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POLITICA 28 Dicembre Dic 2015 1609 28 dicembre 2015

M5s, gli scivoloni della dissidente Serenella Fucksia

Disobbediente. Ha difeso Boschi e Calderoli. Elogiato Jobs act e Buona scuola. Ma è stata scomunicata per lo stipendio non restituito. Chi è la grillina espulsa.

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Serenella Fucksia in Aula.

La permanenza nel Movimento 5 stelle della senatrice Serenella Fucksia è finita qui: 24.667 clic ne hanno decretato l'espulsione. Tradotto il 92,6% dei votanti che si sono espressi sul blog di Beppe Grillo.
Con la sua cacciata sale a 37 il numero dei parlamentari 'persi' dal Movimento da inizio legislatura: 18 deputati e 19 senatori.
Le ragioni della sua 'scomunica'?
Non aver restituito parte dello stipendio. Almeno ufficialmente.
Serenella è arrivata tardi. Nemmeno un'ora prima della pubblicazione dei risultati aveva annunciato su Facebook: «Finita rendicontazione ed effettuato bonifico...come avevo anticipato».
Ora non solo ha restituito il 'malloppo' ma deve trovare un'altra sistemazione a Palazzo Madama.
UN EDITTO SUL BLOG. Beppe era stato duro: «A differenza di tutti gli altri suoi colleghi, Fucksia non ha ancora restituito le eccedenze degli stipendi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre 2015, così come richiesto dallo staff e nonostante i diversi solleciti inoltrati con scadenze in data 8, 21 e 26 dicembre», si legge nell'editto grillino.
Non solo: la sventurata «ha violato ripetutamente il codice di comportamento dei parlamentari 5 stelle».
SCUSE E CONTRATTACCO. La diretta interessata dal canto suo prima si era giustificata: «Sono in ritardo con la rendicontazione perché non ho avuto con me il collaboratore»; «la sto facendo proprio in questo momento»; «ho avuto problemi logistici e di salute. Conoscono i problemi del mio ritardo».
Poi era passata all'attacco: «La rendicontazione è una scusa», ha spiegato, «tutti hanno finito di rendicontare in questi giorni. Il motivo della richiesta di espulsione nei miei confronti è molto più becero: c'è una lotta di potere in corso e si è trovata questa scusa per parlare di altro, per non affrontare il problema. Ma questo modo di comportarsi non fa onore al Movimento, è un altro autogol».
DELUSIONE A 5 STELLE. E poi aveva gettato il guanto di sfida: «Ora finisco la rendicontazione e faccio il mio bonifico: subito dopo affrontiamo il discorso vero. Si cercano escamotage per evitare di entrare nel merito, si fa fumo per distogliere l'attenzione da altro».
Insomma il problema non sarebbero scontrini e rendiconti, ma un'insofferenza di fondo: «Il M5s era nato come speranza, un sogno per noi tutti», ha continuato la senatrice.
«Non certo un Movimento in cui non c'è dibattito e condivisione. Peccato perché proprio ora viviamo un momento in cui sta vincendo: ma non perché si è più forti, piuttosto perché cadono gli altri».

Dalla difesa degli espulsi a quella di Bilardi: le alzate di testa

Gianroberto Casaleggio.

Fucksia, a dirla tutta, non è mai stata esattamente una stretta osservante del dogma grillino.
Anche lo scorso anno era stata in odore di purga: il meet-up di Fabriano l'aveva sfiduciata perché su Il Fatto la senatrice ribelle aveva difeso il collega Bartolomeo Pepe a sua volta sfiduciato dai grillini napoletani.
BLINDATA DAL GURU. A blindarla intervenne direttamente Gianroberto Casaleggio.
Dopo l'incontro col guru Fucksia commentò: «Abbiamo parlato di progetti, proposte di legge, politica. E non abbiamo parlato né delle prese di distanza da parte del mio meet-up né di espulsioni».
Lezione imparata? Non proprio.
«MANCA DEMOCRAZIA». Serenella, di nome più che di fatto, non è nuova a difese controcorrente.
Per esempio si era schierata contro l'espulsione dei suoi colleghi senatori gridando alla mancanza di democrazia nel Movimento.
«PERPLESSA» SU BILARDI. Non solo. Il 10 settembre aveva preso tempo sull'ok agli arresti domiciliari per il neocentrista Giovanni Bilardi coinvolto nell'affaire spese pazze in Regione Calabria.
Alla fine cedette, rimanendo comunque «perplessa». E definendo il suo voto «una decisione sofferta», forse «troppo rigida». Altro giro, altra 'gaffe'.
DALLA PARTE DI CALDEROLI. Fucksia difese pure Roberto Calderoli che aveva paragonato l'ex ministro Cécile Kyenge a «un orango».
In quel caso la grillina parlò di «razzismo al contrario».
Insomma il leghista, disse a l'Espresso, «voleva fare il simpaticone, non è stato simpatico per nulla, ma si è scusato». Nessuna intenzione offensiva, solo «un modo in quel momento per fare politica di fronte a un pubblico che poteva apprezzare la battuta».

A favore del Jobs act, della buona scuola e della Boschi

Michele Giarrusso del M5s.

In Aula più volte aveva votato secondo l'ordine di scuderia. Duecentocinquantatre per essere precisi, come ha rilevato una attivista sul blog di Grillo. Nel conto vanno inseriti anche alcuni 'voti chiave' dei 5 stelle sulla rendicontazione dei partiti. E aveva pure rinnegato la scelta del M5s di non appoggiare Romano Prodi al Quirinale.
Mario Michele Giarrusso, capogruppo M5s al Senato, si è sfogato così su Facebook: «Era a favore del Jobs act, della cancellazione dell'articolo 18, della buona scuola e della Boschi... tra le ultime cose».
Eppure finora aveva goduto di una sorta di immunità.
QUEL «CHAPEAU» A BOSCHI. Forse l'aria è cambiata del tutto il 18 dicembre, quando mentre Alessandro Di Battista spiegava le ragioni per cui sfiduciare Maria Elena Boschi, lei su Facebook faceva i complimenti alla super ministra rivolgendole il suo personale «Chapeau».
«Diamo a Cesare quel che è di Cesare», aveva commentato sul social.
«Possiamo dire, al di là di tutto, che questo discorso merita gli applausi di tutti? O è disdicevole perché i giudizi sono categorie a priori precostituite?».
CONTRO LE «FACILI DEMAGOGIE». Rincarando la dose, ben oltre la sfiducia. «Ci sono i problemi oggettivi di chi sperimenta sulla propria pelle gli errori altrui, quelli che non ammettono errori, né leggerezze. Ma le ferite non saranno guarite né da un cattivo governo, né da una opposizione che invece di scandire i fatti preferisce le facili scappatoie demagogiche».
Forse davvero troppo per i 'CasaGrillo'. Anche più della mancata o ritardata rendicontazione.


Twitter @franzic76

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