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CONFLITTI 24 Dicembre Dic 2015 1247 24 dicembre 2015

L'appoggio russo ai curdi fa infuriare la Turchia

Il Cremlino sostiene la lotta dei curdi contro l'Isis. E aggiunge un sassolino nella scarpa di Erdogan.

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Il leader del partito filo-curdo Selahattin Demirtaş stringe la mano al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Se c'è una cosa che può peggiorare ancor di più i rapporti tra Turchia e Russia è un'alleanza tra Mosca e il primo nemico di Ankara: il popolo curdo.
Mentre la campagna del presidente Recepp Tayyip Erdogan contro la minoranza presente nel Sud-Est del Paese continua, il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, incontra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Secondo quanto riferisce la Tass, il Cremlino è pronto a cooperare con le forze che in Siria combattono contro lo Stato Islamico e gli altri gruppi terroristici presenti nel Paese: nella fattispecie, i curdi siriani e iracheni.
L'INCONTRO A MOSCA. Il capo della diplomazia russo e il presidente del Partito Democratico del Popolo si sono incontrati mercoledì 23 dicembre per cercare un confronto «sulla minaccia dell'Isis con coloro che lo combattono in prima linea armi in mano», secondo le parole dello stesso Lavrov.
Demirtas ha ricambiato il favore, dichiarando che il suo partito, in quanto rappresentativo dell'opposizione, ha criticato le autorità turche per l'abbattimento del jet russo al confine con la Siria.

Una mappa aggiornata delle forze presenti in Siria. In viola, la zona controllata dai curdi siriani (Fonte: Institute for the Study of War).

Le amicizie e le alleanze dei curdi sono un problema per Ankara non solo per il recente incontro con la Russia. Mentre una vera e propria guerra civile è in corso nel Sud-Est della Turchia – solo nell'ultima settimana le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 115 ribelli del Pkk – i fratelli dei curdi turchi in Siria e in Iraq vengono appoggiati dalle potenze occidentali, alleate di Ankara, nella battaglia contro l'Isis.
Una situazione paradossale, emblematica del conflitto siriano dove quasi sempre i nemici degli amici non corrispondono.
IL DISPETTO A ERDOGAN. Appoggiando i curdi, Vladimir Putin aggiunge un sassolino in più nelle scarpe di Erdogan. Dopo le sanzioni sull'economia turca e la campagna discriminatoria sulle supposte politiche filo-Isis di Ankara, Mosca agisce anche sul fronte politico, con conseguenze sul terreno imprevedibili.
Nonostante i recenti inviti russi a collaborare con il Pyd, il Partito dei curdi siriani, è improbabile che un supporto pratico alle milizie che combattono contro l'Isis si realizzi con le condizioni attuali.
GLI USA RESTANO IL PRIMO ALLEATO. I curdi sanno che non possono rinunciare al loro principale fornitore, gli Usa, i cui rapporti con la Russia passano dalla competizione alla collaborazione su molte questioni medio-orientali.
Appoggiandosi alla Russia, i curdi che combattono nel Nord della Siria e dell'Iraq rischierebbero di perdere il fondamentale aiuto americano.
Questa considerazione non impedisce però ai politici dell'Hpd, il principale partito filo-curdo della Turchia, di evidenziare il proprio ruolo e la propria opposizione ad Erdogan.
Né alla Russia di provocare il governo di Ankara supportando il suo principale nemico.

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