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MAMBO 23 Dicembre Dic 2015 1134 23 dicembre 2015

Salvini, un leader totalmente inadeguato al suo compito

Sa solo insultare, crededendo di fare grande politica. Invece pare solo un pazzo di paese.

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Ogni uomo politico ha una sua caratteristica. Se pensiamo a quelli che ci sono, possiamo vedere in Renzi il leader affabulatore, intraprendente, un po’ spaccone, sicuramente pieno di idee.
Il declinante Berlusconi è intristito dagli insuccessi e dal prevalere del suo circo Barnum femminile che lo interpreta e lo rappresenta, ma resta una figura sorridente.
Grillo continua nei suoi paradossi attoriali anche se sta diradando la presenza mentre i suoi discendenti sono ragazzi vestiti come alla domenica che fingono di capire più cose di quelle che sanno. Per fortuna i “grillini” stanno mandando in tivù gente un po’ più presentabile. Se mandassero Casaleggio avremmo già vinto noi, noi normali.
La Meloni è sempre sulle barricate o al mercato di Garbatella, mai un tono normale, mai un gesto di compartecipazione, sempre guerriera e moralista (ma di sua sorella e suo cognato vogliamo parlare, una volta?).
SALVINI, LAUREATO IN INSULTI. Tuttavia il personaggio che emerge su tutti, e per una sola ragione, è Matteo Salvini. Di lui si sa che è stato un garzone di bottega di Bossi e Maroni, che si è scrollato di dosso il primo e cerca di fare lo stesso con il secondo. Non sembra molto acuto, parla per frasi fatte, ha inventato la felpa-manifesto ignorando che ormai anche per lui gli anni passano, sembra sempre sulla porta di una cantina con il terzo bianchetto tra le mani. Soprattutto insulta come pochi.
Non c’è mai stato in Italia un uomo politico che più di lui abbia insultato con parole intollerabili, quelle che in una lite condominiale finiscono a cazzotti, i suoi interlocutori.
Intendiamoci, in parlamento ci si è sempre insultati. Giancarlo Pajetta ne diceva tante ai democristiani. Generalmente gli insulti erano intellettualizzati . Poi arrivò Bossi che ruppe gli argini ma con insulti politici e territoriali.
Salvini invece dice alle persone, Renzi, Boldrini e altri, insulti personali indecorosi come in una rissa permanente.
Il leader della Lega elettoralmente ha raschiato il fondo del barile, forse spera di prendere altri elettori da Forza Italia morente, ma i nuovi accenti anti-Napoli e anti-Roma fanno pensare che abbia fallito la missione al Sud (dove, se si deve protestare, si va con Grillo, non con uno sfaccendato della periferia di Milano) e stia ricollocando il Carroccio nel suo antico alveo.
Comunque una destra a guida Salvini non va al ballottaggio. Né ci potrà andare sia se il suo leader diventasse il federatore della destra e neppure se restasse il capo della Lega.
DOVREBBE ANDARE A LEZIONE DA LE PEN. Questo suo polemizzare senza idee ma solo con parolacce rivolte ai rivali stancherà anche i suoi elettori, soprattutto i nuovi. Con «porco qua, porco là», si fa un tratto di strada non si costruisce una politica.
Se andasse a lezione dalla sua amica Le Pen lei glielo spiegherebbe bene, sempre che lui sia in grado di capire quel che gli si dice.
Quel che voglio sostenere è che si aggira nella politica italiana una specie di “pazzo” urlatore come ci sono in tutti i nostri paesi. All’inizio, quando le contumelie sembrano preludere ad un discorso politico, la gente guarda con simpatia al “pazzo”, poi comincia a pensare che sia pazzo davvero.
Ovviamente Salvini pazzo non lo è, e per contingenze fortunate e senza merito si trova a capo di un blocco elettorale a due cifre ma crede di fare grande politica dando dell’«imbecille» al premier o dicendo cose indecenti sulla presidente della Camera.
La sapete la barzelletta di quel topolino che seguiva una rumorosissima mandria di elefanti e che rispose a un amico topo che gli chiedeva che cosa facesse intruppato con i pachidermi: «Stiamo a fare un grande casino!».
Ma topo era e così rimase.

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