Camera boccia sfiducia a Boschi
PARLAMENTO 18 Dicembre Dic 2015 1340 18 dicembre 2015

Banca Etruria, respinta la mozione di sfiducia contro Boschi

Caso Etruria, sfiducia bocciata alla Camera: 373 voti contrari. Il ministro: «Chi sbaglia paga, anche mio padre». Di Battista: «Una presa in giro».

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Era arrivata a Montecitorio con la sicurezza di chi sa di non poter perdere. La mozione di sfiducia contro Maria Elena Boschi non aveva alcuna possibilità di essere accolta dalla Camera dei deputati, e infatti è stata respinta.
Compatta la maggioranza, che ha dato 373 voti in favore del ministro dei Rapporti con il parlamento, 121 in più di quanti ne sarebbero bastati per salvarla.
FORZA ITALIA SI ASTIENE. Solo 129 i sì, provenienti da Movimento 5 stelle, Sinistra ecologia libertà, Lega Nord e Fratelli d'Italia.
Astenuti i deputati di Forza Italia, con un giallo su Renato Brunetta, che secondo i registri avrebbe partecipato al voto contravvenendo all'indicazione di partito e dicendo sì alla mozione, ma ha smentito la circostanza.
La decisione di Silvio Berlusconi ha fatto storcere il naso a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, pronti a rivedere i progetti di coalizione in caso di mancata partecipazione alla mozione di sfiducia contro tutto il governo concordata il 15 dicembre nel vertice di Arcore.
Per Maria Elena Boschi si è trattata di una formalità, ma è stato comunque il giorno in cui ho dovuto spiegare il suo presunto coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria, e rispondere all'accusa di aver spinto in Consiglio dei ministri per un decreto salva banche che aiutasse il padre, ex manager di Banca Etruria.
BOSCHI: «NESSUN FAVORITISMO». «Mio padre accettò nel 2014 l'incarico nella banca Etruria perché pensava di poter aiutare l'istituto, e con un decreto del febbraio 2015 gli è stato tolto l'incarico», ha spiegato il ministro, «dov'è il favoritismo nell'aver fatto perdere l'incarico a mio padre? Dov'è il favoritismo di Bankitalia nell'aver fatto pagare una multa di 144 mila euro?».
Il ministro Boschi ha colto l'occasione per un attestato d'affetto nei confronti del padre: «Io lo amo e non mi vergogno a dirlo. Sono fiera di lui. Sono fiera di essere stata la prima Boschi a laurearsi e ricordo i suoi occhi quel giorno», ha detto davanti all'Aula della Camera, «ma se ha sbagliato deve pagare».
Respinta anche l'accusa di aver fatto affari con la vendita delle sue azioni in Banca Etruria: «Io posseggo, anzi possedevo, 1.557 azioni di Banca Etruria, per un valore totale di 1500 euro. Oggi equivalgono zero e sono carta straccia. anche altri in famiglia hanno piccoli pacchetti. Mio padre possedeva 7.550 azioni. Trovo suggestivo sentire che con un pacchetto di 1.557 azioni io fossi la proprietaria della banca o che lo fosse la mia famiglia. Dire che la Banca Etruria è la banca della famiglia Boschi è suggestivo, ma non corrisponde a verità fatti».
«NESSUN GUADAGNO DALLA VENDITA DI AZIONI». Tutte maldicenze dunque, una polemica strumentale: «Nè io, ne' la mia famiglia abbiamo acquistato o venduto azioni da quando io sono stata al governo, nessun plusvalore può essere stato realizzato. Ma siccome non voglio che ci siano dubbi in questa Aula, proviamo a immaginare che ci siano state azioni. Prima del decreto il valore era sceso causando una minusvalenza. A seguito del decreto c'è stato un rialzo titoli che ha ridotto di 369 euro la minusvalenza. Ammesso che avessi venduto azioni, ma non lo ho fatto, il grande conflitto di interesse di cui stiamo parlando al Paese sono 369 euro. Analogo ragionamento vale per il pacchetto azionario della mia famiglia: ci sarebbe stato un conflitto di interessi per 2300 euro».

Di Battista: «Il governo fa il doppiogioco»

Alessandro Di Battista, deputato del M5s.

Le parole del ministro non hanno però convinto l'opposizione. Durissimo il pentastellato Alessandro Di Battista: «Il dottor Boschi è stato nominato vice presidente un mese dopo che la figlia è diventata ministro, pensate di prendere in giro il Paese con il vostro doppiogiochismo?», ha detto replicando alla difesa del ministro. «Il suo è un conflitto d'interessi grande non come una casa, ma come una banca».
«BANCHE FAVORITE». Il problema, però, non sono tanto le azioni di Banca Etruria vendute dalla famiglia Boschi: «Pensate che il punto di valore siano le azioni? Il punto è semplice: il governo Renzi e prima il governo Letta ha favorito o meno gli interessi delle banche? La risposta è sì».
Secondo il deputato M5s, il tono del discorso del ministro stride con le azioni del governo: «Le esprimo la più totale indignazione verso il vostro governo per provvedimenti infami che hanno mandato sulla strada molti cittadini, le esprimo la mia totale indignazione. Ha fatto un intervento pieno di pietismo e compassione, ma non abbiamo visto né pietismo da parte sua né da parte del Pd nei confronti di migliaia di cittadini truffati».
URLA CONTRO IL M5S: «FASCISTA!». È stato proprio l'intervento di Di Battista il momento di maggiore tensione in Aula. Dai banchi del Partito democratico si sono alzate più volte urla che hanno interrotto il discorso del grillino: «Fascista, basta!», gli hanno gridato, e quando ha ricordato gli attacchi a Roberto Saviano, dal Pd qualcuno ha risposto: «Bella roba, non sai più che cosa dire...».
Silenzioso e accompagnato solo dai no fatti con la testa il dissenso del ministro Boschi.
Per Giorgia Meloni, di Fratelli d'Italia «non è arrivato nessun chiarimento. Suo padre è stato commissariato non dal governo ma da Bankitalia. Il problema è che non solo il ministro Boschi ma l'intero governo Renzi nel complesso vive di conflitti di interessi e di logiche opache, cui va la nostra sfiducia».
LEGA E FI: SFIDUCIA AL GOVERNO. La battaglia, comunque, non è ancora conclusa: «La nostra mozione di sfiducia non è quella di M5s ma quella che inchioda l'intero governo alle proprie responsabilità, dei favoritismi fatti a Banca Etruria, la banca del Giglio Magico», ha avvertito Guido Guidesi della Lega.
Non ha «alcun dubbio» Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia: «La mozione al governo sarà presentata anche al Senato, e che conseguentemente ci sarà una relativa calendarizzazione della stessa, con la possibilità, per l'alternanza tra i due rami del parlamento, di discuterla sempre a gennaio a Palazzo Madama».
Una minaccia divenuta realtà poche ore più tardi, con la presentazione a Palazzo Madama di una mozione contro il governo firmata da Forza Italia e Lega.

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