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FACCIAMOCI SENTIRE 21 Dicembre Dic 2015 1252 21 dicembre 2015

Effetto Podemos in Italia? A qualcuno non conviene

Vasti strati della popolazione sguazzano nello status quo. E senza un governo legittimato dal voto possono curare al meglio i propri interessi. Ma il segnale che arriva dalla Spagna (e non solo) è inequivocabile.

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Militanti di Podemos.

Dopo le elezioni regionali in Francia è arrivato un altro scossone, anche se di diversa natura, in Spagna.
Nel Paese iberico la protesta ha assunto una forma differente da quella francese, ma anche qui i socialisti toccano il punto più basso di sempre.
I francesi avevano privilegiato la destra della Le Pen, almeno al primo turno, mentre in Spagna si è assistito alla grande performance elettorale di Podemos, che ha già fatto esultare la sinistra italiana.
PARTITI TRADIZIONALI IN CRISI. Il minimo comun denominatore tra i tre Paesi (compreso quindi il nostro) è che si sta assistendo a una forte crisi dei partiti tradizionali che, a mio avviso, non riescono a capire che devono cambiare il modo stesso di fare politica.
Dovrebbero ripartire dalla rivisitazione del proprio modello organizzativo e assumere come priorità i superiori interessi del Paese e non quelli della bottega di appartenenza.
Scardinare i vecchi modelli e le vecchie liturgie non è certo impresa facile. Anche perché, ancora una volta, ognuno intende farlo nel rispetto degli interessi di bottega e non addirittura in linea con le proprie ambizioni personali che spesso vanno a discapito degli interessi della comunità.
LA SPAGNA E UN GOVERNO ALL'ITALIANA. Vedremo adesso come faranno gli spagnoli a mettere insieme una coalizione di governo che potremmo definire “sul modello italiano”.
I francesi, che come avevo detto in un precedente articolo riescono sempre privilegiare quelli che ritengono gli interessi della nazione, al secondo turno sono andati a votare in massa annullando completamente il successo elettorale dell’estrema destra al primo turno, riducendo in questo caso gli entusiasmi della Meloni, di Salvini & Co.
Personalmente non vedo l’ora di conoscere il risultato delle prossime elezioni in Italia. Sia perché finalmente, chiunque vincerà, avremo un governo legittimato dal consenso popolare come è giusto che sia in tutte le democrazie avanzate, sia per mettere alla prova questo benedetto Italicum, qualora si riuscisse a votare con il nuovo sistema elettorale.
IL M5S QUALCHE MERITO CE L'HA. Sia chiaro che il nostro attuale modello di democrazia parlamentare ha consentito e consente situazioni di “governo” tecnico. Finché in parlamento c’è una maggioranza, comunque costituita, il presidente della Repubblica non può sciogliere le camere e attualmente questa maggioranza c’è, come peraltro dimostrato dall’esito di tutti i voti di fiducia e delle stesse “sfiducie” compresa quella recente non andata in porto per la ministra Boschi.
Senza che nessuno si senta obbligato a essere d’accordo con quanto sto per dire, pur non condividendo le idee dei grillini riconosco loro il merito di aver veicolato la protesta in una forma democratica che non ha comportato nel nostro Paese particolari forme di ribellione sociale.
Adesso però anche loro devono decidere cosa fare da grandi e le prossime elezioni ne saranno la cartina al tornasole.

In Europa il Paese più forte è il più criticato: la Germania

Angela Merkel.

Paradossalmente il Paese più stabile in Europa è anche quello più criticato, ovvero la Germania.
I tedeschi hanno potuto affrontare la crisi in una situazione decisamente migliore degli altri sia da un punto di vista economico (e non entro nel merito dei vantaggi che ne avrebbero tratto dalla costituzione dell’euro secondo le critiche di alcuni) sia da un punto di vista politico.
Stessa cosa dicasi per gli inglesi per cui la crisi finanziaria sviluppatasi nel terzo trimestre del 2007 poteva essere assolutamente devastante e invece, grazie a un'architettura politica stabile e funzionante, ne sono usciti prima degli altri.
I NODI VENGONO AL PETTINE. Se nei periodi di vacche grasse si può continuare a vivere nella confusione e nella superficialità nei periodi di crisi, tutti i nodi vengono al pettine.
Dopodiché ci sono due possibilità: dare la responsabilità di quanto succede ad altri (come fanno molti italiani) o rimboccarci le maniche e apportare le giuste correzioni e realizzare le riforme necessarie (come fanno appunto inglesi e tedeschi).
È evidente a tutti che per realizzare le riforme occorrerebbe un governo forte e legittimato dal consenso popolare che noi sogniamo da decenni.
Il tema, però, è che lo stesso concetto di governo forte e legittimato non è nelle corde di vasti strati della popolazione, che in una situazione più confusa possono continuare a curare al meglio i propri interessi personali.
UNA POLITICA DA RESETTARE. Berlusconi era sceso in campo contro il teatrino della politica e contro il finanziamento pubblico dei partiti. Come è andata nel primo caso lo abbiamo visto tutti; nel secondo caso, vista la precaria situazione delle casse di Forza Italia, la Rossi ha dichiarato che l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sarebbe un attacco alla democrazia.
Per non scendere troppo in basso evito di ricordare gli slogan di “Roma padrona”e il comportamento di alcuni che avevano fatto degli stessi slogan la propria ragion d’essere.
Per utilizzare un termine informatico avremmo bisogno di resettare la nostra situazione politica (come peraltro necessario negli altri paesi latini) ma naturalmente si tratta di un’utopica provocazione, possibile solo in presenza di eventi fortemente traumatici che nessuno auspica.
NON ABBIAMO IL MONOPOLIO DI TUTTI I MALI. Paradossalmente anche la Chiesa si trova a far fronte alla stessa situazione. La volontà di cambiamento di papa Francesco incontra gli stessi ostacoli per via di chi non concepisce l’appartenenza alla Chiesa come spirito di servizio.
Difficile immaginare che chi porta la veste cardinalizia possa rinunciare ai privilegi accumulati (remunerazione mensile, abitazione, autista, eccetera).
Se osserviamo l’effetto Trump negli Usa, potremmo dire che anche il Paese che guida il mondo sta cercando il suo nuovo equilibrio. E anche qui le speranze riposte nell’elezione di Obama non hanno avuto l’esito sperato.
Dovremmo quindi accettare che il nostro Paese non ha il monopolio di tutti i mali del mondo e che, se anziché lamentarci ci rimboccassimo le maniche per migliorare la situazione, ne riceveremmo sicuramente il plauso dalle future generazioni.

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