PROFILO 18 Dicembre Dic 2015 1100 18 dicembre 2015

Forza Italia, l'ex sindaco Cattaneo cerca poltrone

Forza Italia taglia 81 dipendenti. E Cattaneo mira alla fondazione Irccs di Pavia. Ruolo da presidente da 185 mila euro lordi l'anno. Ma l'incompatibilità lo frena.

  • ...

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

È tempo di sacrifici in Forza Italia.
L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, in combinato disposto con la volontà del leader Silvio Berlusconi di stringere i cordoni della borsa (versati nelle casse del movimento oltre 150 milioni di euro in 20 anni), ha obbligato Mariarosaria Rossi, tesoriere, a richiedere l’inizio della procedura collettiva di licenziamento per 81 lavoratori.
Mentre parte del gruppo dirigente, Mariastella Gelmini in testa, cerca di tenere unito un partito sempre più idrosolubile, uomini “in carriera” si agitano come lupi solitari alla ricerca di un posto sicuro.
ANCHE PAVIA NON È MALE. Se è vero che Milan l'è un gran Milan, anche Pavia non è poi tanto male.
Lo deve aver pensato in queste settimane l’ex formattatore Alessandro Cattaneo, già ex sindaco di Pavia e stella (un po’ cadente) della galassia forzista, impegnato a stabilizzare il suo futuro.
Non si spiegherebbe diversamente l’incontro chiesto dal rampante politico al governatore di Lombardia Roberto Maroni.
LE MANI SULLA IRCCS. Nell’ottica di appropriarsi della poltrona attualmente occupata da Sandro Moneta alla presidenza della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia.
Un appuntamento utile al giovane sia per accreditarsi con Maroni sia per informare quest’ultimo del sostegno di cui gode la sua candidatura all’interno di Forza Italia.
Un plebiscito, dice, che parte dal presidente Berlusconi e arriva fino al coordinatore regionale Gelmini, passando per Roma dove sempre più spesso gravita alla ricerca di sponde e consenso.
Tuttavia fonti accreditate smentiscono con decisione l’entusiasmo del dirigente azzurro.

Tra lui e la nomina da presidente lo scoglio dell'incompatibilità

Alessandro Cattaneo.

Al momento, Cattaneo, ha semplicemente compilato (e presentato) regolare domanda in Regione nella speranza di poter occupare uno dei sette posti del Consiglio d’amministrazione (quattro di nomina regionale, una comunale, una provinciale e una in capo al ministero della Salute).
185 MILA EURO LORDI. Obiettivo finale: la nomina a presidente che garantisce, in tempi difficili, un compenso di 185.924 euro lordi l’anno.
Perché accontentarsi solo del “cachet” corrisposto ai membri semplici del consiglio? (33.466 euro lordi, più un gettone di presenza di 200 euro per ogni convocazione).
Ecco, però, sorgere un problema d’incompatibilità.
Perché un conto è la legittima ambizione a ricoprire un ruolo di prestigio, altro è scontrarsi con un decreto legislativo che sembra frenare ogni velleità.
CARTELLINO ROSSO. Infatti il d.l. 39 del 2013 - per intenderci quello che disciplina l’attribuzione di ruoli dirigenziali e di incarichi di responsabilità amministrativa di vertice nelle pubbliche amministrazioni - appare come un cartellino rosso.
A pagina 7 della domanda di candidatura, nella parte sull'incompatibilità, al punto 8.7 lettera b il testo recita quanto segue: «(Il ruolo dirigenziale è incompatibile) con la carica di componente della Giunta o del Consiglio di una Provincia o di un Comune con popolazione superiore ai 15 mila abitanti o di una forma associativa tra Comuni avente la medesima popolazione della medesima Regione».
Anche l'essere semplice consigliere comunale impedisce dunque al responsabile nazionale di “Formazione Forza Italia” la nomina nel cda del San Matteo.

Nel 2014 il sindaco più amato d'Italia fece flop

Alessandro Cattaneo di Forza Italia.

Il “Renzi della bassa Pavese” solo nel 2014 era considerato il sindaco più amato d’Italia con un gradimento di poco inferiore al 70%.
Dopo la sorprendente vittoria nel 2009 (grazie a un Abelli ancora “Faraone” e fondamentale per il suo successo), la riconferma nel ruolo di primo cittadino sembrava, ai più, un gioco da ragazzi.
Invece vinse Massimo Depaoli, candidato del centrosinistra, con un inaspettato 53,13% di consensi.
Un risultato capace di ribaltare l’esito del primo turno, quando il sindaco in carica veleggiava con 10 punti di vantaggio.
«COLPA DEL PARTITO». Cattaneo imputò al partito la disfatta. «Cinque anni fa venni eletto malgrado avessi appena 29 anni, anche grazie al fatto che il Popolo della libertà andava a gonfie vele. Questa volta il traino non c’è stato».
D’altra parte il rapporto con il partito proseguiva, da molto tempo, tra alti e bassi.
Tanti sono stati i momenti di contrasto con la paludata classe dirigente.
Divergenze nate a causa della poca chiarezza, dello scarso dialogo, dell’assenza di confronto con il territorio e dell’eccessiva penalizzazione degli amministratori locali.
NEL 2012 NACQUERO I FORMATTATORI. Facendo leva su queste rivendicazioni nacque, in seno al Pdl, il gruppo dei “Formattatori”, guidato, appunto, dal nostro prezzemolino.
Peccato che il drappello (dei colonnelli) convocato alla convention di presentazione (guarda caso a Pavia, maggio del 2012) fosse composto prevalentemente da molti “figli politici di...”.
Una truppa di assistenti di, portavoce di, collaboratori di. Piccoli sgomitanti Crono pronti a uccidere il padre Urano.

Lo sfascio del Pdl e il salto sul carro di Mario Monti

Il senatore a vita Mario Monti.

L’esperienza, però, fu fallimentare.
La “corrente” si sciolse come neve al sole.
A Cattaneo poco importava, perché il ritorno mediatico è stato (a lui) favorevole.
La confusione nel centrodestra, in quegli anni, era avvertita pesantemente.
Il Pdl ha iniziato a sbandare proprio quando Berlusconi fu costretto alle dimissioni.
Il Paese era nel panico, attanagliato dalla crisi che stringeva la morsa più che in altre realtà europee.
Terribile l’impatto che ebbe sui titoli pubblici.
Gli italiani impararono a conoscere un termine nuovo, lo spread, assurto improvvisamente agli onori delle cronache.
IL MOMENTO DI CAMBIARE. Cattaneo immaginava l’armageddon forzista e non voleva restarne impantanato.
Era il momento di cavalcare la tigre con il loden blu.
Quel Mario Monti, invitato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a salvare la nave Italia che affondava.
Lo annunciò lui stesso grazie a una dichiarazione (non fraintendibile) rilasciata all’agenzia Ansa (siamo nel dicembre del 2012 quando ancora vestiva i panni del sindaco Pdl): «Non posso non rimarcare l'assenza di una chiara prospettiva che superi gli errori del passato, per approdare poi verso un orizzonte completamente nuovo e rinnovato, europeo, moderato e responsabile. Il nostro orizzonte si chiama Monti».
«MONTI PER RIUNIRE I MODERATI». E il Pdl? «In poche settimane è passato da un effimero entusiasmo con l'illusione delle primarie allo sconforto per un'incomprensibile giravolta che ha causato de facto la fine anticipata del governo».
I Formattatori avevano cambiato punto di riferimento: «Riconosciamo nel presidente Monti la caratura politica, morale e internazionale indispensabile per riunire il campo dei moderati e guidare il rinnovamento in Italia».

Il ritorno con gli azzurri e quella 'macchia' della consulenza

Mariarosaria Rossi e Alessandro Cattaneo.

A salire sul carro del vincitore, lo insegna la politica italiana, si fa in fretta e con la stessa rapidità, spesso, si rischia di cadere.
La violazione della coerenza è una pratica molto usata, specie alle nostre latitudini.
Il tempo, poi, fa il resto. Lenisce le ferite e assottiglia le distanze.
ADDIO INFATUAZIONE. Così, quando nel 2013 Alfano & Co. diventarono ufficialmente stampella del governo Renzi, Cattaneo - che intanto ricopriva la carica di presidente provvisorio dell'Anci, Associazione nazionale Comuni italiani (dal 28 aprile 2013 fino al 5 luglio) di cui era già vice presidente - decise di cancellare con un colpo di spugna l’infatuazione per Monti.
Ritornò, di lì a poco, a far parlare di sé. Questa volta a causa di una consulenza.
Già nel 2014 Mariarosaria Rossi tesseva la sua tela con fatica per garantire l’autonomia economica del partito e l’operatività della struttura.
ONDATA DI LICENZIAMENTI. La prima tornata di licenziamenti targati Pdl stava sporcando malamente l’immagine del movimento anche a causa delle forme di lotta mediatica adottate dai dipendenti, supportati pure dal web, grazie all’allestimento di un sito internet (licenziatidasilvio.it), utilizzato per spiegare la vicenda.
In questo contesto di tensione, con le casse del partito che piangevano e posti di lavoro che svanivano, Cattaneo riuscì, grazie all’avallo del gruppo al Senato, a strappare una consulenza.
UNA PREBENDA NECESSARIA? All’epoca dei fatti era dipendente (in aspettativa) di una grossa azienda (Enel).
Domanda: quanti posti di lavoro sarebbero stati tutelati risparmiando quella prebenda?
E poi: per fare cosa al Senato?

Incarico da 40 mila euro annullato poco tempo dopo

Graziano Delrio.

Interrogato da più parti sulla vicenda, Cattaneo si è difeso dicendo che l’incarico da 40 mila euro lordi (annullato poco tempo dopo) era figlio dell’impegno profuso per seguire l’iter della legge Delrio, il Senato delle autonomie e legge di Stabilità.
Curioso, ricordando che la “Delrio” è stata approvata in via definitiva ad aprile 2014, cioè quando il nostro era, molto probabilmente, impegnato a organizzare la propria campagna elettorale.
E ORA APPETITI RISVEGLIATI? Il rinnovo dei vertici della sanità e dei membri del Consiglio d’amministrazione delle Fondazioni Irccs hanno, dunque, risvegliato gli appetiti del lupo solitario in cerca di gratificazioni economiche e ruoli che non tolgano, però, tempo prezioso alla (visibilità) politica.
Perché sarà anche l’aratro che traccia il solco, ma è la presenza nei talk show in televisione che lo difende.
In attesa di sapere come finirà la vicenda del “San Matteo”, un’ultima annotazione.
NEL 2014 ALTRI 80 MILA EURO. Rimasto senza incarichi, Cattaneo nel luglio 2014 sostituì Roberto Reggi, ex portavoce di Matteo Renzi, alla Fondazione patrimonio comune.
«Mi sono dimezzato lo stipendio ereditato da Reggi (80 mila euro lordi)», ha commentato a Il Fatto Quotidiano, «e pubblicherò il bilancio».
Dopotutto, sosteneva Aristotele, la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella consapevolezza di meritarli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati