Fabrizio Rondolino 120802152517
MAMBO 18 Dicembre Dic 2015 0936 18 dicembre 2015

Leopolda e nuova sinistra sono solo formule vuote

Da entrambe le parti mancano le idee. Rondolino e D'Alema non l'hanno capito?

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Fabrizio Rondolino, ex spin doctor di Massimo D'Alema.

Pressocché nelle stesse ore, Massimo D’Alema e Fabrizio Rondolino hanno lanciato due proposte politiche irrealistiche.
La singolarità del fatto non sta solo nella contemporaneità dell’appello, nel ricordo che i due hanno collaborato e Rondolino è stato il più estroverso dei Lothar dalemiani (amore scoppiato improvvisamente dopo anni di fedeltà occhettiana), ma nella circostanza che entrambi si rivolgono a mondi che non ci sono più. Chiarisco.
D'ALEMA INVOCA UNITÀ, MA DI COSA? D’Alema in un bel e breve discorso al funerale di Armando Cossutta, ricordando le qualità del defunto dirigente del Pci e di Rifondazione e di altre sigle (di cui purtroppo tutti dimenticano il lavorio contro Berlinguer che ci fece dannare per anni), ha chiesto alla sinistra di tornare a unirsi, di farlo nel nome della dignità, rinverdendo l’essere stata una comunità di gente vera, con la responsabilità della scelta nazionale.
La sinistra deve tornare in campo per sé ma soprattutto per il paese.
È un tema antico e fa parte della migliore ( o peggiore) cultura del comunismo italiano.
IL NEMICO DI RONDOLINO NON ESISTE PIÙ. Rondolino, in una intervista a Italiaoggi, sollecita invece Renzi a costruire il partito della Leopolda, con i giovani della Leopolda perchè il Pd è decrepito.
Per argomentare la necessità della svolta generazionale (diffidate dei vecchi che elogiano i giovani!) usa tutti gli argomenti che abbiamo ascoltato per la voce di Berlusconi, Salvini, Grillo, Di Pietro: sezioni affumicate, riunioni lunghe, burocrazia di partito, ideologia a go-go.
Insomma, Rondolino chiama alle armi contro i fantasmi perchè tutto questo che lui vuol far combattere è morto da un decennio o forse più. Povero Rondolino necroforo.

Del popolo di sinistra resta solo la nostalgia

L'ex premier Massimo D'Alema.

Dove sta la singolarità di due posizioni cosi opposte?
Sta nel fatto che quel popolo della sinistra a cui D’Alema fa appello non esiste più come popolo.
Esiste come nostalgia, come sentiment, come lacrime per i compagni che poco alla volta ci lasciano ma non costituiscono più una forza politica. E non sono più una forza politica perchè per farla ci vuole un’idea. Il comunismo lo era. Anche il socialismo lo era. Il niente non è un’idea.
MANCANO LE IDEE, ANCHE A RENZI. Rondolono, invece, chiama a raccolta un buon numero di volenterosi che esistono in quanto fanno da pesci-pilota attorno alla balena ormai spiaggiata, il decrepito Pd.
Il partito della Leopolda, senza il Pd e contro il Pd, prenderebbe gli stessi voti che metterà in cassa Fassina con le sue scarse truppe.
Renzi esiste politicamente perché è “dentro e contro” la sinistra. Se mette ditta in proprio chiude il negozietto. Perché manca l’”idea” anche a lui.
Non è questione personale, privata, di deficit di cultura individuale. È un fatto d’epoca. Il mondo è più veloce delle idee che sono state elaborate per conoscerlo, figuriamoci per cambiarlo.
LEOPOLDA, UNA STAZIONE SENZA TRENO. In questi nostri tempi c’è tutta la storia del capitalismo: lo schiavismo, il lavoro minorile, le tecniche sofisticatissime e i lavoratori dell’innovazione di frontiera, c’è l’economia di carta e c’è l’economia vera. Ci sono i capitali che viaggiano con un clic sul computer e i risparmiatori truffati dalla banca Etruria.
Ai tempi di Marx, e per tanti anni ancora, i confini erano netti. Ora tutto sfuma e si intreccia con l’altro, il vecchio col nuovo, il bello col brutto, il cattivo col buono. Anche nella Chiesa.
Leopolde e rinascita della sinistra sono parole e formule vuote di fronte a tutto questo.
Forse bisogna pazientare, forse bisogna studiare, forse bisogna, questa volta sì, uscire dai palazzi, sia da quelli della memoria sia da quello di una stazione fiorentina da cui non parte più un treno.

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