gli allenatori. Questa volta dovrebbe fare un pensierino altrimenti fra un po’ Forza Italia avrà un capogruppo ma non più un gruppo.
SALVINI, INCAPACE A COSTRUIRE. L’alleato Salvini era sembrato all’inizio la stella nascente che poteva anche infastidire Forza Italia ma che avrebbe dato all’insieme del centrodestra un vigore ormai perso.
Il leader della Lega non ha fatto mai nulla di importante nella vita. Non è Bossi o Maroni che quel che sono se lo sono guadagnati girando in lungo e in largo, in terrificante solitudine, tutto il Nord.
Lui è arrivato dopo, a tavola imbandita. In quella tavola ha mangiato le pietanze migliori, non si è fatto molte domande sulla provenienza delle risorse, poi quando in cucina qualcosa non ha funzionato dapprima ha seguito Maroni nello scontro contro Bossi, poi lentamente si è messo in proprio.
La sua intuizione è stata quella di trasformare la Lega limpidamente in un partito di estrema destra: non di destra, di estrema destra. Fiuto, regola del primum vivere, l’occhio attento alle disgrazie di Fini e dei suoi collaboratori-traditori. Sta di fatto che in concorrenza con Grillo, Salvini ha cominciato a scalare la vetta nei sondaggi. Anche la sua è stata una resistibile ascesa. Ora si è fermata. Tutto l’estremismo xenofobo, tutto il populismo, tutto il fascistume residuo l’ha raccolto, ma non è riuscito a trasformarlo in una forza politica.
BERLUSCONI COSTRETTO A RIFARE LA DESTRA. Accade così che la sconfitta di Marine Le Pen mostri agli uomini e alle donne della destra che con Salvini (come aveva capito la bella stellina tivù Elisa Isoardi) non si va da nessuna parte. Non so se lui sia o no un ubriacone, come sostiene in un'intercettazione Silvio Berlusconi, so che, come Brunetta, è incapace di costruire.
I suoi due predecessori, ad esempio, avevano costruito una classe politica. Sindaci e amministratori leghisti hanno fatto spesso bella figura, molti parlamentari leghisti erano molto stimati in parlamento e alla presidenza delle Commissioni. C’è una generazione Salvini? Non c’è. Dove passa lui, non cresce l’erba.
Berlusconi, quindi - povero vecchio! - deve fare daccapo tutto da solo. Hanno voglia i suoi nemici a sognare il suo ritiro e i suoi amici a immaginare di toglierselo dai piedi.
La questione è semplice: o ci pensa lui a dare un progetto alla destra oppure la partita sarà fra Grillo e Renzi e loro, votando Grillo in un futuro ballottaggio, avranno la soddisfazione di mandare a casa Renzi ma si daranno una martellata là dove colpiva Tafazzi.
Dolorosa e definitiva.

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