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SCENARIO 21 Dicembre Dic 2015 1500 21 dicembre 2015

Polonia, il governo valuta l'opzione nucleare

S'intensificano i contatti Usa-Polonia. Per far entrare il Paese nel programma Nato. Obiettivo: scoraggiare la minaccia russa. Alla luce delle ultime tensioni.

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da Varsavia

Testate nucleari in prestito dagli Stati Uniti per proteggere il proprio territorio dallo spauracchio di un attacco russo.
Sembra uno scenario da guerra fredda, ma è quanto starebbe valutando la Polonia della neo premier Beata Szydło per voce del viceministro della Difesa, Tomasz Szatkowski.
Da Varsavia è infatti trapelato un interesse nei confronti del programma di condivisione nucleare della Nato a cui oggi partecipano cinque Stati membri: Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Turchia.
IL CONTROLLO DEGLI USA. Un programma che prevede il prestito di armamenti nucleari da Washington a un Paese richiedente in caso di necessità.
In tempo di pace, gli ordigni sono ospitati nei Paesi non-nucleari aderenti al programma e sorvegliati da truppe statunitensi con i codici necessari a farle esplodere sotto il controllo degli Usa.
In caso di conflitto, invece, le armi possono essere montate su aerei militari dei Paesi aderenti al programma di condivisione per essere utilizzate o fungere da dissuasore per eventuali aggressori.

Sale la tensione tra Mosca e il governo russofobo di Varsavia

Il programma nucleare della Nato riguarda Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Turchia.

Le dichiarazioni di apertura al nucleare in prestito, rilasciate da Szatkowski al canale televisivo Polsat il 5 dicembre scorso, sono state in seguito rivedute e corrette.
Il ministro della Difesa di Varsavia, Antoni Macierewicz, le ha definite «una delle possibili soluzioni a nostra disposizione» negando che per il momento ci sia stata una richiesta ufficiale della Polonia di entrare a far parte del programma di condivisione predisposto dalla Nato.
Al di là delle rassicurazioni dell'esecutivo, va sottolineato come il nuovo governo euroscettico e russofobo di Legge e Giustizia (PiS) prenda estremamente sul serio un'eventuale minaccia proveniente dai suoi confini orientali.
RAPPORTI AI MINIMI STORICI. Oggi le relazioni diplomatiche fra Mosca e Varsavia sono a un minimo storico, anche a seguito del rinfocolarsi delle polemiche relative a una presunta cospirazione russa responsabile del disastro aereo di Smolensk del 2010 nel quale morì, fra gli altri, l'allora presidente polacco Lech Kaczyński.
Va inoltre ricordato che in due recenti occasioni, nel 2009 e nel 2013, l'esercito russo ha simulato uno scenario bellico comprendente un attacco nucleare di Varsavia. Una circostanza ricordata più volte da Anne Applebaum, giornalista del Washington Post e moglie dell'ex ministro degli Esteri di Varsavia, Radosław Sikorski.
E documenti da poco desecretati mostrano come persino nel giugno dell'89, qualche giorno dopo le prime elezioni legislative post-comuniste tenutesi in Polonia, nel Paese ancora circolavano piani per ipotetici attacchi nucleari sovietici da condurre sull'Europa occidentale.
PUTIN AGITA LO SPETTRO NUCLEARE. Soltanto giochi di guerra, certo, ma che i timori polacchi non siano del tutto infondati lo dimostra la presenza di batterie missilistiche in grado di trasportare ordigni nucleari nella confinante enclave russa di Kaliningrad. E le recenti dichiarazioni di Vladimir Putin in merito alla possibilità di colpire Raqqa con testate nucleari, qualora ciò dovesse rendersi necessario, non hanno rassicurato Varsavia sul fatto che il temuto vicino sia riluttante sul tema atomico.
Di sicuro oggi esiste una certa confusione nel governo di Legge e Giustizia in merito a diversi temi, non ultimo quello legato alla difesa del territorio, con inattese aperture alle quali fanno seguito brusche smentite. Senza contare l'attuale suscettibilità di Varsavia nei confronti della stampa estera dimostrata dall'accusa, rivolta l'8 dicembre scorso a Cnn e Washington Post da un portavoce del ministro degli Esteri di Varsavia, di avere messo la Polonia in cattiva luce.

L'apertura all'atomo per scopi energetici

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Il recente e tormentato interesse per l'atomo da parte della Polonia non riguarda solo gli armamenti nucleari, ma è esteso anche al settore energetico.
Oggi la Polonia è il primo produttore di carbone nell'Ue e il nono al mondo, ma continua a importare più combustibile solido fossile di quanto non ne esporti.
Un paradosso legato anche al fatto che circa l'85% del fabbisogno energetico polacco oggi sia coperto proprio dal carbone: un record mondiale.
Anche per questo al Cop21 di Parigi la delegazione polacca ha ribadito di non volere rinunciare al carbone che viene ritenuto una risorsa energetica imprescindibile da Varsavia.
Ciò nonostante, anziché investire sulle rinnovabili come stanno facendo i vicini tedeschi e vorrebbe Bruxelles, la Polonia punta ad aprire la sua prima centrale nucleare entro il 2025.
LA FIRMA DI DONALD TUSK. Un progetto voluto anni fa dall'ex primo ministro e attuale presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e che l'attuale governo di Legge e Giustizia non sembra disposto ad abbandonare, a dispetto del suo supporto incondizionato al carbone.
Il sito prescelto dovrebbe essere Zarnowiec, località sulla costa baltica a 80 chilometri da Danzica che oggi ospita le rovine di un precedente impianto nucleare mai entrato in funzione per via di un referendum popolare tenutosi nel 1987 seguito all'incidente di Chernobyl.
Di fatto, delle quattro centrali nucleari costruite fra fine Anni 70 e 80 in Polonia nessuna è mai entrata in funzione.
L'INTERESSE DI GRUPPI CINESI. I piani per l'avvio del nucleare energetico polacco sono affidati a Pge, società di proprietà dello Stato, con la partecipazione di alcuni colossi privati del settore come Tauron, Kghm ed Enea (da non confondere con quella italiana, ndr).
Tutte realtà made in Poland, anche se non manca l'interesse di gruppi cinesi e giapponesi nella costruzione del futuro impianto.
Né la premier Beata Szydło né il presidente Andrzej Duda, che possono entrambi contare su un ampio sostegno dell'elettorato stando ai sondaggi, hanno sinora toccato il tema del nucleare tanto come dissuasore bellico quanto come risorsa energetica.
Presto, tuttavia, i tempi potrebbero essere maturi per una posizione ufficiale condivisa sull'atomo e i suoi derivati.

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