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SCENARI 21 Dicembre Dic 2015 1909 21 dicembre 2015

Spagna, 5 strade per un governo

Le alleanze naturali non bastano a creare una maggioranza. Ecco gli scenari possibili.

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Il premier Mariano Rajoy, uscito vincitore dalle elezioni politiche spagnole con il 28,72% dei voti, ha ringraziato i suoi elettori e si è impegnato a cercare di costruire un nuovo governo. «Inizia una tappa non facile», ha dichiarato, «sarà necessario parlare molto e raggiungere accordi».
Se parlare molto non sarà così difficile, cercare un accordo per formare un esecutivo stabile lo sarà molto di più.
Gli elettori spagnoli hanno diviso i loro voti in una maniera così frammentata che neanche le alleanze più plausibili, quella tra il Partito popolare e Ciudadanos o quella tra il Psoe e Podemos, garantiscono la maggioranza dei 176 seggi necessari alla camera.
PODEMOS: «COMPROMESSO STORICO». Dopo il voto di domenica 20 dicembre, che ha posto fine a 40 anni di bipartitismo, la Spagna si trova ad affrontare una crisi “all'italiana” di difficilissima soluzione a causa anche dei veti incrociati tra partiti. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha dichiarato che per la Spagna è «tempo di compromesso storico», ma ha chiarito subito che Podemos «non permetterà di governare al Partido Popular».

Il numero di seggi per partito dopo le elezioni.

Più aperto il Psoe di Pedro Sanchez, arrivato secondo, che non appoggerà l'investitura a capo del governo del premier uscente Mariano Rajoy, ma che concede al leader dei popolari una possibilità per inventarsi qualcosa.
Secondo la Costituzione spagnola, se al primo turno di voti non si ottiene la maggioranza assoluta, al candidato premier basta la maggioranza semplice dalla seconda votazione.
Sono cinque le ipotesi al momento più esplorate per uscire da un'impasse senza precedenti nella storia recente della politica spagnola.

1. Coalizione Pp-Ciudadanos: serve aiuto del Psoe

La prima è quella di una coalizione a guida popolare fra Pp (123 seggi su 350) e Ciudadanos (40). Ma insieme i due partiti avrebbero solo 163 deputati. La maggioranza assoluta è a quota 176. Per raggiungerla sarebbe necessario l'appoggio, o quantomeno l'astensione al momento dell'investitura del governo, di uno o più partiti nazionalisti catalani (17 seggi) o baschi (6) o di una parte del Psoe. Ma i problemi in partenza sembrano insormontabili. Il Psoe assicura che lascerà una chance, ma che voterà contro Rajoy. E i nazionalisti catalani, gli indipendentisti di Erc e Convergenzia (9 e 8 seggi) imporrebbero un referendum sulla secessione, inaccettabile per Rajoy e Ciudadanos.

2. Esecutivo di minoranza del Pp: difficile governare

La seconda possibilità prevede una formula analoga alla prima, ma con un governo minoritario di Rajoy, con appoggi esterni al momento dell'investitura e conseguenti patti puntuali durante la legislatura. Questa opzione non è così impossibile, considerato che Ciudadanos ha dichiarato di essere disposto ad astenersi, ma creerebbe un esecutivo con minime, se non nulle, capacità di governo. Su troppi temi il partito del premier incontrerebbe opposizione in parlamento, a partire da quelli economici ed europei.

3. Grosse Koalition: ma il Psoe prende tempo

La terza ipotesi è quella di una 'Grosse-koalition' alla tedesca tra Pp e Psoe. I popolari non la escludono, ma il Psoe per ora non la ritiene praticabile. Questa sarebbe anche l'opzione più gradita a Bruxelles perché assicurerebbe una maggioranza formata da due partiti affidabili e storicamente fedeli all'Europa. I più riluttanti a un'opzione del genere sono proprio i socialisti, che darebbero su un piatto d'argento a Podemos la leadership della sinistra spagnola.

4. Coalizione alla portoghese: Psoe e Podemos con astensione di Ciudadanos

La quarta via è una coalizione 'alla portoghese' fra Psoe (90 seggi) e Podemos (69), con l'astensione di Ciudadanos (40). Ma il partito di Albert Rivera ha detto che non favorirà mai un governo con Podemos. Le differenze ideologiche tra i due partiti sono troppo evidenti.
In alternativa Psoe e Podemos potrebbero negoziare l'appoggio degli indipendentisti catalani o dei nazionalisti baschi del Pnv (6 seggi). Diversi baroni del Psoe, inoltre, si sono dichiarati contrari a un patto con Podemos, che esige un referendum sulla Catalogna.

5. Nuove elezioni: inevitabili se nessuno fa passi indietro

L'ultima opzione è un ritorno alle urne in primavera. Le elezioni anticipate diventerebbero automatiche se entro due mesi dopo la costituzione del parlamento, e il primo tentativo di investitura, il Paese fosse sempre senza premier e senza governo anche con la possibilità di formarlo tramite maggioranza semplice.
Se nessuno dei partiti farà dei passi indietro sulle sue priorità, questa potrebbe diventare l'unica opzione possibile.

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