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POLITICA 21 Dicembre Dic 2015 1905 21 dicembre 2015

Forza Italia, nasce una corrente occulta nel partito

Da Romani a Toti, un pezzo di Fi si muove nell'ombra. E sonda l'ex presidente del Senato e Martino. Per formare un nuovo grande centro. E riprendersi il partito.

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Paolo Romani e Maria Elena Boschi nell'Aula di Palazzo Madama.

Non vogliono morire né salviniani né verdiniani.
Vogliono riscattare l’orgoglio azzurro, vagheggiando una Forza Italia 2.0.
Qualcuno di loro ha chiesto aiuto anche a un forzista della prima ora, un intellettuale di punta della filosofia liberista come l’ex presidente del Senato Marcello Pera, che negli ultimi anni ha interrotto il silenzio solo un paio di volte e per criticare Silvio Berlusconi. Ma ci sarebbe anche un altro intellettuale di calibro della partita per riscattare l’orgoglio azzurro, un altro campione del liberismo: Antonio Martino, ora deputato semplice, e molto critico, nei conversari privati, con l’andazzo crepuscolare di Forza Italia, sempre più a rimorchio della Lega Nord e Fratelli d’Italia.
L'IDEA DI UN NUOVO GRANDE CENTRO. Non è una vera e propria corrente organizzata e nel caos che regna sovrano potrebbe anche sciogliersi come neve al sole. Ma già da ora si muove come una sorta di “grande” centro, che cerca di farsi largo sconfiggendo l’ala berlusconiana più vicina alla Lega di Matteo Salvini e comunque più spostata su posizioni oltranziste, di cui il rappresentante numero uno viene individuato nel tanto contestato capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta.
Il più riconoscibile di questo “correntone” di “dorotei” azzurri è il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani, ritenuto il principale nostalgico del patto del Nazareno, che non a caso ha sferrato, ricambiato, un duro attacco a Brunetta. E ha invocato una «direzione politica«, un «comitato di persone riconosciute e riconoscibili che aiuti Berlusconi». Proprio in questo “comitato” viene individuato il nuovo correntone di centro. Che, secondo Brunetta, vorrebbe in realtà «imporre la linea a Berlusconi».

Al centro le divergenze azzurre sul rapporto con Lega

Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Ma Romani, che non starebbe più anche lui nel cuore del Cav come una volta, non è solo. Ognuno con sfumature diverse fa parte di quella sorta di “comitato” che si opponeva alla partecipazione del Cav alla manifestazione di Bologna nel novembre scorso.
Punta di diamante sarebbe il presidente ligure Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, le cui posizioni non collimano più totalmente con il leader. Toti non solo è tornato a chiedere apertamente le primarie, che Berlusconi vede come fumo negli occhi, ottenendo invece il plauso dei Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, ma fu uno di quelli che più avrebbero insistito per non far salire Silvio sul palco di Bologna.
NUOVE TENSIONI CON IL CARROCCIO. Il problema del rapporto con la Lega si è riproposto in questi giorni, sfociando nel malessere verso «la posizione subalterna» (come hanno confidato a L43 molti deputati sotto anonimato) di Forza Italia nei confronti della mozione di sfiducia al governo riproposta, sull’onda del caso Boschi, da Lega e Fratelli d’Italia (Fdi), al Senato.
Questo non significa che Toti e gli altri siano renziani. Ma, secondo indiscrezioni di Transatlantico, sia lui che la vicecapogruppo vicaria di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini (altro nome di spicco della “corrente” di centro) avrebbero preferito che Forza Italia si fosse mossa per conto proprio. E che semmai erano la Lega e Fdi, a dover seguire.
TORNA ALLA CARICA ANCHE ELIO VITO. Tra i fautori di una linea che ristabilisca la supremazia azzurra del centrodestra almeno nelle aule parlamentari, dove il Carroccio ha numeri più esigui, un posto importante lo occupa l’ex presidente della commissione Difesa della Camera, Elio Vito. Che una ventina di giorni fa si fece promotore della clamorosa protesta interna contro il capogruppo, finita con il trasferimento del “Mattinale” (creatura di Brunetta che l’aveva ereditata dall’ex portavoce del Cav Paolo Bonaiuti) a Palazzo Grazioli, sotto la diretta supervisione di Berlusconi.

Intanto Verdini si prende anche Bondi e Repetti

Manuela Repetti e Sandro Bondi nell'Aula del Senato (30 aprile 2013).

Al Senato, tra quelli che vorebbero una FI 2.0, c’è l’ex ministro di An, Altero Matteoli, che più volte ha reclamato una linea chiara e autonoma di FI. E con lui viene annoverato anche l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma. Ma a collaborare con la nuova area sarebbero state chiamate anche personalità centriste limitrofe a Forza Italia, come l’ex ministro della Difesa del governo Letta Mario Mauro, ora nel gruppo Gal a Palazzo Madama.
IL CERCHIO MAGICO DI ROSSI IN CRISI. È una partita però che Berlusconi non vedrebbe di buon occhio. Finora il boccino lo ha sempre avuto in mano lui. Ma ora che anche “il cerchio magico”, dominato dall’amministratrice unica Maria Rosaria Rossi, alle prese con i licenziamenti collettivi del personale interno (tra questi anche il deputato Giorgio Lainati, primo capo ufficio stampa azzurro) non sembra più “magico” come una volta e anzi, con i distinguo di un uomo di punta come Toti, incomincia a mostrare crepe, il nuovo correntone qualche chance potrebbe averla. *
Confida a Lettera43.it, uno dei non moltissimi deputati rimasti vicini a Brunetta: «Questi ormai si stanno già muovendo e hanno più potere di una volta per condizionare il presidente, perché la situazione di Fi è sotto gli occhi di tutti».
IL PARTITO È TERRA DI CONQUISTA. Forza Italia è ormai considerata terreno di conquista da parte di Denis Verdini e non solo. Le porte girevoli del centrodestra sono in frenetico movimento. Verdini ora conta di portarsi sotto l’albero di Natale anche due celebri fuoriusciti forzisti, al momento parcheggiati nel gruppo misto al Senato: Sandro Bondi e Manuela Repetti.
La celebre coppia ex azzurra dovrebbe aggiungersi a altri senatori che siedono ancora sui banchi di FI. Di più: sarebbe negli obiettivi dell’ex coordinatore azzurro di portare con sé anche alcuni del gruppo di Fitto.
Una parola provare a non morire salviniani o verdiniani.
Anzi, renziani.

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