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EUROPA 17 Dicembre Dic 2015 1323 17 dicembre 2015

Ue, i temi caldi al centro del summit di fine anno

Questione migranti, Brexit, unione energetica e rinnovo delle sanzioni a Mosca: in scena a Bruxelles l'ultimo, complicato vertice del 2015. Tra tensioni crescenti. E Renzi dice basta al monopolio di Berlino.

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da Bruxelles

Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, presidenti di Commissione e Consiglio Ue.

È l'ultimo summit europeo dell'anno quello che è iniziato il 17 dicembre pomeriggio a a Bruxelles.
Una due giorni prima delle vacanze natalizie che vede i 28 capi di Stato e di governo riuniti per affrontare le questioni più calde del momento, dall'emergenza migranti alla difesa delle frontiere attrarverso il nuovo corpo di guardacoste Ue passando per il punto più critico: la redistribuzione dei richiedenti asilo che ancora non funziona.
VENERDÌ SI PARLA DI ECONOMIA. La portata principale della cena tra i leader è ancora una volta il referendum britannico del 2016 e le richieste del premier David Cameron per scongiurare la Brexit.
Infine, il 18 dicembre in programma c'è l’economia: si inizia con la discussione sul fondo di garanzia dei depositi, voluto dall'Italia ma per ora boicottato dalla Germania, per arrivare ai temi più sensibiili quali l'energia, la Russia, la Siria e il terrorismo.
Sul tavolo i temi da affrontare sono tanti e rischiano di trasformare il vertice in un cenone di capodanno almeno per quanto riguarda la durata e i fuochi di artificio finali.
Ad accenderli potrebbero essere ben due questioni: quella degli hotspot e il rinnovo delle sanzioni a Mosca.
IL NODO DELLE SANZIONI A MOSCA. Un tema quest'ultimo che il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha già cercato di eliminare dal tavolo dei 28 mettendo la questione nelle mani del Coreper convocato per il 18 dicembre. Saranno quindi gli ambasciatori dei 28 a estendere per altri sei mesi le sanzioni.
Ma visti gli interessi e i mal di pancia manifestati da più parti non è escluso che si apra un dibattito tra i leader europei. Il primo a sollevare la questione potrebbe essere Matteo Renzi, che già il 16 dicembre ha detto: «Credo che finalmente sia prevalsa la nostra linea sul tornare a discutere con la Russia», per cui «si andrà a rivedere, nei prossimi mesi, il pacchetto di sanzioni».
Una lettura che non trova per ora riscontro in quel di Berlino, almeno a giudicare dalle parole di Angela Merkel: «L’abolizione delle sanzioni alla Russia per le violazioni in Crimea non è all’ordine del giorno» del summit europeo, ha ribadito.

Italia protagonista, Renzi attacca Merkel

Migranti in marcia verso il confine austriaco.

Il guanto di sfida, Renzi lo ha lanciato nella serata del 17 dicembre, appena arrivato a Bruxelles: «Mi sono stancato di questa Europa in cui comanda Berlino», ha sbottato il premier italiano in un incontro tra i leader del Partito socialista europeo.
«L'UE VA CAMBIATA». L'Europa attuale, quella della «austerità» germanica, «deve essere cambiata», ha aggiunto Renzi in un'intervista rilasciata alla Bbc. E Se non sulla Russia, l'Italia sarà comunque una delle protagoniste di questo summit per quanto riguarda la questione migranti, a partire dagli hotspot.
I Paesi Ue sembrano intenzionati a ottenere un impegno maggiore da parte di Atene e Roma per completare l'apertura dei centri per controllare, schedare e detenere i profughi arrivati sul suolo nazionale: sinora in Italia solo un hotspot su sei è stato aperto, altri due dovrebbero entrare in funzione a breve.
«Siamo pronti ad aprire gli hotspot e questo è un segnale di buona volontà superiore a quello che stiamo ricevendo sui ricollocamenti», ha detto in aperta polemica il ministro dell'Interno Angelino Alfano arrivando alla riunione di pre-vertice del Ppe a Bruxelles. «Occorre che ricollocamenti e rimpatri ripartano, altrimenti salta tutto il sistema».
IL BINOMIO HOTSPOT-RICOLLOCAMENTI. Un concetto che Renzi non mancherà di ribadire durante il summit. Come già sottolineato più volte i controlli vanno di pari passo con l'accoglienza. Hotspot e ricollocamenti sono un binomio imprenscindibile per l'Italia.
Ma finora dall'Ue sono arrivati solo ammonimenti e inviti a prendere le impronte digitali ancora attraverso l'uso della forza.
L'irritazione nei confronti di Italia e Grecia per non aver registrato tutti i migranti arrivati sul loro territorio e averli lasciati andare dove volevano non è proporzionale all'indignazione per la mancata accoglienza dei rifugiati di cui tutti gli Stati membri si sarebbero dovuti fare carico.
Su 160 mila migranti che dovevano essere ricollocati da Grecia e Italia e ridistribuiti altrove, sono state trasferite meno di 200 persone. Per questo nella bozza di conclusioni del vertice si invitano tutti i leader a «rispondere alle mancanze degli hotspot» e «ad allargare la base» dei ridistribuibili.
GLI AMICI DI SCHENGEN. Più a ribadire il primo concetto che il secondo è tesa la creazione dell'associazione 'Gli amici di Schengen', che il gruppo Visegrad non a caso ha inaugurato alla vigilia del summit.
Il 16 dicembre, infatti, i premier dei quattro Paesi Visegrad - Bohuslav Sobotka (Repubblica Ceca), Beata Szydlo (Polonia), Viktor Orban (Ungheria) e Robert Fico (Slovacchia) - in una dichiarazione congiunta hanno messo in guardia circa la necessità della difesa delle frontiere esterne per salvaguardare Schengen. «Una protezione più efficace», scrivono, «include l'uso del pieno potenziale di Frontex, enfasi sull'attuazione veloce degli hotspot (inclusa la funzione detentiva), procedure di asilo più efficaci e applicare in modo rigoroso le regole sulle registrazioni».
I leader hanno spiegato che la nascita del gruppo ha come obiettivo quello di sostenere, salvaguardare e migliorare l'area di libera circolazione e libero scambio contro una cosiddetta «mini-Schengen, di qualsiasi forma ed estensione», che «non è accettabile».

Il braccio di ferro tra Bruxelles e Londra

L'arrivo di David Cameron al summit Ue.

E, a propostito di una riduzione dei poteri dell'Ue, a cena ci sarà spazio per il consueto negoziato sulla Brexit tra il Regno Unito e l'Ue, che anche questa volta però rischia di essere poco produttivo e venire rinviato a febbraio con un nulla di fatto.
Cameron ha infatti intenzione di portare a Bruxelles le stesse richieste che aveva già scritto nella lettera all’Ue per dettare le proprie condizioni.
E quella che farà alzare di nuovo un muro da parte dei 27 è la richiesta che i cittadini Ue debbano vivere e versare i contributi per almeno quattro anni in Gran Bretagna prima di potere accedere ai benefit sociali nel Paese.
L'ASSE MERKEL-JUNCKER. Un punto che, però, mette in discussione i principi di libera circolazione e di non discriminazione dell'Ue, davanti a cui la cancelliera tedesca Merkel si è mostrata ancora una volta la paladina più agguerrita al fianco del presidente della Commissione Ue: «Voglio un accordo equo per la Gran Bretagna, ma un accordo che sia equo anche per gli altri 27», ha detto Jean-Claude Juncker prima del vertice europeo. «Vogliamo raggiungere un accordo affinché il governo britannico possa portare avanti una campagna di successo per mantenere il Paese nell’Ue a fronte del previsto referendum», gli ha fatto eco Merkel. Ma non a costo di cancellare diritti consolidati.
La questione britannica è «cruciale» e i governi hanno finora «mostrato buona volontà», ma «questo non cambia il fatto che alcune parti delle proposta britannica sembrano inaccettabili», ha ribadito Tusk poco prima dell'inizio del summit.
MENO BUROCRAZIA, PIÙ MERCATO UNICO. Di più facile condivisione potrebbero essere invece le altre richieste del premier britannico: maggiori tutele per i Paesi che non fanno parte dell’Eurozona, in modo tale da non essere discriminati davanti al potere commerciale della moneta unica, semplificazione dei procedimenti legislativi, quindi meno burocrazia, più mercato unico ma anche più riforme dei trattati per concedere libertà di scelta ai Paesi nel processo di maggiore o minore integrazione.
È invece per una maggiore unione, questa volta energitica, che il dibattito tra i leader rischia di far scoppiare qualche scintilla nell'ultimo giorno di summit.
Nella bozza di conclusioni del vertice si legge che «tutte le nuove infrastrutture devono interamente rispettare il Terzo pacchetto energia e gli obiettivi dell’unione dell’energia, quali la riduzione della dipendenza e la diversificazione di fornitori, fonti e rotte».
Un chiaro riferimento a tutti i progetti bilaterali, e visto che il South Stream progettato da Eni, Edf e Gazprom è stato bocciato dall'Ue, l'unico a resistere e a essere quindi sotto i riflettori è il Nord Stream fra Germania e Russia, i cui lavori per avere l'accesso diretto a Gazprom e metano a basso costo procedono non senza obiezioni: 12 Paesi capitanati da Italia e Spagna hanno già chiesto lumi a Bruxelles.
E, in caso di una risposta poco soddisfacente, il 18 dicembre il summit potrebbe finire senza un brindisi ma con i fuochi di artificio.

Twitter @antodem

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