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EVENTI 22 Dicembre Dic 2015 1039 22 dicembre 2015

Il 2015 dell'Unione europea dalla A alla Z

Dalla crisi rifugiati alla Brexit, dal dieselgate alla xylella, fino ai muri contro i migranti e la conferenza sul clima. Quello che è successo in Ue nel 2015.

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Dalla crisi greca a quella dei rifugiati, dallo scandalo Volkswagen all'accordo sul nucleare iraniano, dalla visita di Ban Ki-moon al primo summit con la Turchia.
Il 2015 per l'Unione europea è stato un anno di emergenze e come sempre scandali, se nel 2014 a scuotere le istituzioni era stato Luxleaks, nel 2015 sono arrivati il Dieselgate e l'allerta terrorismo.
NON SOLO TERRORISMO. «La guerra permanente» come l'ha definita il premier francese Valls dopo gli attentati di Parigi, che ha messo un'altra volta l'Ue di fronte al problema della mancanza di una politica di difesa comune.
Ma non è solo questo il 2015 dell'Unione europea: Lettera43.it ha riassunto l'Abc.
Venticinque lettere per 25 eventi da ricordare.

A come il Re Abdullah II di Giordania

Nell'anno in cui l'Europa è stata scossa dagli attentati di Parigi e dalle continue minacce dell'Isis che hanno aumentato l'islamofobia, è stato il re di Giordania a ricordare nel suo discorso fatto il 10 marzo al parlamento europeo che gli atti dei terroristi vanno contro i valori islamici fondamentali come la misericordia, la pace e la tolleranza.
«MUSULMANI, UNITEVI CONTRO L'ISIS». Il suo Paese ospita oltre 1,4 milioni di rifugiati siriani che scappano proprio dalle violenze del Califfato.
Per questo ha invitato i musulmani a unirsi alla lotta contro lo Stato islamico. «I musulmani di tutto il mondo sono il più grande obiettivo dei terroristi», ha detto. «Non permetteremo loro di utilizzare la nostra fede».

Abdullah II, re di Giordania (GettyImages).

B come Brexit

Il negoziato con l'Ue per scongiurare l'uscita del Regno Unito ha assunto i contorni di una vera e propria epopea.
In attesa del referendum che nel 2016 lascerà ai britannici la scelta, una delle richieste che David Cameron mette sul tavolo di Bruxelles per rimanere è quella che i cittadini Ue debbano vivere e versare i contributi per almeno quattro anni in Gran Bretagna prima di potere accedere ai benefit sociali nel Paese.
LO SCONTRO BRUXELLES-CAMERON. Una pretesa finora ritenuta inaccettabile perché mette in discussione i principi di libera circolazione e di non discriminazione dell'Ue.

C come Cop21

L'accordo globale per la lotta al Cambiamento Climatico siglato a Parigi il 13 dicembre da 195 Stati è stato definito storico e ambizioso.
Dopo due settimane di negoziati, la Cop 21 ha concluso i suoi lavori raggiungendo l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura al di sotto dei 2°C entro il 2020 «compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C» e mettendo a disposizione 100 miliardi di dollari entro il 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Un accordo che è stato già criticato perché pur essendo vincolante non prevede meccanismi di sanzione in caso non si raggiungano gli obiettivi.
L'ACCORDO SARÀ DEPOSITATO AD APRILE. A deludere sono inoltre gli Indc, gli impegni specifici dei singoli paesi in termini di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, che calcolati complessivamente sono stati ritenuti da numerose associazioni ambientaliste e ong insufficienti.
In termini tecnici, l’Accordo di Parigi sarà depositato presso le Nazioni Unite a New York il 22 aprile 2016. A partire da quel momento, verrà concesso un anno di tempo ai governi per ratificarlo: entrerà in vigore quando a farlo saranno stati almeno 55 paesi, che rappresentino non meno del 55% delle emissioni globali di CO2.

Foto di gruppo dei capi di Stato alla Conferenza Cop21 (GettyImages).

D come Dieselgate

Il terremoto che ha sconvolto Volkswagen è iniziato a settembre, quando l'Epa, l'Agenzia per l'Ambiente Usa ha costretto la casa automobilistica tedesca ad ammettere di aver truccato il sistema che regola le emissioni dei gas di scarico in tutti i motori diesel 2.0 Tdi.
I test erano infatti taroccati con un software capace di ridurre il valore delle emissioni di NOx (ossidi d'azoto). Subito dopo la rivelazione il titolo della casa di Wolfsburg è crollato in Borsa, registrando anche -20%, e le vendite hanno subito un notevole calo.
Ma ben presto la vicenda ha assunto contorni geografici e politici ben più vasti: «Irregolarità» sono state registrate anche nella misurazione delle emissioni di biossido di carbonio (CO2), con dati sottostimati che sarebbero stati forniti dal costruttore alle autorità competenti per la verifica del rispetto dei limiti imposti dalla legislazione Ue.
L'UE ISTITUISCE UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA. Sull'onda dello scandalo Volkswagen, la Commissione europea ha promesso subito un'accelerata sulle nuove regole per i test su strada delle emissioni auto. Non solo serve una nuova normativa europea in materia di emissioni di gas inquinanti, ma bisogna anche rivedere il sistema di omologazione delle auto in Europa.
Cambiamenti che prevedono però un accordo tra i 28 stati membri, finora impossibile.
Intanto il 17 dicembre il Parlamento Ue ha deciso di istituire una commissione d'inchiesta per indagare sulle violazioni delle norme comunitarie in materia di misurazioni delle emissioni di auto e sulla mancata adozione da parte della Commissione e delle autorità degli stati membri di misure per far rispettare le norme Ue.

E come Economia circolare

Il 2 dicembre la Commissione Ue ha adottato un nuovo pacchetto di misure sull'economia circolare, annunciate ma non ancora varate.
Iniziative per facilitare il riciclo e il riuso di risorse e prodotti e per diminuire gli sprechi.
L'obiettivo è affrontare tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto: dalla produzione e il consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie.
LA LOTTA AGLI SPRECHI. L'esecutivo Ue intende fissare l'obiettivo comune Ue di riciclare il 65% dei rifiuti urbani entro il 2030; e del 75% dei rifiuti di imballaggio; il divieto di incenerire i rifiuti riciclabili che sono stati già separati nella raccolta differenziata, un'ulteriore stretta sulle discariche, che non potranno accogliere più del 10% dei rifiuti prodotti in ogni stato membro, e un dimezzamento dello spreco alimentare.
Tutto entro il 2030.

F come Francia

Il 2015 è iniziato all'insegna del terrore in Francia.
Gli attacchi terroristici di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher a gennaio e quelli del 13 novembre in sette diversi luoghi della città tra cui il teatro Bataclan hanno scosso l'intera Unione europea.
POCHI PASSI AVANTI CONTRO IL TERRORISMO. A Bruxelles i 28 stati membri hanno cercato di mettere a punto una strategia antiterrorismo dell'Ue, ma visto che la difesa Ue è affidata ancora ai singoli paesi, i passi avanti fatti finora sono stati pochi e si sono limitati a sollecitare la messa punto della direttiva Pnr dell'Ue per migliorare i controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen e lo scambio di informazioni, evidenziando il ruolo di Europol ed Eurojust.
Un grande passo avanti l'ha fatto invece al parlamento europeo il Front national di Marine Le Pen, che a giugno 2015 è riuscito a formare un gruppo di estrema destra 'Europa delle nazioni e della libertà' insieme con la Lega Nord di Matteo Salvini e altri partiti e singoli xenofobi ed euroscettici.

Fiori davanti al teatro Bataclan (GettyImages).

G come Grexit

A Bruxelles ci si confronta con la crisi di Atene sin dal 2009. Ma nonostante i circa 240 miliardi di euro erogati per sostenere lo Stato ellenico, l’ipotesi di un fallimento per il Paese non è mai stata così reale come nel 2015.
Colpa dei programmi di austerity che hanno messo in ginocchio Atene, dice il leader di Syriza Alexis Tsipras a capo del governo da fine gennaio, mancanza di responsabilità da parte dei governanti sostengono a Bruxelles.
TSIPRAS ACCETTA LE RICHIESTE DEI CREDITORI. Uno scontro quello tra Tsipras e i creditori che occupato le prime pagine dei giornali per settimane. Per sei mesi summit europei, mini vertici, incontri bilaterali, eurogruppi straordinari sono diventati la routine nella capitale europea.
Il negoziato con i creditori internazionali si è trasformato in un vero e proprio braccio di ferro davanti al quale, nonostante il no detto al referendum dai cittadini greci e l'uscita polemica del ministro delle finanze Varoufakis, Tsipras ha ceduto accettando tutte le richieste fatte dai creditori per ottenere un terzo piano di salvataggio e scongiurare la Grexit.
Una minaccia quella dell'uscita della Grecia dalla moneta unica usata da entrambe le parti senza risultati.

H come hotspot

Sono i centri di accoglienza dove le forze dell'ordine locali, assistite da funzionari delle agenzie europee Easo, Frontex ed Europol, dovrebbero distinguere chi ha diritto all'asilo da chi invece va rimpatriato attraverso le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali.
I RITARDI SUL RICOLLOCAMENTO. A maggio la Commissione europea ha stabilito che i paesi di arrivo dei migranti devono disporre di queste strutture e allo stesso tempo, una vota identificati, i migranti dovrebbero essere ricollocati in tutti gli stati membri.
L'Italia ha più volte chiesto che l'attivazione degli hotspot fosse contemporanea all'attivazione del meccanismo di ricollocamento. Ma sinora quest'ultimo tarda a partire.

I come Infrazioni

Il 10 dicembre è partita la procedura di infrazione dell’Unione europea nei confronti dell’Italia per la mancata registrazione dei migranti.
Dal 20 luglio alla fine di novembre, secondo i dati Frontex, sono arrivate in Italia 65.050 persone ma i dati di Eurodac mostrano che sono state prese le impronte digitali e sono stati inseriti i dati di solo 29.176 migranti.
ITALIA NEL MIRINO PER MIGRANTI E XYLELLA. La Commissione ha quindi inviato a Roma una lettera di messa in mora, prima tappa del procedimento, esortando il Paese ad «attuare correttamente il regolamento Eurodac che dispone l’effettivo rilevamento delle impronte digitali dei richiedenti asilo e la trasmissione dei dati al sistema centrale dell’Eurodac entro 72 ore».
La procedura è stata aperta anche nei confronti di Grecia e Croazia. Ma non è questa l'unica infrazione che l'Italia ha ricevuto quest'anno.
Sempre il 10 dicembre l'esecutivo Ue ha aperto un'altra procedura contro il nostro paese per non aver rispettato gli obblighi sull’eradicazione dal batterio della Xylella dagli ulivi colpiti in Puglia.

J come Juncker

È un quadro a tinte fosche quello che il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha descritto durante il suo primo discorso sullo stato dell’Ue: «L’Unione europea non versa in buone condizioni», ha detto Juncker, riferendosi soprattutto alla questione dei migranti e dei richiedenti asilo e al fatto che nell'Ue «non c’è abbastanza unione e neanche abbastanza Europa».
L'INVITO ALL'UNIONE. Per questo ha invitato tutti i 28 stati membri a impegnarsi maggiormente. «È necessaria un’azione determinata ed efficace per rispondere alla più importante crisi migratoria in Europa dal 1945. Le cifre sono impressionanti», ha detto Juncker ricordando che nel 2015 alle porte dell’Europa sono arrivati circa 500 mila richiedenti asilo. «Questo non è il momento di avere paura, è il momento di agire in maniera determinata».

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker (GettyImages).

K come Ban Ki-moon

Il segretario generale dell'Onu, il 27 maggio, nel suo intervento al parlamento europeo, ha ricordato che l'Europa «ha bisogno dei migranti».
L'APPELLO ALLA RESPONSABILITÀ DELL'UE. Vi incoraggio, ha detto, «a innalzare gli standard che avete fissato per voi stessi e per il mondo, troppe persone in fuga dai loro Paesi stanno perdendo la vita in viaggi pericolosi. La Ue ha un ruolo importante da giocare e una responsabilità».

L come libertà

Nel 2015 il parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov per la libertà d’espressione al blogger saudita Raif Badawi, 31 anni, arrestato nel 2012 per oltraggio all’islam e condannato a 10 anni di carcere, mille frustate e una multa di circa 200 mila euro.
L'APPELLO UE PER LIBERARE BADAWI. Badawi è stato condannato per aver creato il sito Liberal Saudi network, un forum di discussione sul ruolo politico e sociale dell’islam in Arabia Saudita
Il presidente del parlamento Martin Schulz ha chiesto il suo immediato rilascio al re saudita Salman, ma il suo appello è rimasto finora inascoltato.

M come muro

Non è quello di Berlino ma quelli che hanno iniziato a essere eretti nel 2015 per fermare il flusso migratorio dalla rotta dei Balcani. I primi sono stati gli ungheresi che hanno sigillato i confini con Serbia e Croazia. La barriera con la Croazia è la prima costruita in Europa dopo la nascita dell'Unione.
NUOVE BARRIERE IN SLOVENIA E AUSTRIA. Dalla metà di ottobre la chiusura delle frontiere ungheresi ha dirottato gran parte dei profughi su altre rotte causando disagi ad altri Stati.
In Slovenia si sono registrati picchi di 7 mila arrivi al giorno e anche Lubiana ha annunciato la costruzione di un muro lungo il confine con la Croazia. Come se non bastasse a novembre anche l'Austria ha annunciato di voler innalzare una «barriera tecnica», in realtà un muro di 3,7 chilometri, lungo il confine con la Slovenia.

Migranti passano il confine tra Serbia e Ungheria (GettyImages).

N come Nucleare iraniano

Con lo storico accordo di Vienna raggiunto il 14 luglio tra l'Iran e le sei potenze mondiali (il 5+1 ovvero i cinque Paesi che hanno diritto di veto all'Onu: Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, più la Germania) si ferma il programma nucleare della Repubblica Islamica. L'intesa non permetterà a Teheran di costruire la bomba atomica almeno per i prossimi 10 anni.
In cambio la comunità internazionale si è impegnata a mettere fine alle sanzioni contro l’Iran decise da Stati Uniti, Unione europea e Nazioni Unite.
DUE ANNI DI LAVORO DIPLOMATICO. Questo è il risultato di due anni di lavoro diplomatico e diciotto giorni di colloqui a Vienna. Dopo 11 anni di stallo si riaprono così le porte del dialogo con l'Iran grazie anche alla mediazione di Bruxelles dell'ex dall'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton, che ha condotto i colloqui siglando lo storico accordo ad interim di Ginevra del 24 novembre 2013, e dal suo successore Federica Mogherini poi.
I negoziati sul nucleare sono stati facilitati, infatti, come prevede il mandato dell'Onu, dall'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Unione europea che ha svolto un ruolo di facilitazione diplomatico e tecnico.

O come occupati (territori)

Lo sono i territori palestinesi dalle autorità israeliane. E per non dimenticare questa occupazione, a novembre la Commissione europea ha approvato la cosiddetta «nota interpretativa» alle linee guida pubblicate ad aprile 2013 per l’etichettatura dei prodotti nei territori occupati da Israele fin dal 1967. Visto che l'Ue riconosce solo i confini del 1967.
ANCHE L'ITALIA ADERISCE ALL'ETICHETTATURA. A sollecitare l’indicazione di provenienza da «insediamenti» sono stati ad aprile ben 16 governi Ue, compresa l’Italia. Davanti al provvedimento che riguarda il settore alimentare e altre industrie la reazione di Israele è stata durissima. «Questo è ingiusto. L’Unione europea dovrebbe vergognarsi. È una semplice distorsione della giustizia e della logica e credo che arrechi danno anche alla pace, non permette progressi al negoziato”, ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
L’etichettatura «potrebbe anche avere implicazioni per le relazioni Israele-Unione europea», ha avvertito il ministero degli Esteri israeliano Emmanuel Nahshon. Detto, fatto: dopo la decisione della Commissione Ue, Israele ha sospeso la cooperazione con l'Unione europea sul processo di pace con i palestinesi.

P come Pnr

Da anni le istituzioni europee stavano cercando di approvare una direttiva per un Pnr comunitario ovvero il Registro che prevede la censire i dati dei passeggeri su tutti i voli intraeuropei.
Il 4 dicembre, grazie anche alle pressioni esercitate in seguito agli attacchi terroristici di Parigi e all'aumento del fenomeno dei foreign fighters, il Consiglio di Giustizia e Affari interni Ue ha approvato il testo di compromesso concordato con il parlamento europeo sulla proposta di direttiva che obbliga, per motivi di sicurezza, le compagnie aeree a fornire alle autorità degli Stati membri i dati Pnr.
DATI VISIBILI PER SEI MESI. I dati, che saranno visibili per i primi sei mesi, verranno poi criptati e conservati per altri quattro anni e mezzo. Dopo la votazione al Parlamento europeo prevista all'inizio del 2016, la direttiva passerà al Consiglio per l'adozione definitiva.

Q come Quote latte

Sono state abolite dal 1° aprile 2015. L'obiettivo è di dare ai produttori di latte dell'Ue maggiore flessibilità per rispondere alla crescente domanda, soprattutto nel mercato mondiale.
Introdotte nel 1984, un periodo in cui la produzione di latte dell'Ue superava di gran lunga la domanda, il loro obiettivo iniziale era quello di porre fine alla cosiddetta Europa dei 'laghi di latte e montagne di burro'.
Allora fu imposto un prelievo finanziario agli allevatori europei per ogni chilogrammo di latte prodotto oltre un limite stabilito, condizionando così l'economia agricola comunitaria.
ABOLITE, MA IL PREZZO È CROLLATO. Nel 2015, secondo il commissario europeo all'Agricoltura, Phil Hogan è arrivato il momento di lasciarsi le quote alle spalle e accettare una nuova «sfida», quella del mercato globale. La domanda mondiale «aumenta del 2,1% l'anno». Insomma non c'è più il rischio di sovrapproduzione che danneggiava un tempo il mercato europeo.
Opinione non condivisa dai 6 mila allevatori che a settembre hanno bloccato la capitale europea con i trattori per protestare contro l'addio alle quote latte che ha provocato una sovraproduzione. Il risultato dicono è stato un crollo del prezzo del latte, e l'ennesima crisi per una parte degli allevatori europei.

R come ricollocamenti (dei migranti)

Il 23 settembre 2015 gli Stati membri hanno adottato la decisione di ricollocare 120 mila rifugiati in evidente bisogno di protezione internazionale dall’Italia, dalla Grecia e da altri Stati membri direttamente colpiti dalla crisi dei migranti.
Ma sinora sono ben pochi i rifugiati ridistribuiti negli altri stati Ue: nel 2015 sono stati organizzati sette vertici sull'immigrazione, uno summit Ue-Africa a Malta e un altro mini-vertice con la Turchia, eppure il risultato è l'apertura di due soli centri di registrazione per migranti (hotspot), appena 200 relocation e circa mille reinsediamenti.
MA GLI ARRIVI NON SI FERMANO. Cifre irrisorie rispetto al numero degli arrivi.
Solo per fare un esempio, secondo i dati di Frontex, l'agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne, più di 715 mila migranti sono arrivati sulle coste greche nei primi 11 mesi dell'anno, 16 volte di più rispetto allo stesso periodo del 2014.
Ad attraversare illegalmente le frontiere dei Balcani occidentali nei primi undici mesi dell'anno sono stati 667mila migranti, 22 volte più che nello stesso periodo 2014. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ii migranti che nel 2015 hanno raggiunto l'Europa sono oltre 1 milione.

S come siriani

«Non possiamo accogliere tutti», disse Angela Merkel a una ragazza palestinese, che aveva spiegato che presto sarebbe stata espulsa dalla Germania e che davanti alle parole della cancelliera iniziò a piangere scatenando un caso mediatico.
Una scena davanti alla quale la Cancelliera accusata di freddezza e mancanza di pietas, si è riscattata presto. Ad agosto, sospendendo il Trattato di Dublino e aprendo le porte agli immigrati.
SONO I MIGRANTI CHE SI INTEGRANO MEGLIO. «Non c'è un limite legale al numero di richiedenti asilo che può ricevere la Germania» e «in quanto Paese forte, economicamente sano abbiamo la forza di fare quanto è necessario», ha dichiarato Merkel, che però ha deciso di aprire le porte solo ai siriani, scatenando l'accusa di accoglienza selettiva.
Rispetto ai migranti di altre nazionalità, infatti, i siriani si integrano più facilmente e hanno un livello di scolarizzazione migliore, sarebbero quindi un'ottima risorsa da impiegare professionalmente in un Paese come la Germania sempre più vecchio e bisognoso di manodopera.

T come Turchia

Dopo 11 anni di negoziati e chiusure, il primo summit Ue-Turchia si è tenuto domenica 29 novembre, riaprendo non solo il capitolo allargamento ma soprattutto le casse dell'Ue: come previsto, e come aveva chiesto Ankara, l'Ue ha confermato un finanziamento pari a 3 miliardi di euro per sostenere lo sforzo della Turchia per l'accoglienza dei rifugiati siriani.
Il premier Ahmet Davutoglu l'ha definita una «giornata storica nel processo di adesione»; il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha ricordato che la Turchia «è il partner chiave per la lotta al terrorismo», anche perché soltanto nel 2015 «un milione e mezzo di persone è entrata illegalmente nell’Ue nel 2015, la maggior parte delle quali attraverso la Turchia».
L'ACCORDO SUI MIGRANTI CON L'UE. Il piano comune d'azione che il Consiglio europeo è volto a trattenere in Turchia i rifugiati siriani che vi arrivano, in fuga dalla guerra civile, con l'intenzione di raggiungere l'Europa.
L'Ue in cambio promette di accelerare il processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi che vogliono recarsi nell'Ue e si impegna a rilanciare i negoziati di adesione della Turchia all'Unione, bloccato da anni a causa soprattutto del veto cipriota.
Ma nonostante la riapertura all'allargamento, dopo i numerosi attentati che hanno scosso la Turchia, l’omicidio dell’avvocato curdo Tahir Elci, l’arresto di due giornalisti, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha messo in guardia: «L’accordo non ci farà dimenticare le divergenze su diritti umani e libertà di stampa».

U come Ungheria

Il 16 dicembre il parlamento Ue ha approvato una risoluzione in cui chiede alle istituzioni comunitarie di mettere sotto sorveglianza l'Ungheria per le minacce portate alla democrazia ed ai diritti fondamentali dal governo del popolare Viktor Orban.
TORNA LA PENA DI MORTE? Il premier ungherese non solo ha aperto alla pena di morte dimenticando che nell'Ue è vietata, ma ha anche costruito un muro al confine con la Serbia e la Croazia per bloccare l'ingresso dei migranti.
Azioni politiche che mal si sposano con l'adesione all'Unione europea e i suoi trattati, oltre che con la Carta dei diritti umani.

Il premier ungherese Viktor Orban (GettyImages).

V come Varoufakis

27 gennaio-6 luglio, è durata appena 6 mesi la parabola ascendente del ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Professore di Economia e per un periodo braccio destro del premier Alexis Tsipras, è diventato una vera e propria star mediatica per aver condotto per mesi le trattative con i creditori della Grecia (Ue, Bce e Fmi) sul rientro del debito di Atene, in un continuo di scontri e frizioni a causa della sua linea anti austerity, anti troika e del suo look.
Evidenti sono state sin dall'inizio le divergenze tra Varoufakis, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem
ORMAI FUORI DALLA POLITICA. Dopo la vittoria del “no” al referendum sugli aiuti alla Grecia, Varoufakis si è dimesso da ministro spiegando sul suo blog di aver lasciato il suo posto per le pressioni dei partner europei che non volevano più negoziare con lui.
La rottura definitiva con Tsipras è avvenuta però quando il premier greco ha accettato un nuovo piano di salvataggio ancora più severo di quello respinto dal referendum. Varoufakis ha votato contro la sua approvazione in parlamento insieme ai dissidenti di Syriza, ma ha rinunciato alla creazione di qualsiasi altro partito o corrente.
Alle ultime elezioni di settembre non si è ricandidato ed è tornato a fare il professore.

X come Xylella

Si chiama Xylella Fastidiosa ed è un batterio patogeno che sta infettando le piante di ulivo nel Salento, in Puglia. Il piano approvato dal Commissario delegato, Giuseppe Silletti, ha stabilito la costituzione di una linea di confine con una zona cuscinetto, a ridosso della quale si deve provvedere allo sradicamento, per evitare che l’epidemia si propaghi.
LA GUERRA CONTRO GLI SRADICAMENTI. Ma è sullo sradicamento che è inizia una guerra fatta di analisi, corsi e ricorsi al tar che si sta giocando il futuro di ulivi secolari.
Dopo l'avvio della procedura d'infrazione da parte della Commissione Ue per non aver pienamente attuato il piano per contenere la Xylella, le autorità italiane hanno riferito di aver condotto 12 mila analisi sull'intero territorio nazionale nel 2015, ad esclusione della Puglia, confermando l'assenza della 'Xylella fastidiosa' nel resto del Paese.

Y come Youth guarantee

Continua, ma a rilento e con molto scetticismo, la messa in pratica del sistema di Garanzia per i giovani, che mira ad agevolare il passaggio dalla scuola al lavoro, sostenendo l'integrazione nel mercato del lavoro attravero la lotta alla disoccupazione giovanile.
OLTRE 12 MILIARDI DI FINANZIAMENTO. L'iniziativa è finanziata da 12,7 miliardi di euro di fondi Ue, ma una relazione pubblicata pubblicata il 24 marzo dalla Corte dei conti europea individua tre fattori che rischiano di ostacolare l’attuazione nell’Unione europea della Garanzia per i giovani: l’adeguatezza del finanziamento complessivo, il modo in cui viene definita una «offerta qualitativamente valida» e il modo in cui la Commissione monitora i risultati del sistema e li comunica.

Z come zero virgola (la crescita dell'Italia)

L'Ocse ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica sull'Italia, che ora stima in un più 0,8% del Pil sul 2015 e un più 1,4% sia sul 2016 che sul 2017. Un aumento che non sembra però permettere all'Italia di uscire appunto dalla logica dello zero virgola.

Twitter: @antodem

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