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GIUSTIZIA 18 Dicembre Dic 2015 1243 18 dicembre 2015

Prosperetti tra Corte Costituzionale e corte d'Appello vaticana

Il conflitto di interesse: eletto alla Consulta e giudice per la Santa sede. Ma il regolamento della Consulta lo vieta.

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Giulio Prosperetti.

C'è un conflitto di interesse grande come una casa a palazzo dei giureconsulti, la nostra Corte Costituzionale, l'organo di garanzia che dovrebbe vigilare sul funzionamento del nostro stato di Diritto.
A denunciarlo - nel silenzio dei partiti e in particolare del Movimento 5 Stelle che ha trattato per quasi due anni con il Partito democratico per eleggere gli ultimi tre giudici della Consulta - sono i Radicali Italiani.
Riccardo Magi, segretario del partito, lo spiega in una nota: «Uno dei tre giudici della Corte costituzionale eletti dal parlamento è il professor Giulio Prosperetti, che attualmente è giudice di corte d’Appello dello Stato Città del Vaticano. Si dimetterà da giudice del Vaticano? Crediamo lo debba fare a tambur battente nel rispetto della legge».
Al momento non ci sono state comunicazioni, tenendo conto anche del fatto che tra le mura di San Pietro la giustizia papale è più che mai in subbuglio per lo scandalo Vatileaks 2.
LA LEGGE NON VUOLE CONFLITTI DI INTERESSE. La norma, però, parla chiaro.
L'articolo 7 della legge del 1953 sul funzionamento della Consulta recita così: «I giudici della Corte costituzionale non possono assumere o conservare altri uffici o impieghi pubblici o privati, né esercitare attività professionali, commerciali o industriali, funzioni di amministratore o sindaco in società che abbiano fine di lucro».
Prosperetti è un giurista di fama, giuslavorista, già assistente di Gino Giugni, con uno degli studi legali più affermati di Roma (sul sito internet dello studio risulta«non attivo», ndr), ha un curriculum di grande spessore accademico.
Fu nominato nella corte d'Appello del Vaticano alla fine degli Anni 90 da Giovanni Paolo II. È anche avvocato cassazionista. La sua nomina è nata nell'area di Nuovo Centrodestra, con l'appoggio di Area Popolare e Scelta Civica.
È la quadra su cui si è costruito l'accordo alla 32esima votazione nel parlamento in seduta comune: il Pd ha deciso di mollare Forza Italia e dall’altra ha retto l’intesa con il Movimento 5 Stelle. È stato il secondo più votato, con 585 voti, prima di lui Franco Modugno (quota M5s, 609 voti) , poi Augusto Barbera (quota Pd, 581 voti). Del resto, il mondo da cui proviene Prosperetti è proprio questo, quello della vecchia Democrazia cristiana.
Spulciando in Rete si può trovare il suo nome in una delle tante cause che gli eredi di Giulio Andreotti e Amintore Fanfani si mossero l'uno contro l'altro per rivendicare lo studio crociato: Prosperetti è stato legale con il suo studio del vecchio Partito popolare italiano.
I GIUDICI IN VATICANO SONO COOPTATI DAL PAPA. Il problema è che la sua nomina nella corte d'Appello in Vaticano viene fatta direttamente dal papa. A ribadirlo è stato proprio pochi giorni fa Ferderico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa sede, in una nota: «Nello Stato della Città del Vaticano vige un sistema giudiziario proprio, del tutto autonomo e separato da quello italiano, dotato dei propri organi giudiziari per i diversi gradi di giudizio e della necessaria legislazione in materia penale e di procedura penale. In esso esistono tutte le garanzie processuali caratteristiche dei più evoluti ordinamenti contemporanei». E soprattutto: «Le persone incaricate della funzione giurisdizionale, sia inquirente che giudicante, vengono poi selezionate tramite cooptazione, non potendo essere reclutate mediante un concorso pubblico tra i cittadini dello Stato, come normalmente avviene presso gli altri Stati» e «vengono così selezionate tra professionisti di altissimo livello» .
LA TERZIETÀ DELLA CHIESA NEL NOSTRO STATO DI DIRITTO. Aggiunge Magi: «Che tipo di giuramenti o di impegni ha assunto per diventare rappresentante giudiziario del pontefice? Quale sarà la serenità di un giudice che, per cooptazione, ha esercitato la giurisdizione in nome e per conto dello Stato città del Vaticano e del pontefice, allorquando dovrà giudicare la costituzionalità delle legge che i rappresentati di quello Stato quotidianamente criticano ingerendosi nel processo legislativo italiano? Quale serenità e terzietà vi sarà quando la Corte dovesse giudicare della responsabilità del presidente della Repubblica?».
Una domanda a cui ora può rispondere solo il neo-giudice della Corte costituzionale.

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