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REAZIONI 21 Dicembre Dic 2015 0000 21 dicembre 2015

Spagna, l'austerity ora vacilla: i timori dell'Ue

L'esito del voto spagnolo preoccupa Bruxelles. Il premier Rajoy perde consensi. E Podemos promette battaglia. Grecia, Francia, Gb: quante grane per Juncker.

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Jean-Claude Juncker e Mariano Rajoy.

Dal voto spagnolo si materializza una nuova, delicatissima grana per l'Unione europea.
Fino ad oggi il Paese è stato saldamente in mano ai popolari o ai socialisti, due formazioni di matrice europeista, ma dopo le elezioni del 20 dicembre si apre un nuovo fronte di incertezza, non essendo chiaro come sarà composto il governo che guiderà la Spagna nei prossimi quattro anni né quali saranno le sue scelte politiche, economiche e sociali.
La vittoria del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy, fortemente ridimensionato rispetto a quattro anni fa, appare insufficiente per garantire ai presidenti del Consiglio e della Commissione europei, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, considerati vicini alla cancelliera tedesca Angela Merkel, il proseguimento delle politiche ortodosse di austerità.
L'INCERTEZZA SPAVENTA L'UE. Dal punto di vista dei vertici europei, queste misure stanno dando i primi validi risultati, e portando Madrid fuori dal tunnel della crisi. Ma i partiti di sinistra e le nuove formazioni euroscettiche e di protesta le osteggiano, con intensità variabili a secondo del loro posizionamento.
Né il Pp né il Psoe saranno in grado di governare da soli e al momento l'ipotesi di una 'Grosse Koalition' alla tedesca pare molto lontana, a meno di un intervento in questo senso di re Felipe VI.
Sono i futuri nuovi alleati dei tradizionali partiti a spaventare Bruxelles.
Per questo l'Europa dell'austerità e dei conti in ordine, che non ama le incertezze, oggi trema un po' di più.
QUANTE GRANE PER BRUXELLES. Nel Sud dell'Europa le perplessità spagnole si aggiungono a quelle della Grecia e dell'Italia, dove il premier Matteo Renzi chiede un approccio diverso da quello attuale, meno burocratico e più politico, e dove la componente euroscettica, tra Movimento 5 Stelle, Lega e anche Forza Italia, è decisamente presente.
Nell'Europa centrorientale all'euroscetticismo autoritario dell'Ungheria si è aggiunto quello della Polonia, mentre al centro dell'Unione la Francia vede la maggioranza dei suoi giovani votare per il Front National, che dall'Unione vorrebbe uscire uccidendo di fatto il progetto dell'Europa unita.
Senza dimenticare la Gran Bretagna, dove l'ipotesi di una Brexit è tutt'altro da escludere.
ALLEANZE COMPLICATE. Non sappiamo chi governerà la Spagna domani, e non si può neppure escludere l'ipotesi di un ritorno alle urne a breve. Fatto sta che un governo minoritario del Pp, non osteggiato dai centristi di Ciudadanos, sarebbe comunque debole e in balia delle opposizioni nazionaliste e di sinistra.
Molto difficile appare anche l'ipotesi di una alleanza tra il Psoe e i 'post-indignados' di Podemos, che con l'aiuto di qualche piccolo partito nazionalista forse potrebbero riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.
Con Podemos al governo, le politiche di rigore finanziario chieste dall'Europa rischierebbero di finire nel cassetto.

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