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CONFERENZA 29 Dicembre Dic 2015 1205 29 dicembre 2015

Renzi, il discorso di fine anno

Il premier lascerà se sconfitto alla consultazione sulle riforme. Il bilancio del 2015.

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L'Italia futura di Renzi? Dopo le riforme, sarà quella dei valori.
Il consueto discorso di fine anno del premier non ha riservato grandi sorprese: c'è l'hashtag #Buonanno, ci sono le slide, e ci sono pure i gufi parlanti.
Ecco, in punti, i «successi» del governo (tra cui qualche, come ha detto Renzi, «capolavoro parlamentare»).

Matteo Renzi durante la conferenza di fine 2015.

1. GIORNALISTI? NESSUNO SCHIAVO. Alla denuncia del presidente dell'Odg Enzo Iacopino sulla situazione di molti giornalisti, ridotti in «schiavitù» - «È una emegenza democratica», ha aggiunto Iacopino che ha chiesto al governo «di non dare denari pubblici agli editori che non paghino dignitosamente i giornalisti» - Renzi ha replicato: «Non credo che ci sia schiavitù o barbarie in Italia. Fosse per me abolirei l'Ordine dei giornalisti».

2. IL PAESE SI STA METTENDO IN MOTO. «Il 2015 è andato meglio del 2014. È andato meglio delle nostre previsioni nel 2014: lo dice la realtà dei fatti. Ha visto in alcune delle principali sfide un segno che torna positivo». «Un anno fa si diceva che l’Italia era in stagnazione perenne, ma se guardiamo i dati del 2015 vediamo che il Pil torna a crescere: era previsto lo 0,7% e siamo allo 0,8».
«C'è indice di fiducia spaventosamente alto: quello dei consumatori è a quota 117,6 mentre un anno fa era a 97,4. Il Paese che si sta rimettendo in moto».

3. POLITICA BATTE POPULISMO. «Con questo governo si registra la vittoria della politica contro il populismo per 4 a zero e il risultato, anche grazie alle riforme, come quelle elettorale e del Senato, è un Paese solido e stabile».

4 GOVERNO KILLER? «Siamo passati da piove governo ladro a non piove governo killer, ma l'Italia ha ridotto le emissioni ultimi 25 anni, non è merito governo Renzi, di almeno un quarto rispetto al 1990. Non tutti Paesi europei hanno fatto la stessa cosa».
E in risposta all'allarme lanciato da Grillo sulla mortalità per smog: «Non commento la strumentalizzazione dei morti che pare essere diventato uno sport a cui certe opposizioni ci stanno abituando».

5. L'ITALIA NON STA ALLA FINESTRA. «Noi eravamo alla finestra a Vienna non toccavamo palla, nell’incontro sull’ Iran l’Italia non c’era» ora «a Vienna si riuniscono gli stessi Paesi più uno, cioè l’Italia».

6. NESSUNA GUERRA ALL'UE. «L’Italia non dichiara la guerra all’Europa, ma anzi la sta difendendo: noi chiediamo solo di far rispettare le regole a tutti. Chiediamo rispetto per l’Italia e chiediamo chiarezza. Vorremmo che la Cancelliera Merkel prenda atto che quando parla il premier italiano non sta attaccando l’Ue, ma è il presidente del Consiglio di un grande Paese».

7. SPLENDIDO RAPPORTO CON ANGELA. «Ho uno splendido rapporto personale con la cancelliera Merkel, ma io rappresento l'Italia e vorrei che la stampa prendesse atto che quando parla il premier italiano non è necessario scrivere costantemente che si sta lamentando dell'Ue. Se con la cancelliera Merkel discutiamo di linee della politica economica europea non stiamo attaccando l'Europa, la stiamo difendendo».

8. IL MIO ULTIMO INCARICO PUBBLICO. «Questo sarà il mio ultimo ruolo pubblico come è naturale che sia. Quando sei stato presidente del Consiglio dopo questo ruolo lasci: per me dunque questo sarà l'ultimo incarico pubblico».

9. I SONDAGGI NON SONO UN PROBLEMA. «Per me i sondaggi non sono un problema, non mi interessano ma sono convinto che noi vinceremo alle prossime politiche del 2018 al primo turno».

10. LE NOSTRE BANCHE SONO SOLIDE. «Non c'è rischio sistemico, le banche italiane sono molto più solide di tante banche europee e non cambierei il sistema bancario con quello tedesco nemmeno sotto pagamento».
«Chi ha subito danni o è stato truffato» e non sono «moltissimi» deve sapere che lo Stato è dalla sua parte e noi faremo di tutto perché possa avere indietro quello che ha perso».

11. IL SUD RIPARTE. «Credito d’imposta, terra dei fuochi, Bagnoli, Ilva, Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari, tavoli di crisi aperti ovunque: chi ci diceva di aver dimenticato il Sud si è dimenticato delle accuse che ci muoveva».

12. UNIONI CIVILI? MA QUANDO. Quello delle unioni civili è «un tema che va depurato da tensioni di natura politica stretta. È un tema che divide, anche dentro il Pd ci sono molte divisioni, e ce ne sono anche dentro Forza Italia. Ma io dico che dobbiamo portarle a casa, e che il 2016 non può che essere l'anno chiave».

13. SE PERDO REFERENDUM ADDIO POLITICA. «Se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza politica».

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