TERRORISMO 7 Gennaio Gen 2016 1955 07 gennaio 2016

Francia, un anno di terrore

Dal 7 gennaio 2015 al 7 gennaio 2016, tutti gli attacchi nel Paese europeo più odiato dai jihadisti.

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Il 7 gennaio 2015 ha aperto un anno destinato a restare nella storia come quello della fiammata internazionale del terrorismo islamico. Da Charlie Hebdo in avanti, gli attentati, prima concentrati in Medio Oriente, hanno iniziato a colpire Paesi in pace come l'Egitto o la Turchia, e un continente fino ad allora considerato sicuro: l'Europa.
UN PAESE NEL MIRINO. Nel Vecchio continente ad essere presa di mira è stata particolarmente la Francia. A partire da Charlie Hebdo, la Republique si è scoperta debole nel difendersi da una parte della comunità islamica che si è rivoltata contro lo stesso Paese in cui sperava di prosperare. Gli attacchi del 13 novembre, i più sconvolgenti per l'Occidente da molti anni a questa parte, sono stati i più drammatici, ma fanno parte di una serie di episodi di minor intensità che mostrano una nazione presa di mira.
PERCHÉ LA FRANCIA? Ma perché proprio la Francia? I motivi sono molti.
Nel numero dell'agosto 2015 del magazine “Inspire”, la rivista di propaganda di al Qaeda, si leggeva che «è la Francia ad aver commesso crimini in Mali e nel Maghreb islamico. È la Francia che appoggia la distruzione dei musulmani in Centrafrica. Sono la nazione di Satana, i nemici di Allah il misericordioso e del suo Profeta».

La copertina del numero dell'estate 2015 di 'Inspire', la rivista in lingua inglese di al Qaeda.


La Francia era una potenza coloniale nel Nord-Africa e nel Levante. Nel 2010 erano presenti nel Paese 4,7 milioni di musulmani, numero sicuramente aumentato negli ultimi anni, le cui condizioni di vita sono spesso bassissime. Circa 1.550 francesi sono partiti per la Siria e l'Iraq, e circa 11.400 cittadini sono stati identificati come islamisti radicali.
Inoltre, la Francia è considerata una nazione particolarmente laica e madre del secolarismo, identificata come infedele dagli estremisti islamici.
Tutti questi motivi, uniti al recente impegno dell'Armée nel conflitto siriano, pongono il Paese in cima alla lista dei bersagli.
L'America, a cui, secondo l'ideologia islamista spetterebbe quel posto, è troppo fuori portata per la strategia dell'Isis, fondata su attacchi numerosi e di facile organizzazione.

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