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INTRIGO 18 Dicembre Dic 2015 1641 18 dicembre 2015

Polonia, il caso Nato e le frizioni con l'Occidente

Raid della polizia nella sede polacca dell'Alleanza. I media accusano il governo. Che dopo la Russia rischia di farsi nemici anche a Ovest. E rimanere isolato.

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da Varsavia

I sigilli al quartier generale del controspionaggio Nato in Polonia.

Un'irruzione a sorpresa nel quartier generale del controspionaggio Nato di Varsavia.
È quanto è avvenuto il 18 dicembre fra l'una e le quattro di mattina con la polizia militare polacca che si è presentata davanti all'edificio entrandovi grazie a una copia della chiave d'ingresso.
La stampa polacca, Gazeta Wyborcza in testa, è sicura che a ordinare il raid notturno nel palazzo sia stato il ministro della Difesa Antoni Macierewicz.
Secondo Radio Poland, fra coloro che hanno avuto accesso all'edificio nella notte, vi sono invece il capo del servizio di controspionaggio polacco (Skw), Piotr Bączek, e Bartłomiej Misiewicz, l'uomo a capo dell'ufficio politico del dicastero della Difesa. Una presenza, quest'ultima, che confermerebbe la longa manus del neo-ministro Macierewicz nella vicenda.
«UN EPISODIO SENZA PRECEDENTI». «Si tratta di un avvenimento senza precedenti», ha tuonato in parlamento l'ex ministro della Difesa e deputato del partito di opposizione Piattaforma Civica (Po), Tomasz Siemoniak, «questa è la prima volta in assoluto nella storia della Nato che un Paese membro attacca una sede ufficiale dell'alleanza».
Fonti ufficiali del ministero della Difesa polacco hanno invece minimizzato l'intera vicenda sostenendo che «nulla di eccezionale è accaduto» e definendo «pacifico» il raid avvenuto nel cuore della notte.
Una versione dei fatti rassicurante, ma smentita dalle parole dell'attuale ministro degli Esteri Witold Waszczykowski, il quale in un'intervista radiofonica ha ammesso che «in casi come questo occorrono interventi rapidi in quanto si tratta di cambi nei vertici militari».
SOSTITUITI I VERTICI DEL CENTRO NATO. In effetti, l'irruzione è avvenuta a seguito dell'improvvisa decisione del governo polacco di sostituire i vertici del centro Nato di Varsavia con propri uomini di fiducia, scegliendo il colonnello Robert Bala come nuovo direttore.
«Gli impiegati polacchi del centro di controspionaggio Nato non avevano accesso a informazioni confidenziali e per questo dovevano essere sostituiti», ha detto Waszczykowski.
In quest'ottica, il raid può essere visto come una mossa necessaria per impossessarsi di importanti documenti di controspionaggio da parte di un esecutivo che intende circondarsi di personale 'fidato' in ruoli e posizioni chiave del potere civile, giuridico e militare.
Il rischio, tuttavia, è quello di creare scomodi precedenti commettendo ingerenze nazionali in ambito internazionale. Se confermata nelle modalità descritte dai media polacchi, l'irruzione potrebbe infatti avere ripercussioni sul ruolo di Varsavia nell'alleanza atlantica. Senza dimenticare che proprio nella capitale polacca è previsto un importante vertice Nato nel luglio del 2016.

L'isolamento internazionale della Polonia

Andrzej Duda.

Quanto accaduto nella notte fra giovedì 17 e venerdì 18 dicembre segna un nuovo capitolo della crescente diffidenza del nuovo governo polacco sullo scenario internazionale.
Una diffidenza crescente tanto verso Ovest quanto verso Est che rischia di acuire l'isolamento della nuova Polonia del nuovo primo ministro Beata Szydło nelle stanze del potere mondiali.
Una situazione che desta preoccupazione in Europa e Oltreoceano vista l'importanza del Paese centro-est europeo nello scacchiere geopolitico dell'Ue e della Nato.
UN IPERATTIVISMO CHE PREOCCUPA. Tutto è cominciato nelle settimane successive all'insediamento del nuovo governo guidato dalla destra nazionalista conservatrice di Diritto e Giustizia (PiS) trionfatrice delle elezioni parlamentari del 25 ottobre.
Oggi il partito guidato nell'ombra dall'ex primo ministro Jarosław Kaczynski gode della maggioranza assoluta in un parlamento nel quale non siede un singolo esponente del centrosinistra – caso unico in Europa – e occupa sia la poltrona di primo ministro con Szydło, sia quella di presidente della Repubblica con Andrzej Duda.
Approfittando dell'insperata posizione di vantaggio ottenuta grazie all'esito del voto presidenziale e parlamentare, Diritto e Giustizia non ha perso tempo.
Il tentativo è quello di approvare il più rapidamente possibile una serie di riforme convocando sedute straordinarie del Sejm, il parlamento di Varsavia. Un iperattivismo legislativo che ha sollevato alcuni sospetti nell'opinione pubblica polacca e non è piaciuto affatto a molti commentatori internazionali.
GOVERNO SOTTO ACCUSA. Non a caso nell'arco delle ultime settimane, il nuovo governo polacco è finito sotto attacco su più fronti. Prima media americani come Washington Post, New York Times e la Cnn hanno criticato l'operato di PiS attirandosi le ire del ministero degli Esteri polacco che li ha ritenuti 'colpevoli' di avere parlato male della Polonia.
Poi è toccato al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz definire «un colpo di Stato» quanto Diritto e Giustizia sta cercando di ottenere nel Paese.
Infine, si è aperto il fronte interno di una crisi costituzionale culminato con un corteo delle opposizioni che ha attirato 50 mila persone a Varsavia il 12 dicembre scorso costringendo PiS a organizzare una contromanifestazione di sostegno il giorno seguente.
Segno di una spaccatura netta in atto nel Paese ad appena un mese dall'insediamento del nuovo governo.

La crisi costituzionale in corso

Il ministro della Difesa polacco Antoni Macierewicz.

Principale oggetto del contendere è la decisione di Diritto e Giustizia di modificare la Costituzione sostituendo cinque dei quindici giudici della Corte con toghe ritenute amiche del nuovo esecutivo.
Una forzatura che non è piaciuta alle opposizioni e ha portato alla nascita di un movimento chiamato Kod (Comitato per la difesa della democrazia).
Un movimento di cittadini nato dal basso e appoggiato più o meno apertamente da forze politiche molto diverse fra loro. Fra di esse l'ex partito di governo Piattaforma Civica (Po), gli emergenti neo-liberali di Nowoczesna (Moderna), oltre a realtà minori come Verdi, socialisti e i socialdemocratici di Razem (Insieme). L'unica eccezione fra le formazioni politiche presenti in parlamento, è rappresentata dal movimento creato dall'ex rockstar Paweł Kukiz rivelatosi decisivo per l'esito delle presidenziali dello scorso maggio, ma oggi in calo nei sondaggi.
CRESCE IL MALCONTENTO. È presto per dire se Kod sia un'iniziativa solo estemporanea o il primo passo verso la formazione di un'ampia piattaforma delle opposizioni, tuttavia il suo rapido successo è la dimostrazione di come una vasta parte della società civile non si identifichi affatto nelle posizioni di Diritto e Giustizia.
Fra i personaggi meno amati dell'attuale governo vi è proprio Macierewicz. L'attuale titolare del dicastero della Difesa è un personaggio politico discusso in Polonia e la sua nomina a ministro, avvenuta il 16 novembre scorso, ha destato scalpore.
Le opposizioni rimproverano a Macierewicz il ruolo rivestito nella commissione d'inchiesta creata per investigare sul disastro aereo di Smolensk nel quale il 10 aprile 2010 scomparve l'allora presidente polacco Lech Kaczynski assieme ad altre 95 persone.
ALTA TENSIONE CON LA RUSSIA. Macierewicz, al pari di molti dei suoi colleghi dell'allora e attuale partito di governo, ritiene infatti che l'incidente sia frutto di una non meglio precisata 'cospirazione russa' e non dovuto a un errore umano legato alle cattive condizioni meteorologiche.
Ed è proprio la querelle relativa al 'caso Smolensk', oggi rilanciata dal governo polacco in carica, a rendere le già difficili relazioni fra Mosca e Varsavia peggiori di quanto non fossero negli ultimi anni.
Nel frattempo, la scelta di esercitare un controllo diretto sul centro di addestramento per il controspionaggio della Nato a Varsavia non sembra andare nella direzione giusta per consentire a Macierewicz e alla Polonia di recuperare popolarità con i propri alleati occidentali.

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