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IL CASO 28 Dicembre Dic 2015 1957 28 dicembre 2015

M5s, Gela: il sindaco Messinese caccia tre assessori

Tre assessori pentastellati licenziati dal sindaco Messinese. Che ora rischia l'espulsione.

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Domenico Messinese, sindaco M5s di Gela.

Non solo il caso Fucksia, la senatrice ribelle espulsa dal voto sul Blog dal Movimento. I grillini continuano ad avere un bel po' di grane anche a livello locale.
Poco importa che Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo continuino ad annunciare la futura presa di Roma. La verità è che dove sono arrivati ad amministrare città (ben meno problematiche della capitale), i pentastellati si sono impantanati.
I PRECEDENTI DI PARMA E LIVORNO. Era successo a Parma, dove il sindaco Federico Pizzarotti ha dovuto lottare contro il fuoco amico, senza che lo staff mettesse bocca, anzi. E a Livorno, dove invece tre consiglieri che si erano schierati contro il primo cittadino Filippo Nogarin sono stati raggiunti da una comunicazione di sospensione dal Moviment. Ma si sa le regole ci sono e sono fatte applicare solo dove e quando servono.
LA ROTTURA DI GELA. Ora la patata bollente si è spostata in Sicilia, a Gela.
Il sindaco, Domenico Messinese, ha sostituito tre assessori dissidenti, militanti della prima ora, che criticavano la linea politico-amministrativa della Giunta pentastellata e non ha buoni rapporti con almeno quattro dei cinque componenti del gruppo consiliare. Una tensione che, sussurrano voci vicine al Movimento a Roma, potrebbe portare alla sua espulsione. Richiesta espressamente dai cacciati.
Sui 'licenziamenti', Messinese ha assicurato: «Scelta mia, non ho informato nessuno». Il rimpasto della Giunta insomma è tutta farina del suo sacco. I vertici del Movimento sarebbero rimasti all'oscuro. Del resto, come ha sottolineato il sindaco, lui deve «rendere conto ai 22 mila elettori, alla città», che lo hanno votato, «non a quei pochi attivisti che usano i social network per attaccarmi e demolire il nostro operato».
«HANNO TRAMATO CONTRO LA CITTÀ». Gli assessori cacciati - Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola - sono stati accusati durante una conferenza stampa di essersi «sottratti al proprio dovere verso il sindaco e verso la città» e di avere «tramato contro l'amministrazione 5 stelle dando vita a summit esterni, ispirati da misteriosi mandanti, e a minacce di non meglio precisati dossier».
Sul web, intanto, il dibattito infiamma tra i due meet-up cittadini: uno a favore di Messinese, l'altro invece contro il sindaco accusato di usare «metodi da prima Repubblica, con assunzioni clientelari e compromessi di potere».
LE ACCUSE DI CLIENTELISMO. I dissidenti dal canto loro puntano il dito contro Messinese reo, a loro avviso, di aver tradito il M5s tentando di mettere in piedi una Giunta con il sostegno di stampelle clientelari raccolte tra gli altri gruppi del consiglio comunale di Gela (del quale fanno parte 7 esponenti Pd, 5 M5s, 2 di 'Reset 4.0', 3 di 'Un'altra Gela', 2 di Forza Italia, un esponente di 'Diventerà Bellissima', 3 di 'Gela Città', 4 del 'Megafono', 2 del 'Polo Civico' e un indipendente).
I guai a Gela però erano cominciati un mese dopo l'insediamento della Giunta 5 stelle con la defenestrazione dell'assessore Fabrizio Nardo perché non in linea con il primo cittadino.


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