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MAMBO 7 Gennaio Gen 2016 1109 07 gennaio 2016

La violenza verbale del M5s, segnale che fa paura

Dalla Lega ai grillini, da 20 anni in Italia cova una rabbia che non può essere più ignorata.

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Beppe Grillo.

Torno sui 5 Stelle non per replicare agli insulti o per lamentarmi delle minacce.
Paolo Madron ha scritto, e lo ringrazio, un articolo fondamentale perché pone il tema democratico della violenza verbale che porta con sé la probabilità/possibilità della violenza fisica.
Di insulti ne ricevo tanti (ma anche consensi) e non solo dai grillini. C’è un onda di “tifosi”, diciamo così, che non smette mai di urlare. Mi sono toccati i seguaci di grillini e su Facebook quelli di Renzi.
Lo spartiacque fra questi ultimi e i grillini è, per l’appunto, l’appuntamento violento, quello che Madron chiama “squadrismo”.
Come ciascuno di voi sa, ci sono molte tesi a riguardo del linguaggio fuori dalle righe sulla Rete.
QUEI RIGURGITI DI SQUADRISMO. Umberto Eco dice che il web ha messo in circolo gli imbecilli, altri pensano che sia un fenomeno paragonabile a un immenso Bar Sport e quindi innocuo, io ricordo che nelle sezioni del compassato Pci giravano molti matti sconclusionati pieni di parole esagerate verso avversari noti ovvero vicini di casa.
Il tema è se, con i grillini, siamo invece di fronte a una novità, un po’ come lo furono le “squadracce” mussoliniane a cui per poco la sinistra oppose gli Arditi del popolo. Sia gli uni sia gli altri pescavano nello stesso bacino sociale: studenti, disoccupati e ex combattenti. I nuovi squadristi, invece, chi sono?
Dico subito la mia. Il fenomeno ha ormai una vera dimensione squadristica. Non mi riferisco a tutti coloro che insultano ma a quelli che insultano promettendo purghe, forche, lezioni virilissime.
Siamo da tempo di fronte a un pezzo di società che si prepara e che auspica una guerra civile nelle forme della rivolta vandeana.
Grillo non è il primo ad aver sollecitato questi sentimenti e spinto a questi conati di organizzazione. I toni violenti erano anche nella Prima Repubblica e la violenza si dispiegò con morti e dolori per lungo tempo a opera di organizzazioni extraparlamentari, gruppi e partiti armati, con la complicità di settori dello Stato infedeli.
IL CAPPIO ESPOSTO IN AULA DALLA LEGA. Per anni le scuole furono teatro di pestaggi terribili. C’è chi oggi fa il volontario e il buono, ovvero scrive sermoni sui media, che girava, allora, con la chiave inglese per sfasciare teste.
Oggi questa violenza, per ora solo verbale e promessa, nasce all’interno di formazioni politiche parlamentarizzate e con l’assenso divertito dei gruppi dirigenti parlamentari o carismatici. È l’unico, pesante, tratto in comune con il fascismo.
Tutto ciò ha una storia. La Seconda Repubblica non nacque come “rivoluzione dei garofani”, pretese teste sacrificali, volle fare terra bruciata e portò alla ribalta “ribaldi”, scusate il gioco di parole, che minacciavano quotidianamente una giustizia personale e di popolo.
Vi ricordate i cappi esposti in parlamento? Il tema della secessione venne proposto con un bagaglio di violenza etnica contro noi del Sud pauroso. Altre forze si adattarono fino a che con Grillo che questo linguaggio divenne esplicitamente programmatico, anche e per fortuna non ancora tradotto in pratica, santificò gogne pubbliche, promise lezioni dopo la vittoria e la presa del potere.

Tutti i rottamatori della politica si sono nutriti di politica

Un pezzo di sinistra, ieri Bersani oggi l’infantile Fassina, con questo mondo ha civettato, come tutta la sinistra per anni ha civettato con il partito dei giudici e gli uomini di destra che nei giornali ne erano espressione.
Tutti costole della sinistra! Da Bossi a Casaleggio? No, questi personaggi sono l’espressione di una rivolta e di una aspirazione al potere da parte della “folla”, come alcuni studiosi dei primi Anni 20 del secolo scorso analizzarono.
Non sono popolo, spesso si tratta non di rivolte sociali, né di rivolte proletarie, per così dire, ma di rivolte di elettorati traditi.
TRA I GRILLINI TANTI EX MILITANTI 'TRADITI'. Colpisce che tutti i rottamatori, sia quelli disarmati, sia quelli che minacciano, hanno praticato politica nei partiti o vengono da famiglie politicizzate. Solo il colore dei partiti divide Renzi e Boschi da Di Maio e Di Battista.
Sono stati allevati nella politica, democristiana o di destra, della vecchia repubblica. Qualcuno dovrà indagare sulla base sociale grillina, potrebbe scoprire che i “nativi” grillini sono pochi perché in tanti vengono da esperienze precedenti, sono stati beneficiari poi delusi dai partiti, militanti accesi di altre formazioni da cui hanno ricavato poco. Berlusconi senza la massa di ex Dc e di socialisti arrabbiati con gli ex comunisti non avrebbe mai avuto uno zoccolo duro.
La base sociale e politica delle “squadre” non è in sé un fenomeno che esprime una novità politica e sociale. Non dimentichiamo che questo è un Paese che in cui la lotta alla Casta l’hanno proclamata figli della Casta.
Il tema è se questo accumulo ultraventennale di violenza verbale potrà diventare una minaccia reale. Penso che noi, come tutti gli Stati occidentali, dobbiamo prepararci alla rivolta etnico-religiosa di cittadini nostri che alla terza o quarta generazione scopriranno, con ingratitudine, le proprie radici e l’insopportabilità dell’Occidente.
CRESCONO LE FILA DEGLI ARRABBIATI. Ma abbiamo un altro “nemico interno”, gli arrabbiati poveri e, soprattutto, meno poveri, la grande folla dei bamboccioni che si sono visti scippare vite sicure nelle famiglie allevate nei partiti e che ora vogliono il bagno sacrificale, la purezza, in una parola, la pulizia etnica di chi la pensa diversamente.
L’Italia ha tenuto socialmente durante la crisi, merito di quei corpi intermedi che Renzi sta smontando, merito del prestigio di alcune istituzioni, il Quirinale, merito di alcune forze politiche, vado da Fini allo stesso sciabordante Berlusconi, a Prodi, D’Alema eccetera.
Poi ci sono forze dell’ordine che hanno anche commesso errori, il G8 o la vicenda Cucchi, ma sono state e sono dirette e composte da persone perbene, italiani di cui andar fieri.
Tuttavia la violenza è fra di noi, cova “sopra” la cenere, cerca, come un fiume lavico, di incendiare tutto attorno a sé.
È un dramma che la politica non se ne accorga. È un dramma che il Paese dipenda dal parrucchiere di un “personaggetto” come Casaleggio.
Comunque a chi insulta e minaccia vien da dire serenamente e romanescamente: nun ce provate, ve fate male!

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