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FENOMENO 3 Gennaio Gen 2016 0900 03 gennaio 2016

Spagna, Ilundain: «Il mio film che spaventa Rajoy»

Censura. Minacce. Cinema gremiti. B. La Pelicula ha scosso le elezioni spagnole. Raccontando i fondi neri del Pp. Il regista Ilundain: «Parla dei politici e di noi».

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da Madrid

Il regista David Ilanduin durante le riprese del film B. La Pelicula.


C'è un film che in Spagna non ha trovato produttori, ma è stato finanziato ugualmente attraverso la Rete.
Ha trovato una sola sala in tutta Madrid disposta a proiettarlo, ma ha registrato il sold out per giorni grazie al passaparola.
È stato distribuito a settembre 2015 in soli 16 cinema della nazione, prima che le richieste del pubblico costringessero ad allargare il circuito.
«È un film che fa paura», dice il regista David Ilundain a Lettera43.it.
E potrebbe fare paura soprattutto al leader del Partido popular Mariano Rajoy, premier uscente e numero uno di quella che è ancora e nonostante tutto la prima forza politica del Paese.
BARCENAS FIGURA CHIAVE. B. La Pelicula, con quel nome che all'orecchio italiano rievoca subito nostrane vicende, racconta l'interrogatorio del 15 luglio 2013 di Luis Barcenas, l'ex tesoriere del Partido popular, in cui per la prima volta il funzionario ammette l'esistenza di un sistema di finanziamento occulto messo in piedi dal centrodestra iberico fin dagli Anni 90.
Lo scopo? Pagare una certa quantità di «segretari generali, presidenti e altri incarichi» e «molte spese delle campagne elettorali», grazie a donazioni di imprese affidatarie di appalti pubblici.
«HO DATO 25 MILA EURO A RAJOY». Cinque ore di interrogatorio e un'ora e 18 minuti di pellicola: il giudice che pone le domande, lui che risponde. E una stanza claustrofobica colma di palpabile tensione, di spavalderia alternata alla paura.
Barcenas scioglie le sigle che compaiono sui suoi appunti - «M. R. è Mariano Rajoy, J. M. potrebbe essere Aznar, ma non posso dirlo».
MINACCE PURE ALLA MOGLIE. Ammette di sentirsi minacciato perché quattro volte gli ha fatto visita un avvocato legato al partito e gli ha fatto notare che la moglie «poteva finire in carcere».
E ricorda l'ultimo 'pagamento': «Nel marzo del 2010 ho dato 25 mila euro a Maria Grazia Cospedal e a Mariano Rajoy».

La Spagna della censura: cacciati i direttori di El Mundo e El Paìs

L'attore Pedro Casablanc nelle vesti dell'ex tesoriere del Pp Luis Barcenas.

Lo scandalo delle carte di Barcenas è scoppiato nel gennaio del 2013, quando il quotidiano El Pais ha pubblicato alcuni documenti dell'ex tesoriere rinviato a giudizio nell'inchiesta sul cossiddetto caso Gurtel e pescato con un conto in Svizzera da 22 milioni di euro.
Il partito del premier ha negato per mesi, sostenendo anche di aver 'licenziato' il funzionario che risultava invece a libro paga.
PUBBLICATI GLI SMS INVIATI. Il 13 luglio, il quotidiano conservatore El Mundo ha pubblicato gli sms inviati da Rajoy a Barcenas.
E due giorni dopo lui, l'asso di denari del partito al governo, ha cambiato versione, smentito il quartier generale, iniziando a raccontare il sistema delle 'donazioni' occulte.
COMPUTER SUBITO DISTRUTTO. Ma il suo computer nella sede dei popolari a Calle Genova, quello dove secondo lo stesso Barcenas i magistrati avrebbero trovato le prove dei fondi neri, è stato distrutto.
Non era più in uso e le norme interne prevedono di formattarlo e di darlo a disposizione di altri, hanno spiegato i funzionari del Pp.
GIORNALISTI SOSTITUITI IN POCHI MESI. I presunti reati per la maggior parte sarebbero comunque caduti in prescrizione. Ma il partito al governo di fronte alla legge ha costruito un muro di gomma.
E, nella democratica ed europea Spagna, i direttori di El Mundo e di El Pais sono stati sostituiti nel giro di pochi mesi.
Il primo, Pedro J. Ramirez, ha fondato nell'autunno del 2015 il suo quotidiano online El Espanol. A novembre 2015, invece, l'editorialista Miguel Ángel Aguilar ha denunciato le crescenti pressioni dell'esecutivo e delle società finanziarie su El Pais ed è stato licenziato.
«UN FILM SU DI NOI: DOVE SIAMO STATI FINORA?». Intanto l'interrogatorio di Barcenas è diventato uno spettacolo teatrale, ma si sa, il teatro è cosa per pochi.
E a gennaio 2015 Ilundain ha deciso di trasformarlo in un film.
«Non volevo fare una pellicola sui politici, ma su di noi, per chiederci dove siamo stati finora», spiega a Lettera43.it.
«A Puerta del Sol c'è una scritta che recita 'Prima stavamo dormendo, ora ci siamo svegliati'. Questo è il senso del mio film».

Nessuna televisione pubblica e privata ha voluto produrre la pellicola

Luis Barcenas, ex senatore e tesoriere del Partito popolare.

Fisico minuto e modi pacati, il 40enne Ilundain è uno sceneggiatore di alcune delle più note serie tivù spagnole.
«Il Segreto lo conosci?», dice, «va in onda anche su Canale 5». In Spagna è trasmesso su Antena 3. E poi la serie poliziesca Il commissario su Telecinco (Mediaset Espana).
Eppure, quando ha proposto a televisioni pubbliche e private di produrre il film, ha ricevuto solo porte in faccia.
60 MILA EURO DA 600 SOSTENITORI. I soldi sono arrivati grazie al crowdfunding: circa 60 mila euro da 600 sostenitori.
Poi, di nuovo, i problemi di distribuzione.
«Ma la gente andava a domandare via Twitter, via mail. In tre settimane da 16 cinema siamo arrivati a 42 e l'hanno mantenuto in sala per sei settimane, un periodo piuttosto lungo per la Spagna».
ARMA DA CAMPAGNA ELETTORALE. Nell'ultimo mese di campagna elettorale, Podemos e Izquierda unida hanno portato il film anche nei piccoli paesi di provincia, proiettandolo nei loro appuntamenti elettorali.
Il sabato prima del voto Iglesias, il leader di Podemos, si è fatto inquadrare pronto alla visione in una sala cinematografica di Lavapies.
«NON SI TRATTA DI UN LADRO ISOLATO». Per il resto la pellicola ha trovato pubblico sul web, il territorio dove negli ultimi anni ha messo radici quella società civile asfissiata dal sistema incancrenito del bipartitismo spagnolo, così permeabile alla corrutela e impermeabile al rinnovamento.
«I popolari hanno cercato di dipingere Barcenas come un ladro isolato, la solita mela marcia. Ma è chiaro», dice Ilundain, «che era il loro agente commerciale».

Nel Paese «è arrivato il nuovo, ma il vecchio non se n'è andato»

Mariano Rajoy, Albert Rivera, Pedro Sanchez e Pablo Iglesia, i protagonisti del voto di Spagna.

La reazione del pubblico?
«Stupore», racconta il regista dopo aver partecipato a diverse proiezioni.
«So che è contradditorio, ma è così. Tutti sapevano dello scandalo, ma lì hanno visto la routine», prosegue.
«Come io mi alzo la mattina e vado a lavorare, porto i bambini all'asilo, discuto coi colleghi, così Barcenas ogni mattina incontrava i grandi imprenditori del Paese per raccogliere fondi per i dirigenti del Partido popular: questi soldi a questo, questi i soldi all'altro. La sua quotidianità in contrasto con quella delle persone comuni fa impressione».
«VUOI CHE SI DIMETTA PER UN FILM?». Per convincere i distributori, Ilundain diceva: «È solo un film. Se Rajoy non si è dimesso per lo scandalo, vuoi che si dimetta per un film?».
È servito a poco. E, questo è certo, Rajoy non si è dimesso.
Anzi, ha vinto le elezioni, anche se ha perso la maggioranza e quasi 4 milioni di voti che si sono riversati come in un sistema a vasi comunicanti su Ciudadanos, il partito di Albert Rivera che aveva messo al primo posto della sua agenda la lotta alla corruzione e aveva chiesto al primo ministro di fare un passo indietro.
Salvo poi offrirsi di sostenerne il governo in nome della stabilità.
'NO' DEI SOCIALISTI A RAJOY. Il leader del Psoe Pedro Sanchez ha dichiarato di non essere disposto a appoggiare un governo del leader del Pp.
E chi sperava in un cambio ha dovuto accontentarsi di un avvicendamento a metà. Una parentesi di instabilitá, prima del ritorno sempre più probabile alle urne.
«CI ASPETTANO GIORNI DURI». Ilundain non ha aspettative: «Qualunque governo verrà, ci aspettano giorni duri. Negli ultimi due anni la gente sta un po' meglio, perché hanno decelerato con l'austerity, ma da domani bisognerà pagare».
Lui per pagare le bollette è tornato a sceneggiare Il segreto.
Come titolava El Pais il 21 dicembre, in Spagna «è arrivato il nuovo, ma il vecchio non se ne è andato».

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