Albert Rivera Leader 151221002749
PERSONAGGIO 20 Dicembre Dic 2015 2121 20 dicembre 2015

Spagna: il fiasco di Rivera, alter ego di Renzi

Dall'ossessione per la comunicazione all'obiettivo di un partito della Nazione: Rivera ricorda il nostro premier. Ma i cittadini lo bocciano. Il 14% è un flop.

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Albert Rivera, leader di Ciudadanos.

Era uno dei protagonisti più attesi del voto spagnolo, il volto nuovo caricato (e caricatosi) del peso - al pari di Pablo Iglesias, leader di Podemos - di mettere in soffitta i partiti tradizionali.
E invece Albert Rivera, da quelle che dovevano essere le elezioni della consacrazione, esce con le ossa rotte.
Il suo Ciudadanos, dato una settimana prima del voto al 18%, è riuscito a ottenere solo il 13,93% dei voti.
Tradotto: 40 seggi alla Camera, un terzo in meno dei 60 preventivati.
IL BAMBINO PRODIGIO DELLA POLITICA. I sondaggi lo dipingevano come l'uomo politico più popolare di Spagna, capace di un'ascesa irresistibile.
La traiettoria di Rivera è stata folgorante. Un anno fa ha trasformato la sua piccola formazione anti-indipendentista catalana in un partito nazionale.
Dal 27 settembre, quando contro ogni attesa Ciudadanos è arrivato secondo alle elezioni regionali dietro il fronte indipendentista ma davanti a tutti gli altri partiti nazionali, Albert ha scalato le graduatorie di gradimento.
A 37 anni, l'enfant prodige alla guida del partito centrista anti-casta si sentiva pronto per prendere in mano le redini del Paese. O quantomeno per condizionarne il futuro politico.
Ma le cose sono andate diversamente.

Giovani, telegenici e rottamatori: il parallelo tra Renzi e Rivera

L'evento centrale della campagna di Ciudadanos.

Rivera, spiccate doti comunicative e una dialettica della rottamazione che tanto ricorda quella del nostro premier Matteo Renzi, ha fatto un buco nell'acqua.
Già, Rivera e Renzi. Diversi osservatori si sono cimentati nel parallelo tra i due, uniti dalla giovane età, dalle posizioni moderate che li rendono appetibili sia da elettori del centrosinistra che del centrodestra, ma soprattutto dall'arte in cui il Matteo nazionale è maestro e che l'alter ego spagnolo ha provato a mutuare: quella della narrazione.
LA COMUNICAZIONE NON BASTA. Rivera non ha mai nascosto l'ambizione di costruire un “partito della nazione” in grado di raccogliere voti in maniera trasversale.
Blairista, l'aveva definito l'Economist. Ma gli spagnoli non l'hanno premiato.
Il leader di Ciudadanos non è riuscito a trasmettere la sicurezza necessaria, spiegano gli analisti.
E un sistema di comunicazione più oliato rispetto a quello degli avversari non è bastato a spostare gli equilibri.
L'altro partito di rottura, Podemos, ha potuto contare - a differenza di Ciudadanos - su un elettorato più radicato e motivato, ed è stato il vero catalizzatore dei voti di quanti chiedevano un cambiamento.
GLI SPAGNOLI PREMIANO PODEMOS. Fautore della “politica nuova” e di una “mani pulite” a oltranza nel Palazzo del potere spagnolo, contaminato da una corruzione quasi endemica, Rivera raccoglieva da un certo punto di vista le stesse simpatie che hanno portato Podemos a ottenere il 20,66% delle preferenze: quelle di una larga fetta della popolazione stufa dei vecchi partiti e in cerca del “nuovo”.
Forse non c'era abbastanza spazio in Spagna per due movimenti 'rivoluzionari'.
Così, chi ha optato per il cambiamento ha scelto l'originale.

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