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MAPPA 23 Dicembre Dic 2015 1840 23 dicembre 2015

La mappa dell'Afghanistan tra Isis e talebani

Le continue offensive talebane mostrano un Paese mai veramente pacificato. La presenza dello Stato Islamico complica la situazione. La cartina delle rispettive zone d'influenza.

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Gli scontri a Sangin, e in tutta la provincia meridionale dell'Helmand, tra le milizie talebane e le forze di sicurezza afghane appoggiate da truppe della Nato (Gran Bretagna in testa) hanno riportato l'attenzione internazionale sull'Afghanistan.
Il governo di Kabul non è mai riuscito ad ottenere un saldo controllo su tutto il territorio del Paese, e all'offensiva talebana si è aggiunta la minaccia dell'Isis, presente in diverse zone attraverso gruppi affiliati.
Ecco una mappa aggiornata, pubblicata dall'Institute for the Study of War, che mostra le diverse zone sotto il dominio, o l'influenza dei militanti jihadisti.

La mappa dell'Afghanistan e le diverse zone di influenza. In viola, le aree controllate direttamente dai talebani; in arancione quelle dove i miliziani sono probabilmente supportati e in rosa quelle dove il sostegno è incerto. In nero, le aree in cui è stata confermata la presenza dell'Isis (Fonte: Institute for the Study of War).

La presenza dello Stato Islamico non è ancora molto diffusa, ma se il Paese viene lasciato a se stesso non è improbabile che i miliziani di Al Baghdadi riescano ad ottenere sempre maggior influenza.
Come la Libia sta dimostrando, l'Isis è sempre in cerca di sbochi esterni alla Siria e all'Iraq, dove i raid occidentali gli impediscono nuove vittorie.
Il capo del Pentagono, Ash Carter, in visita a Kabul, ha ribadito che «l'Afghanistan resta una priorità».
E in effetti il Paese è rimasto una priorità per molto più tempo di quanto fosse previsto nel 2001, quando la coalizione Nato invase lo Stato dell'Asia centrale in risposta agli attacchi al World Trade Center.
UN PAESE MAI PACIFICATO. L'emergenza di questi giorni non è altro che l'ultima di una lunga serie, che ha costretto gli Usa e ai suoi alleati a rinviare ripetutamente il ritiro delle truppe.
Solo negli ultimi mesi, i talebani hanno dato l'assalto a Kunduz City, hanno attaccato l'aeroporto di Kandahar ed una guesthouse vicina all'ambasciata della Spagna a Kabul.
Lunedì 21 dicembre un kamikaze ha ucciso sei militari Usa vicino alla loro base aerea di Bagram.
L'AFGHANISTAN COME L'IRAQ. «L'Afghanistan è in bilico sullo stesso precipizio su cui stava l'Iraq prima della caduta di Mosul», scrive l'Institute for the Study of War nelle sue note conclusive all'analisi che accompagna la mappa. Ed è sicuramente il paragone più preoccupante. I due Paesi sono profondamente diversi per quanto riguarda la storia, la società, l'economia e la politica. Ma entrambi sono caratterizzati dalla mancanza di istituzioni forti e da una struttura sociale compatta. Lo smantellamento dell'esercito iracheno dopo l'invasione americana privò l'Iraq di una delle poche componenti che tenevano insieme il Paese. Quando lo Stato Islamico passò i confini siriani non si trovò davanti praticamente nessuna opposizione.
In Afghanistan l'esercito è un organismo corrotto che, nonostante l'impegno degli addestratori internazionali, non è mai riuscito ad avere un controllo sicuro sul territorio.
LA NATO NON BASTA. L'Isw spiega che «Le forze armate sono impegnate in operazioni di difesa sulle loro posizioni, impossibilitate a sgombrare dalle zone circostanti i miliziani nemici. L'unità del governo fronteggia molteplici minacce interne. I talebani stanno sfruttando la debolezza dell'esercito per indebolire lo Stato, e l'Isis, a sua volta, sta sfruttando le vulnerabilità dei talebani».
L'allargamento del conflitto alle principali città afghane, conclude il report, aumentano il rischio di una guerra civile. L'attuale missione di addestramento e assistenza della Nato non potrà da sola difendere l'Afghanistan dai pericoli che incombono su di esso.

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